Green pass obbligatorio al lavoro, negli uffici restano mascherine e distanze. Più presenze nella Pa

Giovedì 16 Settembre 2021 di Andrea Bassi
Green pass obbligatorio al lavoro, negli uffici restano mascherine e distanze. Più presenze nella Pa

Il Green pass è solo il primo tassello del ritorno alla normalità nel mondo del lavoro. Vaccino e tamponi permetteranno ai lavoratori di recarsi sul posto di lavoro in maggiore sicurezza. Per adesso, inoltre, resteranno comunque, nel modo del privato, operativi i protocolli di sicurezza firmati dai sindacati con i datori di lavoro. In ufficio e in fabbrica, insomma, sarà necessario continuare a indossare le mascherine, a garantire la distanza di sicurezza di un metro, a sanificare gli ambienti, a prendere la temperatura all’ingresso. 

Obblighi ai quali se ne aggiungeranno di nuovi, come il controllo puntuale o a campione del green pass da parte dei datori di lavoro. Il decreto anzi, prevede che ad essere punito non sarà soltanto il dipendente che si presenterà in ufficio sprovvisto del certificato verde, ma sarà perseguibile anche il datore di lavoro che non ha verificato che lo avesse. 

L’altra domanda è che cosa accadrà ai lavoratori in smart working. Ci sarà un rientro in massa? I protocolli di sicurezza oggi in vigore danno come indicazione quella di usare turnazioni e di tenere al lavoro da remoto quando è possibile farlo. Per un rientro massiccio negli uffici, insomma, sarà in qualche modo necessario aggiornare i protocolli di sicurezza alla luce dell’introduzione del green pass obbligatorio. Dunque, non appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto adottato ieri dal governo, sindacati e Confindustria è probabile che si incontrino per discutere la questione. Una strada è questa, auspicata anche dal ministro del lavoro Andrea Orlando. L’altra è un intervento normativo, che pure potrebbe essere possibile come ha confermato lo stesso Orlando. 

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Un discorso a parte, invece, vale per il pubblico impiego. In questo caso l’intenzione del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, è di accelerare il più possibile i tempi per il rientro in ufficio degli statali. Anche nel pubblico impiego, come nel privato, lo smart working è legato allo stato di emergenza che scade il prossimo 31 dicembre. Le norme attualmente stabiliscono che, fino alla fine dell’anno, lo smart working è la modalità «ordinaria» di lavoro. A differenza del privato, tuttavia, per anticipare la scadenza di questo periodo “emergenziale” basterà un decreto del Presidente del consiglio su proposta del ministro della Funzione pubblica. Sarà proprio questo il prossimo passo che compirà Brunetta per riportare i dipendenti pubblici in presenza. Il decreto riporterà le lancette all’indietro, stabilendo che quella in presenza è la modalità “ordinaria” del lavoro. Il lavoro agile resterà come uno strumento residuale e sarà regolamentato dal nuovo contratto di lavoro che il governo, tramite l’Aran, e i sindacati stanno negoziando. Il lavoro agile sarà «ibrido», ossia non sarà soltanto da remoto ma dovrà prevedere anche dei giorni di presenza. Anche per questo il ministro Brunetta ha chiesto l’estensione del green pass anche ai lavoratori da remoto. Una indicazione che sarà inserita all’interno delle linee guida del ministero per accompagnare il settore pubblico dal lavoro da remoto a quello in presenza. 

Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 12:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA