CORONAVIRUS

Vaccino influenza, i medici di base: rischio focolai Covid. «Ritardi pericolosi per i più anziani»

Lunedì 28 Settembre 2020 di Camilla Mozzetti
Vaccino influenza, i medici di base: rischio focolai Covid. «Ritardi pericolosi per i più anziani»

Usa il paradosso Giacomo Caudo presidente nazionale della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di famiglia, che tuttavia serve a mettere in guardia su quello che potrebbe accadere negli ambulatori italiani quando partirà la campagna sulla vaccinazione antinfluenzale: «Non vorremmo diventare gli avamposto di nuovi focolai Covid».

Con l'aumento delle persone soggette alla forte raccomandazione oppure all'obbligo vaccinale rispetto allo scorso anno è più che mai verosimile «che noi medici ci troveremo a fare molte più somministrazioni - spiega Caudo - ma in questo frangente, con la pandemia da coronavirus, devono comunque essere rispettate tutte quelle misure per evitare i contagi: rifuggire le resse negli ambulatori, ad esempio, far entrare un numero limitato di persone ed evitare che possano sostare per molto tempo in ambienti chiusi».


 

Tempi, spazi e sicurezza


Questo produrrà quasi certamente un effetto: «allungare i tempi per le somministrazioni del vaccino a coloro che devono farlo o sono invitati a farlo - prosegue il presidente della Fimmg - a meno che non vengano aumentati gli spazi per poter svolgere le vaccinazioni».

In Italia ci sono all'incirca 60 mila medici di famiglia, esclusi coloro che prestano servizio nella cosiddetta continuità assistenziale e nella medicina di servizio. Molti sono associati nelle Ucp, le Unità di cure primarie che vedono più medici fare ambulatorio in uno stesso spazio per garantire un servizio maggiore - soprattutto in termini di orario - per i mutuati. «Ma non tutti gli ambulatori sono consoni ad effettuare, secondo tutte le procedure di sicurezza anti-Covid, le vaccinazioni - aggiunge ancora Caudo - ci sono ambienti ad esempio piccoli che potranno ospitare poche persone al giorno. Noi siamo ben felici di sapere che le Regioni, su scala nazionale, hanno ordinato 6 milioni di dosi vaccinali in più rispetto al 2019 perché questo significa puntare ad estendere la copertura che lo scorso anno si è attestata, per i soggetti fragili e anziani, intorno al 70 per cento. E siamo pronti a fare tutto ciò che c'è da fare». Ma anche per questo «Speriamo che tutte le procedure siano effettuate in tempi brevi e per tutte le procedure intendo l'erogazione a noi medici da parte delle Aziende sanitarie locali delle dosi vaccinali e anche dei dispositivi di sicurezza individuali nonché la possibilità di sfruttare anche ambienti delle singole Asl per permettere a tutti i medici di fare i vaccini senza incorrere in ritardi sulla programmazione per i pazienti», conclude il presidente della Fimmg.

Perché è proprio qui che risiede un altro problema: l'aumento della platea mantenendo inalterate le condizioni con cui si erogano le vaccinazioni. In sostanza, si potrebbe creare il cosiddetto effetto imbuto: molte persone titolate a fare il vaccino dal medico di famiglia che però dovranno mettersi in fila. Lo scenario spaventa molto la Federanziani e il motivo lo spiega la portavoce Eleonora Selvi: «Una persona anziana in piena pandemia Covid deve fare il vaccino antinfluenzale per evitare di sovrapporre le infezioni, essendo un bersaglio facile per entrambi i virus. Ma non bisogna garantire soltanto la tempestività per la protezione individuale, gli eventuali ritardi sulla somministrazione del vaccino, a causa delle tante richieste, potrebbero avere dei risvolti negativi non solo sulla salute ma anche sulla socialità di migliaia di persone».
 

Emarginazione


Un anziano non vaccinato per l'influenza e costretto a proteggersi di più dal Covid-19 è un anziano «che non potrà svolgere tante attività - conclude la Selvi - non potrà accedere ad esempio ai centri anziani, molti dei quali hanno già fatto sapere che non accetteranno persone non vaccinate per l'influenza, non potrà incontrare i nipotini perché dovrà prestare maggiore attenzione al rischio di infezioni, così come si porrà il problema se andare o meno a fare la spesa, acquistare un maglione, vedere un film al cinema». Anziani più fragili e potenzialmente più soli se l'intera macchina delle vaccinazioni antinfluenzali non funzionerà come un orologio svizzero.

 

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Il conto alla rovescia è partito ma per la campagna antinfluenzale 2020/2021 - in piena pandemia da - il rischio è quello di tornare indietro allo scorso marzo e trovarsi di fronte questo scenario: come all'epoca nelle erano introvabili le mascherine anche adesso le dosi per tenere lontano il virus influenzale potrebbero non essere alla portata di tutti.


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Ultimo aggiornamento: 07:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA