Viaggiare in Europa, ora sarà più semplice: Green pass e tamponi, ecco le nuove regole

Giovedì 27 Gennaio 2022 di Francesco Padoa
Viaggiare in Europa, ora sarà più semplice: Green pass e tamponi, ecco le nuove regole

Non ne possiamo più. Tamponi, Green pass base o rafforzato, isolamento, quarantena, mascherine. Basta. Abbiamo bisogno di ricominciare a vivere liberamente, normalmente cioè. E qualcosa sembra si stia muovendo (ma il rischio di tornare al punto di partenza, come gli ultimi anni ci hanno insegnato c'è sempre). Incrociando le dita, prendiamo per positiva la novità che arriva dall'Unione Europea: viaggiare sarà più semplice. Almeno la Ue ci prova. E di un tentativo si tratta, perché di più - dato che la sanità è di competenza dei governi nazionali - non può fare.

Viaggi in Europa, il (nuovo) vademecum

 

Ad ogni modo, il Consiglio è stato chiaro e nella sua raccomandazione approvata a Bruxelles dai 27 ha chiesto ai Paesi membri di pensionare la mappa del contagio e adottare unicamente il Green pass come discriminante per adottare restrizioni nei confronti dei viaggiatori europei (con un chiaro favore per i vaccinati).

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Le regole Ue

L'invito della Ue è semplice e chiarissimo: chi è immunizzato non dovrebbe più essere soggetto a «misure aggiuntive», come «test» d'ingresso o «quarantene». E' giunto il momento di prendere in considerazione la revoca delle misure di viaggio aggiuntive che un certo numero di Stati membri ha messo in atto al di là delle raccomandazioni dell'Ue», ha detto il commissario europeo alla Giustizia Didier Reynders. A fargli eco è stata la commissaria per la Salute Stella Kyriakides: «I 27 Paesi hanno riconfermato che il possesso di un valido certificato digitale di vaccinazione dell'Unione Europea dovrebbe in linea di principio essere sufficiente per viaggiare durante la pandemia».

Ma restano le mappe

Questa la teoria. Poi, in pratica, è tutto un altro paio di maniche. La stessa raccomandazione precisa che il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) deve «continuare a pubblicare una mappa delle regioni degli Stati membri che indica il rischio potenziale d'infezione secondo il sistema a semaforo (verde, arancione, rosso, rosso scuro)» e la mappa deve essere basata «sul tasso di notifica dei casi a 14 giorni, sui livelli di vaccinazione e sul tasso dei test». La mappa infatti non sarà totalmente dimissionata. Gli stati membri potranno «scoraggiare» tutti i viaggi non essenziali «da e verso le aree rosso scuro», dove il virus sta circolando «a livelli molto alti», e richiedere alle persone che arrivano da queste aree, «e che non sono in possesso di un certificato di vaccinazione o di guarigione», di sottoporsi «a un test prima della partenza e alla quarantena dopo l'arrivo». Insomma, dal Consiglio emerge una forte volontà d'incoraggiare la vaccinazione in tutta Europa, benché il green pass Ue, oltre al certificato vaccinale e quello di guarigione, continui a prevedere il tampone (con validità a 72 ore se PCR e 24, non più 48, se antigenico).

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Il nodo green-pass

L'ultimo punto spinoso, rispetto alle posizioni prudentiste assunte da alcuni paesi, tra cui Italia e Francia, è quello della durata dei pass. E qui tocca fare un distinguo. Il Consiglio ribadisce la validità di 9 mesi. Ma il ministro francese per gli Affari Europei Clément Beaune, in rappresentanza della presidenza di turno, ha chiarito che un conto è il certificato europeo, che garantisce la libertà di movimento verso e all'interno dell'Unione Europea, un altro ciò che si può fare con i pass all'interno dei singoli Stati. In pratica andare al ristorante o dal parrucchiere, prendere un treno, spedire un pacco alle poste, ecco, quello resta di competenza dei governi e la raccomandazione Ue potrebbe diventare lettera morta. «Diciamo che il criterio è 6+3», ha sintetizzato Beaune. Mesi, ovviamente.


L'approccio basato sulla salute della persona

In base alla nuova raccomandazione, le misure contro la COVID-19 dovrebbero essere applicate tenendo conto dello stato di salute della persona piuttosto che della situazione epidemiologica a livello regionale, ad eccezione delle zone in cui la circolazione del virus è molto elevata (zone rosso scuro). Ciò significa che il fattore determinante dovrebbe essere il certificato COVID digitale UE del viaggiatore: i viaggiatori che ne sono in possesso non dovrebbero essere soggetti a ulteriori restrizioni alla libera circolazione.

 

Il certificato Covid digitale dell'UE

Chi può avere il green pass europeo valido per viaggiare? 1) Chi è stato immunizzato con un vaccino approvato a livello europeo, se sono trascorsi almeno 14 giorni e non più di 270 dall'ultima dose del ciclo di vaccinazione primario o se la persona ha ricevuto una dose di richiamo; gli Stati membri potrebbero inoltre accettare certificati di vaccinazione per vaccini approvati dalle autorità nazionali o dall'OMS; 2) chi ha avuto un risultato negativo del test molecolare PCR ottenuto non più di 72 ore prima del viaggio o un test antigenico rapido negativo ottenuto non più di 24 ore prima; 3) infine chie è guarito da non più di 180 giorni dalla data del primo risultato positivo del test.
Le persone che non sono in possesso di un certificato Covid digitale dell'UE potrebbero essere tenute a sottoporsi a un test prima dell'arrivo o entro 24 ore da esso. I viaggiatori aventi una funzione o una necessità essenziale, i lavoratori transfrontalieri e i minori di età inferiore ai 12 anni dovrebbero essere esentati da tale obbligo.

Garavaglia soddisfatto...

Il ministro del Turismo Massimo Garavaglia ha espresso apprezzamento per la decisione di Speranza di firmare una nuova ordinanza che, da febbraio, consentirà ai viaggiatori provenienti dai Paesi dell'Unione l'ingresso in Italia con il solo Green pass. "Ma è importante - ha sottolineato Garavaglia - l'apertura di nuovi corridoi turistici con Cuba, Singapore, Turchia, Thailandia (sebbene limitata all'isola di Phuket), Oman e Polinesia francese". "Si possono così ricreare parzialmente - ha concluso il ministro- le condizioni di mercato indispensabili per attutire la crisi del settore".

Gli operatori del turismo un po' meno...

Soddisfatti ma non troppo gli operatori del settore turistico. «La proroga e l'allargamento dei corridoi turistici ad altre destinazioni, grazie all'impegno del ministro Garavaglia, è un primo passo verso un progressivo e necessario ritorno alla normalità», spiega Franco Gattinoni, presidente della Federazione Turismo Organizzato di Confcommercio. «Noi naturalmente auspichiamo che il prima possibile la regolamentazione dei viaggi internazionali agevoli maggiori aperture. D'altronde l'andamento pandemico e il livello di vaccinazioni raggiunto permettono, a nostro avviso, di muoversi fuori dall'area Ue/Schengen con più libertà, pur mantenendo tutti i presidi di sicurezza ancora necessari in questa fase».

«D'altra parte, serve un cambio radicale di approccio e su questo terreno il governo italiano dovrebbe adeguarsi alla raccomandazione del Consiglio europeo - aggiunge il presidente Fto - secondo cui va abbandonata una regolamentazione basata sulle mappe regionali colorate in ragione dei livelli di contagio, eccettuate le aree rosso scuro, e bisogna invece passare a misure calibrate sullo status del singolo viaggiatore». «Il ministro Speranza dovrebbe inoltre ascoltare la Ue che raccomanda agli stati membri uniformità sulla validità del green pass a nove mesi, mentre la nostra normativa, che dal primo febbraio prevede una durata limitata a sei mesi per chi non ha ancora il booster, sta causando migliaia di cancellazioni di viaggi e presenze in Italia e sta creando ulteriori danni al comparto del Turismo organizzato», chiude Gattinoni.

I corridoi turistici covid-free

Poi c'è anche la novità che rigiarda i viaggi verso alcuni Paesi extraeuropei: l'ha sancita il ministro della Salute, Roberto Speranza firmando una nuova ordinanza che proroga le misure per gli arrivi dall'estero. Le ulteriori destinazioni dei corridoi turistici sono: Cuba, Singapore, Turchia, Thailandia (limitatamente all'isola di Phuket), Oman e Polinesia francese. Quelli già previsti sono per Aruba, Maldive, Mauritius, Seychelles, Repubblica Dominicana, Egitto (limitatamente alle zone turistiche di Sharm El Sheikh e Marsa Alam). Il viaggiatore dotato di certificato vaccinale o di guarigione, in partenza dal territorio nazionale per un soggiorno all'estero nell'ambito di un corridoio turistico Covid-free, deve: sottoporsi a un test molecolare o antigenico condotto con tampone e risultato negativo, nelle quarantotto ore precedenti la partenza; se la permanenza all'estero supera i sette giorni, sottoporsi a ulteriore test molecolare o antigenico in loco; prima di rientrare in Italia, nelle quarantotto ore precedenti l'imbarco, è necessario sottoporsi a un test molecolare o antigenico, condotto con tampone e risultato negativo; all'arrivo in aeroporto in Italia, è necessario sottoporsi a ulteriore test molecolare o antigenico, con risultato negativo. Se tutti i passaggi su elencati sono rispettati, i viaggiatori sono esentati dal rispetto degli obblighi di sorveglianza sanitaria e di isolamento fiduciario. 

Il ministro del Turismo Massimo Garavaglia ha espresso apprezzamento per la decisione di Speranza di firmare una nuova ordinanza che, da febbraio, consentirà ai viaggiatori provenienti dai Paesi dell'Unione l'ingresso in Italia con il solo Green pass. "Ma è importante - ha sottolineato Garavaglia - l'apertura di nuovi corridoi turistici con Cuba, Singapore, Turchia, Thailandia (sebbene limitata all'isola di Phuket), Oman e Polinesia francese". "Si possono così ricreare parzialmente - ha concluso il ministro- le condizioni di mercato indispensabili per attutire la crisi del settore".

 

Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio, 10:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA