Thailandia, le proteste e lo scontro genitori-figli: «Mio padre accecato dall'amore per la monarchia»

Martedì 20 Ottobre 2020 di Erminia Voccia

«Eravamo al cinema. Prima che il film cominciasse, quando l'inno nazionale thailandese suonava come al solito, tutti si alzarono in piedi per rispetto al re. Io non volevo farlo, così rimasi seduto al mio posto. Mio padre mi forzava ad alzarmi, ma io resistevo. Solo quando tutte le persone intorno a noi iniziarono a fissarci con insistenza, alla fine mi alzai in piedi». Danai aveva fatto capire a suo padre come la pensava riguardo alla monarchia da quando aveva appena 17 anni. La sua storia è simile a quelle di tanti atri ragazzi che sfidano i propri genitori criticando il re, argomento considerato un taboo in Thailandia. Un articolo della Bbc racconta lo scontro generazionale che si sta consumando nel paese asiatico, dove dallo scorso febbraio i giovani scendono in piazza per manifestare contro le istituzioni, chiedendo le dimissioni del primo ministro, Prayuth Chan-ocha, salito al potere nel 2014 a seguito di un ennesimo colpo di Stato, la riforma della monarchia e della Costituzione, imposta dopo il golpe.

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Padri e figli, zii e nipoti sono gli uni contro gli altri. La Thailandia ha imposto lo stato di emergenza per fermare le manifestazioni, che tuttavia vanno avanti nonostante i divieti e gli arresti. Anche ieri, lunedì 19 ottobre, e durante il fine settimana, migliaia di manifestanti hanno invaso le strade della capitale della Thailandia, Bangkok, e di altre città del paese.

Danai, nome di fantasia, ora ha 19 anni, è uno studente di legge a Bangkok ed è anche uno delle migliaia di manifestanti. Il padre, un uomo che ha viaggiato molto, del ceto medio-alto, ritiene che gli inseganti del figlio lo stiano plagiando. Per lui, come per le persone dell'età sua, il re è semplicemente intoccabile e sacrosanto. «È accecato dall'amore per la monarchia, parlare con lui è come parlare a un muro», racconta il ragazzo. Quando Danai e il padre si incontrano, parlano di molte cose, tranne una: la monarchia. «Una volta eravamo in auto e litigammo perché io avevo criticato la Corona - racconta Danai - mio padre si arrabbiò molto e smise di parlarmi. Mi disse che ero troppo giovane per capire. Non possiamo parlare del re, altrimenti ci roviniamo la giornata». Oggi, però, quando va al cinema, Danai non si alza più in piedi.

Immagine: JILLA DASTMALCHI, BBC

Le famiglie in Thailandia discutono e si scontrano su questo argomento anche sui social. Una studentessa della città di Chiang Mai ha scritto su Facebook che suo padre voleva denunciarla per le sue posizioni anti-monarchiche. Quando il padre l'ha scoperto, ha risposto, sempre su Facebook, che la figlia non era più autorizzata a usare il cognome di famiglia. La contestata legge sulla lesa maestà, in vigore dal 1957, prevede fino a 15 anni di carcere diffami la monarchia.

Questo scontro generazionale era impensabile solo pochi anni fa. Tutto è cambiato con l'ascesa al trono di Maha Vajiralongkorn nel 2016, definito il re degli scandali. Il nuovo monarca, che trascorre molto del suo tempo in Germania, ha fatto perdere la fiducia nella Corona e i giovani thailandesi sono convinti che a regnare davvero sia l'esercito, la cui alleanza con la monarchia risale almeno agli anni Cinquanta. In Thailandia non c'è mai stato un ritorno alla vita democratica, nonostante il ripristino del sistema costituzionale. Gli studenti thailandesi chiedono più democrazia, lo scioglimento del Parlamento e una riforma della Costituzione, che non garantisce il diritto all'opposizione politica. 

Ultimo aggiornamento: 20:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA