CORONAVIRUS

Coronavirus, generalità false nelle discoteche: da Ronaldo a Da Vinci, così i ragazzi prendono in giro i controlli

Venerdì 7 Agosto 2020 di Veronica Cursi

«Nome?», chiede il buttafuori all'ingresso del locale in Prati. «Arturo Marchetti», risponde Luca ridendo sotto i baffi. Chissà se se lo ricordano pure loro quanto faceva ridere Mario Brega in Vacanze di Natale. E mica è l'unico personaggio famoso ad apparire sulle schede clienti messe a disposizione da ristoranti e discoteche per contrastare l'emergenza Coronavirus: ci sono Ricky Martin, Cristiano Ronaldo, Leonardo Da Vinci. Come se il Covid fosse un gioco e questo l'ultimo divertimento dei ragazzi: fornire nomi finti ai gestori invocando un quantomai discutibile diritto alla privacy.

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D'altronde per molti 20enni prendere sul serio il virus sembra praticamente impossibile, basta farsi un giro in qualche discoteca di Roma, dal Prati a Ponte Milvio fino all'Eur. Affollamenti, zero mascherine, bicchieri passati di mano in mano. Per questo in Campania una nuova ordinanza prevede l'obbligo di esibire il documento nei locali. Ma servirà davvero? O forse sarebbe meglio rivedere le regole? Che senso ha, ad esempio, rinviare l'apertura delle discoteche al chiuso «perché alto è il rischio che deriva dall'assembramento» quando i locali all'aperto scoppiano? E come si può chiedere ai ragazzi di mantenere la distanza di 2 metri mentre si balla? Per molti titolari sono norme inapplicabili. E infatti praticamente nessuno le applica.

«Dal 24 febbraio la percentuale di casi di Coronavirus registrata nei giovani è aumentata di 6 volte. Attualmente, il 64% dei contagi nel mondo interessa i 25-64enni, di questi il 9,6% hanno tra i 15 e i 24 anni», dice l'Oms. Il ministro della salute Speranza si rivolge ai giovani definendoli «nuovo veicolo di contagio» e ricordando loro che «oggi l'età media del contagio è scesa a 40 anni mentre solo due mesi fa era 60-65 anni». Ma in quest'estate di movida selvaggia nessuno sembra curarsi dei dati. E così gli aperitivi continuano ad affollare le spiagge, si sboccia in discoteche sempre più piene. Pochi controlli e crescono i focolai. A Carloforte, in Sardegna, il sindaco ha dovuto chiudere tutti i locali e vietare tutte le serate dopo che 45 persone sono state messe in quarantena. Vogliamo davvero finire così?
 

 

Ultimo aggiornamento: 12:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA