Violenze sessuali di gruppo in piazza Duomo: fermati due giovani a Milano e Torino che stavano scappando. La procura: «Branco aveva tecnica precisa»

La procura: muro umano per nascondere le violenze, il branco aveva una tecnica precisa

Violenze sessuali di gruppo in piazza Duomo: fermati due giovani a Milano e Torino. Il pm: «Stavano scappando»
Violenze sessuali di gruppo in piazza Duomo: fermati due giovani a Milano e Torino. Il pm: «Stavano scappando»
Mercoledì 12 Gennaio 2022, 11:35 - Ultimo agg. 13 Gennaio, 07:03
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Prima sono state avvicinate da uno del branco, che con qualche scusa le ha importunate. Poi, improvvisamente, sono state travolte da un'orda di persone, spintonate, immobilizzate, passate da un ragazzo all'altro, buttate a terra, spogliate, palpeggiate ovunque, graffiate e pure rapinate. Sono state aggredite così durante la notte di Capodanno, in piazza Duomo a Milano, almeno sei delle nove giovani strette come in una morsa da diversi gruppi di loro coetanei che le hanno usate «a piacimento e per soddisfare le proprie pulsioni, in spregio a ogni forma di rispetto» altrui. 

 

Molestie di Capodanno, due fermi

Abusi pesanti che, dopo le 18 perquisizioni di ieri, in nottata hanno portato in carcere, per gravi indizi e pericolo di fuga, due giovani con l'accusa di violenza sessuale di gruppo, rapina e lesioni. A San Vittore è finito Mahmoud Ibrahim, il prossimo marzo 19 anni, nato in Egitto ma arrivato in Italia nell'estate del 2019 e passato anche per una casa di accoglienza a Milano. E per il padre, con cui vive in un appartamento alla Comasina, «un bravo ragazzo, un lavoratore che ha perso da poco il fratello». In cella a Torino, invece, è stato portato Abdallah Bouguedra, 21 anni, italiano di seconda generazione, anche lui per i genitori «innocente». Invece, sono ritenuti dagli inquirenti tra i responsabili dell'aggressione alla 19enne e ad una sua amica all'angolo con via Mazzini, documentata anche da un video girato con un telefonino e finito sul web. E il primo, assieme ad altri complici, anche degli abusi nei confronti di quattro ragazze vicino alla Galleria Vittorio Emanuele. Entrambi sono stati riconosciuti nelle foto mostrate ieri fino a tarda sera alle loro vittime sentite dal pm Alessia Menegazzo e dall'aggiunto Letizia Mannella assieme agli investigatori della Squadra Mobile. 

 

Come sono stati individuati

Sono stati individuati per il loro abbigliamento, come giubbotti colorati e felpe ritrovate e sequestrate a casa dei due, e per i loro tratti fisici come «i capelli biondo tinto corti col ciuffo» del giovane torinese, come riporta il decreto di fermo della Procura. Nell'atto, sulla base delle immagini delle telecamere di sorveglianza, dei filmati rimbalzati sui social e sulla rete, delle testimonianze delle ragazze prese di mira, viene a galla uno spaccato di quelle brutalità messe in atto dal branco, che ha «agito con la consapevolezza - scrivono i pm - di poter approfittare dei festeggiamenti per il Capodanno per garantirsi l'impunità». Brutalità descritte dalle giovani, ancora sotto choc per quanto hanno subito. «Posso dire che tutto intorno era uno schifo, c'erano molti ragazzi e chiunque passasse si prendeva la libertà di mettere le mani addosso», è il racconto di una riportato nel decreto di fermo. «Ho urlato - spiega un'altra - cercando la mia amica, sono anche salita su un muretto per individuarla ma l'ho persa di vista. Nel mentre sono arrivate le forze dell'ordine con scudi e manganelli. La massa di aggressori (si è parlato di un gruppo di 40-50 ragazzi, ndr) si è dileguata». La sua amica «era lì che cercava di coprirsi con il giubbino stretto sul petto, non aveva più indumenti addosso», era «rannicchiata per terra piena di lividi». 

Il terrore delle vittime

E poi il terrore di un'altra ancora di essere «calpestata» quando ad un certo punto si è trovata a terra con davanti agli occhi «solo l'immagine di un sacco di gambe che la circondavano e aveva quindi iniziato ad urlare». E l'umiliazione di fronte al tentativo di difesa di una delle vittime: aveva detto ad uno dei molestatori «che c.... fai?» e quello si era «messo a ridere in compagnia del suo amico». Fatti questi per gli inquirenti commessi «approfittando della forza intimidatrice del gruppo», ma che Ibrahim, interrogato nel pomeriggio dal gip milanese Raffaella Mascarino, ha negato. Si è difeso dicendo di non aver «fatto niente», di non aver «toccato» le ragazze, di aver visto la gente prima accalcata e poi correre e di essersi solo «messo a guardare». Per lui i pm hanno chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere, mentre il difensore, l'avvocato Iacopo Viola, quanto meno gli arresti domiciliari. Il giudice deciderà entro venerdì, così come dovrà fare il suo collega di Torino.

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