Fase 2, Umbria come Lombardia: ma ci sono solo 2 positivi e zero morti. Il paradosso delle pagelle

Monday 18 May 2020 di Mauro Evangelisti

Benvenuti in Umbria, dove anche ieri non è morto nessuno per Covid e sono stati registrati solo due casi positivi; è tra le regioni con meno decessi in assoluto da quando è iniziata l'epidemia e oggi ha solo due pazienti in terapia intensiva per Covid. Eppure, secondo il primo report della cabina di regia, formata da Istituto superiore di sanità e Ministero della Salute, che deve elaborare i dati di 21 indicatori, l'Umbria è a rischio, così come il Molise (altra regione con una manciata di casi e meno decessi in tutta Italia), alla pari della Lombardia che invece ha più casi di tutta la Cina. Così, a difesa dell'Umbria che viene messa sullo stesso piano della Lombardia, interviene proprio la Lega, con il gruppo regionale che scrive: «Qualcuno sta prendendo in giro l'Umbria o, peggio ancora, sta cercando di danneggiare la nostra regione e non possiamo assolutamente permetterlo».

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DUBBI
Ecco, la prima delle pagelle settimanali che devono servire a vigilare sull'andamento della epidemia, regione per regione, e sulla cui base si decidono aperture e chiusure, ha sorpreso tutti e scatenato polemiche. L'Istituto superiore di sanità è stato costretto a precisare: «L'indice di contagiosità non è una pagella ma un segnale da interpretare insieme agli altri dati. Relativamente ai valori di Rt in regioni come Umbria e Molise, che restano aree del Paese a bassa incidenza di infezioni da Covid-19, anche piccole oscillazioni nei numeri, dovute verosimilmente ad un aumento dei tamponi eseguiti, possono comportare variazioni in singoli parametri particolarmente sensibili quali appunto l'Rt. Tali variazioni possono, paradossalmente, essere la conseguenza di un miglioramento della copertura dei sistemi di sorveglianza». L'Rt è l'indice di trasmissione del virus, quanti soggetti mediamente contagia un positivo in un determinato periodo di tempo. Da quando è iniziata questa storia, è divenuto un indicatore a cui tutti guardiamo con paura: all'inizio in Italia era arrivato a 3, l'epidemia si alimentava in maniera esponenziale; bisogna assolutamente restare sotto 1. Ma come spiegava l'altro giorno, in una intervista al Messaggero, il professor Stefano Merler, ricercatore della Fondazione Kessler che elabora dati per conto dell'Iss, l'Rt (o R0, sono concetti simili anche se non sovrapponibili), va maneggiato con molta cautela e letto insieme a tutta una serie di indicatori. Il problema è che se vai a esaminare l'Rt dell'Umbria, inserito nel report, salti sulla sedia: risulta avere un valore medio di 1,23, con una oscillazione che addirittura tocca quota 1,79. Altre regioni che sono in enorme difficoltà, le uniche in cui davvero il virus sta circolando, ancora oggi, massicciamente, invece hanno un Rt molto più basso: Lombardia, ad esempio, ha 0,62, eppure anche ieri ha registrato altri 326 casi, più di tutte le altre regioni d'Italia messe insieme. Ancora: il Piemonte, che ormai è vicino ai 30mila casi e dove ieri il governatore Alberto Cirio ha deciso di rinviare le aperture di bar e ristoranti a sabato prossimo, per prudenza, ha un Rt bassissimo, addirittura a 0,34. Il Piemonte conta oltre 3.600 morti, nell'ultima settimana in media è cresciuta di 100 casi positivi al giorno (solo ieri c'è stata una flessione), eppure secondo il report ha indicatori migliori dell'Umbria (73 decessi e appena 1.273 casi totali) e anche del Molise (22 decessi e 411 casi totali). Anche se si fa il rapporto con il numero di abitanti, che ovviamente in Umbria e Molise è più basso, nessuno può comunque pensare che la situazione sia peggiore di quella della Lombardia e del Piemonte. Non lo è stata in passato, non lo è attualmente.
CLUSTER
Il Molise, in particolare, paga un singolo evento: qualche giorno fa ha registrato un picco di contagi a causa della partecipazione di decine di persone a un funerale di un cittadino della comunità rom. Ma il focolaio è già stato isolato e la crescita dei casi è già finita. Il limite di questo sistema di misurazione, soprattutto quando si guarda l'Rt, è che favorisce con un paradosso i territori con molti casi: se Lombardia e Piemonte aggiungono, ogni settimana, centinaia e centinaia di infetti alle decine di migliaia già contabilizzati, formalmente hanno un ritmo di crescita che non fa scattare l'allarme; chi trova qualche decina di positivi, partendo da numeri molto più bassi, invece vede accendersi la spia. C'è un altro indicatore nella tabella finale del report da considerare: l'incidenza settimanale sulla base di 100 mila abitanti. Bene, in questo caso l'allarme è scattato con la definizione alta per Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte e Provincia autonoma di Trento.
Mauro Evangelisti
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Ultimo aggiornamento: 16:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA