Arianna, la beffa per la famiglia:
niente risarcimento e cartella esattoriale

Giovedì 18 Novembre 2021 di Petronilla Carillo
Arianna, la beffa per la famiglia: niente risarcimento e cartella esattoriale

Oltre il danno, la beffa. I genitori della piccola Arianna Manzo, la ragazzina resa tetraplegica dopo una curata errata quando era ancora neonata, dopo aver vinto in primo grado la causa civile istruita contro l’azienda ospedaliera Antonio Cardarelli di Napoli, ottenendo una sentenza di risarcimento per 3 milioni di euro riconoscendo le colpe per averla resa tetraplegica, sorda e ipovedente a seguito della errata somministrazione di un farmaco, non solo non ha ancora ricevuto il pagamento di quanto gli era dovuto a seguito della condanna perché la Corte di appello di Salerno, il 13 luglio 2020, sospese l’erogazione del risarcimento su istanza del Cardarelli, ma ora il padre, Eugenio Manzo, ha anche l’avviso di liquidazione dell’imposta relativo alla sentenza di primo grado che ammonta ad 81mila euro.

La cartella esattoriale inviata dall’Agenzia delle Entrate di Salerno è stata contestata dall’avvocato di famiglia, Mario Cicchetti, ha immediatamente inviato una pec alla collega Maria Laura Laudadio che rappresenta l’azienda ospedaliera napoletana, invitandola a far sostenere tali spese ai pro assistiti «ma, a tutt’oggi - spiega l’avvocato Cicchetti - e precisamente dal 23 settembre scorso, non ho ancora ottenuto alcun riscontro. Quindi, qualora non dovesse intervenire il pagamento da parte dei soccombenti in primo grado, la famiglia Manzo è, per lo Stato, responsabile in solido e, pertanto, sarà tenuta a pagare, salvo dover incorrere in attività esecutiva nei loro confronti».

La famiglia della piccola Ariana spera in una risposta concreta da ottener e il prossimo 23 novembre quando, proprio l’azienda Cardarelli, su sollecitazione del presidente De Luca, ha chiesto un incontro con i genitori «per un bonario componimento della controversia». Intanto la Corte d’Appello di Salerno ha rinviato l’ultima udienza al 13 gennaio prossimo. «Ogni giorno perso - ricorda ancora l’avvocato Cicchetti - è un giorno perso di cure per la piccola Arianna».

Il calvario della piccola Arianna è cominciato nel marzo 2005 quando, a soli tre mesi, fu ricoverata al nosocomio di Cava dei Tirreni per una bronchiolite acuta. Trasferita al Cardarelli di Napoli, la piccola è stata sottoposta ad una terapia sbagliata che le ha stravolto la vita rendendola tetraplegica. In particolare, secondo quanto emerge dalle carte, le sarebbe stato somministrato un farmaco non pediatrico. I giudici della Corte d’Appello di Salerno hanno chiesto ed ottenuto una nuova perizia medica e i tecnici incaricati dal tribunale hanno formulato una relazione molto dura nei confronti dell’azienda ospedaliera napoletana.

«Risulta inescusabile il non aver sottoposto la bambina a monitoraggio della situazione neurologica dall’inizio del ricovero in poi, cosa che avrebbe permesso di ricavare informazioni sulla situazione cerebrale, in una restante situazione clinica assolutamente ingravescente» hanno scritto i periti, parlando anche di «errata gestione sanitaria». La sentenza di primo grado sanciva un risarcimento di tre milioni di euro che sarebbero comunque gestiti da un tutore e, quindi, utilizzati esclusivamente per le cure della ragazzina. Ma al momento quella stessa sentenza resta ancora sospesa fino, probabilmente, al giudizio di secondo grado.

Ultimo aggiornamento: 17:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA