L'intervista Giannini: «Scuole aperte
anche d’estate e nei giorni festivi»

Martedì 17 Maggio 2016 di Carla Massi

La scossa, magnitudo 5,8, è arrivata mentre era nella hall dell’albergo. Ore 21,23 locali, stava per salire in camera al decimo piano. Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini è in Giappone per il G7 su ambiente ed educazione. Epicentro Ibaraki, ad est di Tokyo. «L’abbiamo sentita forte - racconta al telefono - ma chi era già nelle camere, in alto, l’ha avvertita ancora di più. I giapponesi, intorno a noi, qui a Tsukuba, sono vigili e composti».

Ha avuto paura?
«Ammetto che un po’ di paura l’ho avuta. Ma, per fortuna, ero al piano terra e ho avvertito la scossa in modo attutito. Mi conforta che non ci siano state vittime».

Ministro, lei è in Giappone per confrontarsi con i suoi colleghi del G7. Che cosa ha presentato dell’Italia?
«Uno dei progetti che ho illustrato è quello battezzato come “Scuola al Centro”, istituti aperti durante l’estate. Per i ragazzi che restano a casa e che, inevitabilmente, finiscono a passare le giornate per strada. I ragazzi dei quartieri più disagiati di Milano, Roma, Napoli e Palermo. Un investimento da 10 milioni di euro».

I commenti?
«I nostri problemi sono simili a quelli delle altre grandi città di ogni paese. L’abbandono in strada fa diventare i più giovani facili prede. Il nostro obiettivo è quello di diventare il “posto”, il luogo di ritrovo, anche nei mesi di pausa. Per non perderci chi vive in difficoltà».
 
Porte aperte per medie e superiori?
«Sì, queste le scuole coinvolte. A Napoli, per esempio, si contano 541 istituti. Di questi, 275 sono in zone considerate a rischio. Alla città andranno 4 milioni e 100mila euro. L’appello che ci ha rivolto l’associazione “Un popolo in cammino” si è felicemente incrociata con la nostra iniziativa per quest’anno. Per ogni città un bando pubblicato su www.areearischio.it per organizzare le équipe che seguiranno i ragazzi».

E i professori?
«Non sono obbligati, chi vorrà parteciperà».

Con un compenso?
«Sì un compenso, ma non molto alto».

Ma i ragazzi si ritroveranno a luglio e agosto a ripassare italiano e matematica?
«No, assolutamente no. Pensiamo allo sport, a scuole di musica, teatro. Ma anche vari laboratori artistici. Tutto quello che potrebbe interessare i ragazzi, farli divertire e toglierli dalla strada».

Ma se i ragazzi, soprattutto in certi quartieri, hanno poca voglia di andare a scuola durante l’anno come pensa di riportarli nelle aule in estate?
«Credo che molti di loro hanno proprio bisogno di un luogo sicuro, dove incontrarsi in pace e scoprire possibilità diverse per impegnarsi. Un tetto per uscire da situazioni complicate, in casa e fuori casa. Dobbiamo impegnarci per loro. E poi, l’ho detto, mica si studierà!».

Potremmo pensare alle scuole aperte anche durante l’anno, magari la domenica?
«Se il progetto che sperimenteremo quest’estate andrà bene, perché no? Una volta avviata la rete si potrà pensare anche al giorno di festa. Molte associazioni di volontariato non hanno fondi per sostenersi e neppure luoghi adatti per accogliere molti ragazzi. Così potremo permettere a tutti di continuare l’attività. Unendo il loro lavoro a quello della scuola».

Lei è convinta che il progetto porte aperte andrà avanti senza ostacoli? Senza proteste del personale o richieste di compensi più alti
«Credo che non incontreremo grandi difficoltà».

Che cosa risponde a chi l’accusa di far diventare la scuola un “parcheggio gratuito” allargato ai mesi estivi?
«Rispondo che il mio compito è quello di recuperare i ragazzi. In alcuni quartieri la dispersione, parlo anche della scuola dell’obbligo, è alta. E’ nostro dovere intervenire».

E dopo le quattro città? Il timore è quello che un’iniziativa duri lo spazio di qualche mese e poi muoia, magari perché mancano i finanziamenti. Lei mostra grande sicurezza
«Potranno essere utilizzati i fondi europei destinati proprio alla dispersione scolastica. Prevediamo che il progetto possa essere esteso anche ad altre città ed altri istituti in zone o quartieri complessi. L’esempio potrà essere seguito individuando gli istituti che, aprendo le porte quando normalmente è chiusa, possono accogliere anche chi a scuola non ci va mai».

Crede che siano molte nel nostro paese le zone in cui il degrado porta anche all’abbandono scolastico?
«Lascia i banchi troppo presto il 17,6% degli alunni italiani contro la media Ue del 12,7%. Per questo sono stati stanziati fondi già negli anni scorsi ma, il cammino è lungo».

Tra una ventina di giorni si vota. Le lezioni, di fatto, tra ponti e pause per le amministrative, finiranno il 31 maggio. C’è chi ha fatto i conti e sostiene che l’anno scolastico sarà più corto del previsto, che ne pensa?
«Se il monte ore indicato per legge non fosse raggiunto sarà l’istituto a trovare il modo di compensarlo. Le scuole troveranno il modo di organizzarsi senza penalizzare programmi, esami e tutto il resto. Non credo ci saranno problemi. Ricordiamo che non si andrà alle urne in tutta Italia. Quindi perché tanto rumore?».

Ultimo aggiornamento: 18 Maggio, 10:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA