Covid Roma, spettro lockdown: «I negozi vendono online, così proviamo a resistere»

Venerdì 30 Ottobre 2020 di Laura Bogliolo
Covid Roma, spettro lockdown: «I negozi vendono online, così proviamo a resistere»

Il ristorante che si trasforma in cioccolateria e consente di fare smart working con WiFi gratuito, la creazione di una piattaforma online di e-commerce per gli acquisti nei negozi dove ormai si ha paura di entrare, le luminarie pagate per la prima volta dal Municipio, ma anche il conto alla rovescia che è iniziato da quando l'ultimo Dpcm ha imposto la chiusura di bar e ristoranti alle 18: «Se entro una settimana la situazione non cambia, io chiudo tutto».
Da via Tuscolana all'Appia, i commercianti provano a reinventarsi per tentare di affrontare la seconda ondata di crisi causata dall'emergenza Covid ormai alle porte. Una ventina di negozi non ce l'hanno fatta a riaprire dopo la fine del lockdown a maggio, molti temono di rimanere «tramortiti definitivamente» dalle nuove stringenti regole. Tutti denunciano che i clienti «ormai sono pochissimi, proprio come era accaduto a febbraio prima del lockdown ufficiale, perché la gente ormai ha paura».

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Gianni Amicone, del negozio di abbigliamento Bad Angel, è il presidente dell'Associazione commercianti di via Tuscolana e ieri mattina era in attesa di collegarsi via web con gli altri esercenti (almeno un centinaio) per lanciare la nascita di una piattaforma online di vendite. «Proviamo a sopravvivere - dice - ma stavolta è durissima, ci sono pochi clienti in giro, sembra di essere tornati a febbraio». Gianni da 25 anni è uno dei commercianti di via Tuscolana e ha vissuto tante crisi, poi le rinascite, ma stavolta ammette: «Siamo sull'orlo del baratro». Poco distante c'è Jessica, un altro negozio di abbigliamento storico dello stradone commerciale. «Cerco di attrarre i clienti con le vetrine - dice Jessica - siamo severissimi con le regole per contrastare il Covid, le mamme mandano le figlie qui perché sanno che facciamo rispettare le regole, ma ormai non c'è più nessuno a comprare». Anche l'altro giorno, il negozio coloratissimo era vuoto. Il più arrabbiato è Giuseppe Platania, della catena di bar I siciliani: «Avevamo 13 negozi a Roma, ora sei, uno è sulla Tuscolana e l'altro in viale Giulio Agricola, le nuove regole ci hanno uccisi, la maggior parte dei clienti li avevamo durante l'aperitivo: ne servivamo circa 150 al giorno». E ora? «Parte del personale è stato rimesso in cassa integrazione, ma alcuni non hanno ancora ricevuto il contributo di marzo».

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Prova a non arrendersi Alberto De Feo, 46 anni, del ristorante Le streghe. «La chiusura alle 18? L'avremmo fatta comunque perché ora la gente ha paura e a cena avevamo solo il 20% dei clienti. Come tentare di risollevarci? Facciamo offerte per il cibo ad asporto, abbiamo abbassato i prezzi e ci trasformeremo nel pomeriggio in una cioccolateria e in una sala da tè: con il WiFi libero diamo la possibilità di venire a studiare o lavorare in smart working». La situazione appare molto più depressa lungo via Appia Nuova dove già una decina di negozi sono stati costretti a chiudere e dove campeggiano cartelli con la scritta Affittasi. Non c'è nessuno dentro il negozio di scarpe Alberto, sessant'anni di storia sulla strada commerciale a pochi passi da piazza San Giovanni. «Siamo disperati, abbiamo un sito per le vendite online, ma anche quello è una spesa». E i commessi? «Sono storici come il negozio, sono rimasti ancora tutti con noi». In un altro locale campeggia la scritta svendita, mentre è vuoto lo storico bar davanti l'Alberone, da sempre luogo di ritrovo del quartiere. Stefano Monteferri, presidente dell'Associazione commercianti di via Appia Nuova parla di «crisi nerissima» e spiega: «Oltre dieci negozi non hanno più aperto dopo la fine del lockdown, gli affitti continuano a essere inaccessibili dopotutto, si pagano anche 12 mila euro per 40 metri quadri, speriamo arrivino davvero gli aiuti promessi dal Governo».

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Quattrordici euro. È quanto ha guadagnato alle 12 il locale Piccadilly, da tempo regno dei cocktail. «Mi sono dato tempo una settimana, poi - dice Fabrizio Lauria - chiudo, dopotutto come potrei sopravvivere?». Racconta: «Appena apro le serrande ho circa 2 mila euro al giorno di spese fisse, in due giorni ho guadagnato 300 euro, la chiusura alle 18 ha decretato la morte di negozi come i nostri, dopotutto viviamo con gli aperitivi». E i dipendenti? «Metà sono in cassa integrazione».
L'assessore alle Attività Produttive del VII Municipio, Piero Accoto, spiega: «Per la prima volta pagheremo noi le luminarie di Natale su via Tuscolana e su via Appia, pubblicizzeremo la piattaforma di e-commerce che i negozianti creeranno e sono già partite le consegne a casa da parte dei mercati rionali».
(1- continua)

 


 

Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre, 10:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA