CORONAVIRUS

Coronavirus, l'infermiera dello Spallanzani: «Dal ragazzo tornato dalle vacanze alla signora rimasta vedova: guardo in faccia la morte»

Sabato 18 Aprile 2020 di Laura Bogliolo
Francesca Parentela

La sottile linea tra la morte e la vita la conosce bene. Come una funambola cammina su quel filo dove è difficile trovare un equilibrio, perché il Covid-19 è infame, bastardo e strappa via le anime di innocenti. È stata lei a dare la forza alla coppia di cinesi risultata positiva, la prima a Roma. «Saluti con le mani, grandi sorrisi, erano gli unici modi con i quali potevo comunicare con loro». Poi c'è stata quella storia che le ha dilaniato il cuore. «Moglie e marito erano ricoverati, lui non ce l'ha fatta, la moglie era disperata, un giorno sei vicina di stanza con l'amore della tua vita, il giorno dopo ti dicono che quel letto è vuoto e freddo».
Francesca Parentela, 29 anni, infermiera, da due anni lavora nel reparto di Rianimazione dell'Istituto Lazzaro Spallanzani, diventato fin dall'inizio dell'emergenza il centro nevralgico per il trattamento dei casi di coronavirus.

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TRA PAURA E SPERANZA
Indossa la tuta protettiva, il casco e nella sua mente in ogni momento risuonano le parole della mamma: «Stai attenta a non contagiarti». «La paura del contagio c'è - dice - ma è relativa, ho scelto di lavorare proprio qui, sono e siamo preparati a ogni eventualità, è il nostro lavoro e ho sempre voluto impegnarmi in un'area di crisi, dove si lotta tra la morte e la vita perché so che posso fare la differenza». Una missione: non c'è altro modo per descrivere quello che fa Francesca, originaria di Catanzaro, fidanzata.
«Non è facile tornare a casa dopo il turno e scrollarsi di dosso tutto quello che ho visto e sentito, a volte ce la faccio, altre no. E il mio fidanzato fortunatamente mi resta accanto, capisce i miei silenzi». Dietro a quei silenzi c'era la lotta di quel ragazzo tornato dalla settimana bianca contagiato dal coronavirus e intubato. «Ha combattuto tantissimo e io lo incitavo molto». Dietro le ore trascorse sul divano senza parlare c'erano le voci tremanti dei parenti dei ricoverati: «Chiamano per conoscere le condizioni di salute, io già so quello che gli dirà il medico e tremo all'idea di come potranno sentirsi quando gli verrà comunicato che il loro caro sta ancora lottando, o ancor peggio non c'è più. A volte devono aspettare molto al telefono, ma sono sempre gentilissimi e ci ringraziano».

LA FORZA
Gli occhi nerissimi di Francesca e il suo sorriso sono la prima cosa che i pazienti vedono quando si risvegliano. «C'è una grande tenerezza nel loro sguardo, sono spauriti, dopo essere stati intubati si ritrovano in una stanza, da soli, senza poter avere il supporto della famiglia, senza sapere se sopravviveranno e questo è duro anche per noi psicologicamente». E allora Francesca tira fuori tutta la sua energia e positività: «Gli stringo la mano, gli sorrido e gli grido bravo! Ce l'hai fatta! Ti sei svegliato!. Ed è bello vedere che reagiscono, anche se con un piccolo sorriso, vuol dire che ce l'ho fatta». Dietro il sorriso che non cede mai spazio alla malinconia davanti a «loro» (così chiama i pazienti) c'è dolore in Francesca.

LA RIANIMAZIONE
Anche perché da dicembre non vede né i genitori che sono in Calabria, né la sorella: «Anche lei è infermiera e lavora nel reparto Covid-19 a Milano, per i nostri genitori non è facile saperci così lontane, impegnate nell'emergenza di cui parla tutto il mondo e la mia famiglia mi manca molto, cerchiamo di restare in contatto con le videochiamate».
Tra speranza e dolore. Così vive Francesca anche se non può far trasparire nulla a «loro», ai suoi pazienti. Ma poi arriva «anche la grande gioia, quando qualcuno migliora e finalmente abbandona la Rianimazione». Ringraziamenti. Sono quelli che arrivano dopo dai pazienti che ce l'hanno fatta e dalle loro famiglie. «Ma anche da sconosciuti - racconta - il nostro reparto è inondato di regali che ci arrivano da tutta Italia da parte di persone che ci ringraziano per il nostro lavoro». 

Ultimo aggiornamento: 10:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA