Bambini abbandonati e soli,
colpa della anaffettività delle madri

di Viviana De Vita

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Figli del degrado, della miseria, dell’incuria e della criminalità. Bambini sporchi, malnutriti e vestiti male; spesso si assentano per lunghi periodi dalla scuola perché nessuno si preoccupa di accompagnarli. Partono quasi sempre dagli istituti scolastici le segnalazioni su disperati casi di abbandono familiare sui quali si accende il faro dei servizi sociali. Se è un dato ormai acclarato che, negli ultimi anni, sono in aumento davanti al tribunale per i minori i procedimenti per decadenza della responsabilità genitoriale (82 quelli avviati nell’ultimo anno a fronte dei 54 dell’anno precedente e dei 43 del 2016), è forse ancora più inquietante che, dietro tutti questi casi, non ci siano tanto fenomeni di violenza da parte di padri abusanti quanto di “abbandono” e “anaffettività” da parte di madri che, con un parto dopo l’altro, mettono al mondo più figli mostrandosi poi incapaci di prendersene cura. 

Tra i tanti procedimenti pendenti davanti al tribunale per i minori di Salerno, è paradossale il caso di una donna che, dopo aver perso la responsabilità genitoriale sui primi quattro figli, in seguito a rapporti occasionali con altri uomini, ne ha messi al mondo altri quattro; per questi bambini si è aperto un nuovo procedimento tutt’ora in corso davanti al tribunale per i minori. In questo caso è stato proprio uno dei figli a confermare ai servizi sociali, che già monitoravano la situazione di forte degrado, la sua drammatica situazione: ha affermato di non andare a scuola e di fare regolarmente uso di droghe. Si è invece conclusa con un affido temporaneo la drammatica vicenda di un bambino, figlio di una donna già madre di altri due figli avuti con un pregiudicato. Anche in questo caso la delicata vicenda era monitorata dai servizi sociali. Il padre naturale dei due bambini, già condannato per numerosi precedenti legati alla droga, è andato all’estero e ha portato con sé i suoi due figli dei quali la madre non ha mai denunciato la sottrazione. L’altro bambino, avuto dalla donna in seguito ad un’altra relazione, viveva in una condizione di assoluto abbandono: non aveva indumenti a sufficienza, era sporco e aveva grosse difficoltà a scuola. Si è aperto così un procedimento davanti al tribunale per i minori conclusosi con l’affido temporaneo del piccolo che, ora, può vedere la madre solo attraverso incontri protetti. Frutto della povertà è invece un’altra drammatica storia che vede protagonista una ragazza madre che ha perso ormai la propria bambina già dichiarata adottabile ed affidata ad un’altra famiglia. Fu proprio la donna, spinta dalla disperazione, a rivolgersi ai servizi sociali ai quali affidò quell’unica figlia sperando di poterle dare così un futuro migliore. Oggi che ha un compagno con un lavoro stabile, ha reclamato il suo diritto di madre ma il tribunale ha respinto sia in primo grado che in Appello, il ricorso. A parere dei giudici quella scelta di lasciare la bimba in comunità «fu un atto di abbandono» nell’ambito di una condotta che «assume le connotazioni di una mancanza assoluta di maternage», e cioè, di quell’insieme di cure materne tipiche del rapporto tra una buona madre e il suo bambino. 
Venerdì 8 Febbraio 2019, 07:30
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