Suicidio assistito, il Comitato di bioetica apre alla linea del sì: ​«È diverso dall'eutanasia»

Suicidio assistito, il Comitato di bioetica apre ma i voti contrari sono 11 su 24
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Con 13 voti favorevoli e 11 contrari, il Comitato nazionale di bioetica (Cnb) apre alla legalizzazione del suicidio medicalmente assistito in Italia, distinto dall'eutanasia, anche se le posizioni al suo interno evidenziano una spaccatura. La questione è al centro del parere pubblicato oggi dal Comitato e che, come sottolinea il presidente Cnb Lorenzo D'Avack, «intende fare chiarezza». Il parere infatti, si legge nel documento, intende «fornire elementi di riflessione a servizio delle scelte di una società che intenda affrontare una questione, come quella dell'aiuto al suicidio, che presenta una serie di problemi e di interrogativi a cui non è semplice dare una risposta univoca». 

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Di qui l'esigenza di fare chiarezza, distinguendo il suicidio assistito dall'eutanasia e fornendo alcune raccomandazioni condivise. Ma il problema, si rileva, è che «nell'ordinamento italiano è assente una disciplina specifica delle due pratiche», ossia eutanasia e suicidio assistito, trattati entrambi come «aspetti delle figure generali dei delitti contro la vita». Il parare, sottolinea D'Avack, «vorrei che fosse un utile strumento, molto documentato, che possa aiutare il legislatore a prendere decisioni. Abbiamo voluto fare chiarezza ed esporre tutti gli argomenti, pro e contro». Proprio tale «equipollenza» delle posizioni è però criticata da Francesco D'Agostino, membro del Cnb che ha votato contro il suicidio assistito e secondo il quale il Comitato «non è un'Accademia ed il suo compito è dare un orientamento chiaro e non, al contrario, lasciare chi legge in una situazione ambivalente che produce smarrimento». Giusto invece aprire alla legalizzazione secondo il farmacologo e componente del Cnb Silvio Garattini, che auspica, pur «non nutrendo molta fiducia in merito», che il Parlamento si occupi della questione «prendendo la giusta decisione». E proprio il Parlamento sarebbe infatti chiamato a pronunciarsi sul suicidio assistito entro la scadenza del 24 settembre, indicata di fatto dalla Corte Costituzionale con l'ordinanza 207/2018 in riferimento al caso di aiuto al suicidio per Fabiano Antoniani Dj Fabo da parte di Marco Cappato dell'Associazione Coscioni. 

 

Una scadenza di fondamentale importanza, come chiarisce l'avvocato e segretario dell'associazione, Filomena Gallo: «Il 24 settembre è la data fissata per la nuova udienza della Consulta sul caso Cappato. In assenza, per quella data, di una legge del Parlamento in materia di suicidio assistito e fine vita, la Corte potrebbe dunque decidere di intervenire in linea con l'ordinanza già emanata ed in cui è già evidenziata l'incostituzionalità dell'articolo 580 del Codice penale nella parte in cui prevede e classifica come 'reatò anche il solo aiuto al suicidio». Insomma, commenta, «tra due mesi ci troveremo nella situazione in cui saranno di nuovo i giudici a decidere sui temi che riguardano la vita delle persone».

Dunque, afferma anche Cappato, «onore al Cnb, che ha avuto il coraggio di decidere sul fine vita, dando così una lezione al Parlamento, che non è stato capace in sei anni di discutere la legge di iniziativa popolare e, in un anno, di rispondere alla richiesta di legiferare della Corte». Il parere del Cnb ha comunque riacceso il dibattito suscitando la reazione del fronte cattolico: «l'idea di legalizzare il suicidio assistito sarebbe devastante per il nostro sistema sanitario», afferma il giurista e presidente di Scienza & Vita Alberto Gambino. E parla di un documento «deludente, metodologicamente incomprensibile, in cui ognuno potrà trovare la posizione che più gli aggrada», il bioeticista dell'Università Cattolica Adriano Pessina, che ritiene invece «esistano buone ragioni etiche e giuridiche per negare che esista un diritto al suicidio assistito: sia perché non esiste alcun diritto alla morte, sia perché il diritto costituzionalmente rilevante della tutela della vita prevale sul diritto ad esercitare la propria autonomia». Di segno opposto la posizione del presidente della Consulta di Bioetica, Maurizio Mori, che guarda con favore al parere del Cnb definendolo «un segno di cambiamento profondo».
Martedì 30 Luglio 2019, 11:29 - Ultimo aggiornamento: 31 Luglio, 09:42
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2 di 2 commenti presenti
2019-07-30 18:57:52
kennst du das Land wo die Zitronen blühn, conosci quel paese dove fioriscono i limoni? (Mignon, J.W.von Goethe, e Ifigenia in tauride: la tragedia). E' la lotta, la forza creatrice, il toro appartiene all'inconscio collettivo, dio invocato, vittima espiatoria, è una presenza costante nei miti basilari: Minotauro a Creta, metà uomo e metà toro, El in Siria, è il Dio degli dei, è la forza, è Mitra in Persia, è la fecondità che rende giovane il mondo, per i greci è forza incontrollata, violenza, si ritrova in Poseidone, il dio delle tempeste in mare, è Zeus che rapisce Europa: Dio degli dei, ancora. Sfidarlo, affrontarlo rischiando la morte è simbolico, a Cnossos gli acrobati di Creta saltavano sopra al toro, Plinio il vecchio, Svetonio parlano del gioco, la taurocatapsia, in Tessalia, in Asia minore; a Roma al Circo affrontava elefanti, pantere, orsi, gladiatori. Il culto del toro esiste in tutte le civilizzazioni mediterranee, il suo essere è la virilità sacralizzata, è il padre, è forza, coraggio, sfida dell'uomo per provare il suo valore e affermare la sua identità. Le prime corse di tori sono dell'anno 800: i nobili lo combattono a cavallo con la lancia; nel 1200 a nord della Spagna i primi mata toros a piedi, solo i nobili andalusi combattono a cavallo. Carlo II proibisce nel 1700 ai nobili la lidia con il toro, l'arena resta ai cavalieri di rango inferiore e a chi aiutava a piedi i nobili a cavallo. I cavalieri a lungo sono più importanti degli uomini a piedi ma con Francisco Romero il matador diviene rilevante, siamo nel 1726: aiutava i Signori dell'Escuela reale di equitazione di Ronda, impiego' per primo la muleta per agevolare la messa a morte dell'animale aspettando l'ultima posizione di carica, la suerte. Si pensa sia nato in India il Bos Taurus primigenius, e dall'India arriva in Germania 250.000 anni fa e si diffonde in Europa, nord Africa, Vicino Oriente, l'utimo è polacco, nel 1627. Lungo due metri, pesava 800/1000 Kg era slanciato e veloce, con le corna di 80 cm. Adesso? Discendono da sei grandi caste, Jijona (Castiglia), una di Navarra, e 4 andaluse: Vistahermosa, Cabrera, Gallardo e Vazqueña. Il toro di Navarra, quello di Goya in Tauromaquia, brevilineo, carifosco, era inadatto e oggi solo pochi ganaderos in Navarra e a Saragozza continuano a produrre tale razza impiegata per l'encierro e i giochi taurini. Ora sono tutti loro los toros bravos (selvaggi, Non bravi), toros de lidia, l'insieme della bestia, il tipo, è el trapio: tutti uguali? Proprio no, scuro e armonioso a Siviglia, grande, corna enormi, pesante a Pamplona, magro, forte e deciso a Madrid e le corna, sensibilissime, di 50/70 cm: sono il tatto, verso avanti e verso l'alto, oggi, e la parte sul collo tra nuca e schiena che si sviluppa a 4 anni è il morrillo, è l'ipertrofia dei romboidi, degli splenici e semi spinosi del capo, e una spalla molto inclinata vuol dire velocità, una dritta è potenza: il toro da combattimento solleva, come Atlante, il Mondo ma solo per poco, forza e virilità vengono costruite centimetro per centimetro dall'uomo che li alleva per forgiare il Mito, ancora. Quando la vita finisce tutto questo si annulla: un minuto, due, ma l'uomo soffre di più del toro, l'etica, la religione hanno il diritto di intervenire e fino a che punto in una scelta individuale anche se non è lucida se c'è una patologia mentale? Il Comitato etico fornisce solo pareri, tanti matadores, cioè nessuno, per diluire la responsabilità di scelta, per enunciare l'ovvio, per un passo... umano o meno umano? La costituzione non c'entra, si puo' anche rilanciare la ricerca genetica cosi' non decide nessuno: è il dna!
2019-07-30 11:52:13
Questo governo ci ha tolto anche la libertà di morire

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