CORONAVIRUS

«Il virus nell'aria? Solo se ci sono assembramenti». Da Lecce a Venezia lo studio sull'airborne

Venerdì 20 Novembre 2020
Maxi assembramento giorni fa a via del Corso, a Roma (foto TOIATI)

Il virus si trasmette attraverso le goccioline respiratorie, fenomeno definito «airborne», ma perché il tasso di diffusione è diverso da regione e regione? Se lo sono chiesto un team di ricercatori italiani che hanno pubblicato sulla rivista scientifica "Environment International" un interessante studio multidisciplinare che ha messo a confronto due diverse città nel mese di maggio 2020, tra la fine del lockdown e la ripresa delle
attività: Venezia-Mestre e Lecce. Il risultato? La probabilità del contagio da Coronavirus nell'aria è bassa, a eccezione delle zone di assembramento.

Lo studio avviato con il progetto «AIR-CoV» è stato condotto da dall'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr (Isac) di Lecce, dall'Università Cà Foscari Venezia, dall'Istituto di scienze polari del Cnr (Isp) di Venezia e dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata (Izspb).

«Sono state prese come oggetto due città, Venezia-Mestre e Lecce, collocate in due parti del Paese con diffusione del Covid-19 molto diversa nella prima fase della pandemia - spiega Daniele Contini, ricercatore Cnr-Isac - Sono stati raccolti vari campioni, dalle nanoparticelle al PM10, determinando la presenza dell'Rna del Sars-CoV-2.. Tutti i campioni - prosegue Contini - sono risultati negativi, la concentrazione di particelle virali è risultata molto bassa nel PM10 (inferiore a 0.8 copie per m3 di aria) e in ogni intervallo di dimensioni (inferiore a 0,4 copie/m3 di aria). Pertanto, la probabilità di trasmissione airborne all'esterno, con esclusione delle zone molto affollate, appare molto bassa, quasi trascurabile. Negli assembramenti le concentrazioni possono aumentare, pertanto è assolutamente necessario rispettare le norme anti-assembramento».

Per Andrea Gambaro, professore a Cà Foscari, «è quindi auspicabile mitigare il rischio attraverso la ventilazione periodica degli ambienti, l'igienizzazione delle mani e delle superfici e l'uso delle mascherine». Lo studio delle concentrazioni in alcuni ambienti indoor di comunità sarà oggetto di una seconda fase del progetto AIR-CoV.  

«Il ruolo della trasmissione airborne dipende da diverse variabili quali la concentrazione e la distribuzione dimensionale delle particelle virali in atmosfera e le condizioni meteorologiche. Queste variabili poi, si diversificano a seconda che ci considerino ambienti outdoor e ambienti indoor», sottolinea Marianna Conte, ricercatrice Cnr-Isac. 

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