CORONAVIRUS

Coronavirus, stop alle ordinanze regionali, scadono oggi: «Ammesse solo se restrittive»

Venerdì 3 Aprile 2020 di Cristiana Mangani
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Scadranno tra oggi e il 5 aprile tutte le ordinanze emesse a livello regionale, e le nuove disposizioni prese dalle amministrazioni locali dovranno essere uniformi a quelle previste nei decreti del governo. Ai presidenti di Regione è concesso anche di alzare l’asticella e di stabilire ulteriori restrizioni, anche se si potrà fare sempre nei limiti dei diritti costituzionali. Certamente non sarà possibile immaginare “il lanciafiamme” per tenere a bada chi esce di casa, così come agognato dal governatore della Campania Vincenzo De Luca. O il coprifuoco richiesto dal sindaco di Messina Cateno De Luca. Ma se quello della regione Sicilia, Nello Musumeci, vorrà continuare a imporre lo stop per i runner, così come ha previsto tre giorni fa, lo potrà fare.
 

 

Palazzo Chigi ha deciso che i provvedimenti regionali e comunali devono essere rinnovati - in parte da oggi, in parte da domenica prossima - nel decreto legge emanato dal presidente della Repubblica e pubblicato il 25 marzo scorso nella Gazzetta ufficiale. Il punto in questione è disciplinato all’articolo 3, dove stabilisce “le misure urgenti di carattere regionali e infraregionale”.

La ragione della decisione è chiara: si vuole tendere a uniformare le regole in tutta Italia, anche se poi ogni regione potrà manifestare esigenze di tipo diverso, e quindi decidere di restringere ancora di più le maglie. Ma se, domattina, qualcuno volesse riaprire attività di qualsiasi genere a livello locale, e non fosse autorizzato anche dal governo centrale, tutto questo non sarà possibile. E infatti, il decreto legge prevede precise condizioni proprio oer evitare possibili fughe in avanti o contrasti immotivati.

In queste settimane, infatti, troppe volte il governo centrale ha avuto da ridire con le amministrazioni locali. E a volte le questioni sono sembrate pretestuose. L’ultima nell’ordine è quella di ieri con il governatore della Lombardia Attilio Fontana, che ha accusato Roma di aver concesso poco o niente alla loro emergenza. «È passato ormai quasi un mese e mezzo dall’inizio dell’epidemia - ha attaccato il presidente - e sostanzialmente da Roma stiamo ricevendo delle briciole. Se non ci fossimo dati da fare autonomamente, avremmo chiuso gli ospedali dopo due giorni». E ancora: «Il numero di mascherine che ci arrivavano dalla Protezione civile non ci avrebbe consentito di aprire gli ospedali. È una vergogna questa, non ci è arrivata se non una piccola parte di ciò che avevamo richiesto. Ce la siamo cavata con i nostri mezzi, senza alcun tipo di aiuto se non minimo».

 


Da oggi, Fontana, ma anche gli altri governatori, potranno emettere - in tema di salute e per l’emergenza - ordinanze anche più rigide, senza dover chiedere a Palazzo Chigi di farlo per loro. Lo ha spiegato anche il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, ieri, di ritorno da Torino. «Voglio fare un appello a tutte le regioni - ha chiarito - affinché si uniformino alla data del 13 aprile, prevista dalla proroga del Governo. Lo possono fare mantenendo in vigore le misure che già avevano varato».
 
Boccia era all’aeroporto di Caselle per accogliere i primi medici volontari arrivati per sostenere la sanità piemontese. E ha colto l’occasione per ricordare che da oggi i governatori dovranno emettere le loro nuove ordinanze. Così come ha già fatto proprio il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, che, nella stessa occasione, ha annunciato di aver firmato delle disposizioni in linea con le nuove regole imposte dal Dpcm di due giorni fa. «Mi fa piacere quanto annunciato dal presidente Cirio - ha sottolineato il ministro - e faccio un appello affinché tutte le regioni facciano questo ponte fino al 13 aprile. Se uniformiamo le date - ha chiarito ancora Boccia - nei giorni che vanno da lunedì prossimo, dopo il coordinamento Stato-regioni, fino al 13 aprile costruiremo insieme le ragioni del prossimo Dpcm ma anche di eventuali ordinanze. Mai come in questo momento è bene, non solo essere uniti ai diversi livelli istituzionali, ma anche avere la stessa scansione temporale».

A questo punto, i presidenti potranno prorogare le loro disposizioni fino al giorno di Pasquetta. Subito dopo, si confronteranno con il governo, metteranno insieme le esigenze e si raccorderanno per uniformare restrizioni, spostamenti e tutto il resto, in un unico decreto del presidente del Consiglio.

Ultimo aggiornamento: 12:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA