Gratta e Vinci, indicavano ai parenti i biglietti fortunati: «Stappi lo champagne?». Maxi-truffa da 27 milioni

Venerdì 30 Ottobre 2020 di Michela Allegri
Gratta e Vinci, indicavano ai parenti i biglietti fortunati: «Stappi lo champagne?». Maxi-truffa da 27 milioni

Avevano ingaggiato amici, ex compagne, nuovi compagni delle ex mogli. E avevano messo in piedi un raggiro milionario: grazie alla posizione di dipendenti di Lottomatica erano in grado di sbirciare nei server, scovare i codici dei biglietti vincenti e, soprattutto, rintracciare i tagliandi nelle ricevitorie sparse in tutta l'Italia. Poi, partiva la spedizione per l'acquisto. E ad incassare la vincita ci pensavano parenti e conoscenti. Un trucchetto che, dal 2015 al 2019, ha permesso ad alcuni dipendenti della società concessionaria dei giochi per conto dello Stato di incassare quattro Gratta e Vinci: due da 5 milioni e due da 7 milioni di euro. A incastrarli ci sono anche i messaggi scambiati in una chat di gruppo: «Dopo che fai? Stappi lo champagne?», scriveva uno degli indagati su Whatsapp. 

A ritirare materialmente i soldi sarebbero stati sempre dei prestanome, visto che per chi lavora nell'azienda c'è il divieto di comprare Gratta e Vinci e di partecipare alle lotterie. Poi, la cifra veniva spartita. Ma adesso tutte le vincite illegali sono finite sotto sequestro. Gli indagati sono 12 e le inchieste, coordinate dalla pm Alessia Miele e dai finanzieri del Nucleo di polizia valutaria, sono due. Ieri è scattato il sequestro preventivo sui conti di Fabio Giacovazzi, dei fratelli, della madre, della fidanzata, della ex compagna e del suo nuovo convivente. Giacovazzi, ex capo team dell'area Italy Sistem Operations del settore Gratta e Vinci, si era licenziato nel 2018. Indagati in un procedimento parallelo altri tre dipendenti, tutti quanti sospesi dall'azienda. Le accuse, a seconda delle posizioni, sono truffa aggravata, accesso abusivo ai sistemi informatici, ricettazione e autoriciclaggio di capitali illeciti. 

 

Le indagini, partite da una segnalazione di operazione sospetta, sono state possibili grazie alla collaborazione di Lottomatica. I dipendenti infedeli, introducendosi nei server dell'azienda, avrebbero individuato i lotti vincenti e li avrebbero acquistati in giro per l'Italia: a Milano, a Molinetto di Mazzano (in provincia di Brescia), a Foggia e a Cremona. Si trattava di due Gratta e Vinci Maxi Miliardario, da 5 milioni l'uno, e due Superchash, da 7 milioni. Per quanto riguarda i primi tre, la vincita sarebbe stata incassata da prestanome di Giacovazzi (la madre e il nuovo fidanzato della ex compagna) e poi spartita tra lui e i parenti. 

Nel decreto di sequestro il pm sottolinea che la probabilità di vittoria era stimata in 1 su 15.840.000 biglietti, nel caso del Supercash, e 1 su 9.360.000, nel caso del Maxi Miliardario. E commenta: «È difficilmente credibile che in meno di due mesi - il primo colpo è del 24 luglio 2015, il secondo è del 18 settembre 2015, ndr - gli stessi individui possano essersi scoperti detentori o codetentori di ben due biglietti associati al primo premio». La tesi è che «la disponibilità sia da ricondurre al ruolo di Giacovazzi». Oltretutto, specifica il magistrato, anche gli altri dipendenti di Lottomatica indagati fanno parte dell'area Italy Sistem Operations del settore Gratta e Vinci. Una volta venuti a conoscenza dell'inchiesta, inoltre, gli indagati avrebbero fatto di tutto per «fare scomparire le consistenti somme di denaro provento delle condotte illecite», si legge ancora negli atti. In una chat uno dei di loro si dice pronto a «stappare una bottiglia di champagne» alla notizia della dismissione del server sul quale erano state «a suo tempo poste in essere le condotte illecite». Giacovazzi, inoltre, subito dopo l'incasso avrebbe investito il denaro in titoli e azioni, per non avere troppi soldi sul conto corrente. Da qui l'ipotesi di riciclaggio.

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