Italia, Balotelli o Immobile?
Due bomber per i Mondiali

Mercoledì 26 Gennaio 2022 di Alberto Abbate
Nazionale: SuperMario o SuperCiro? A parlare sono i gol

Come gli investimenti sul mattone. Puntate dritti su Immobile. Super Mario? No, Super Ciro. Tutti a parlare del ritorno del Bad Boy, dimenticando l’unica certezza buona del Mancio. Per carità, Balotelli avrà pure segnato appena un gol in meno (14) in azzurro, ma vogliamo davvero paragonarlo a tutto quello che ha dimostrato da sei anni a questa parte il bomber partenopeo? Capocannoniere del nostro campionato, già oltre i 15 centri per il sesto anno consecutivo. Con l’Udinese in Coppa ha timbrato il centesimo gol all’Olimpico, Immobile ha segnato in tutti i campi d’Italia, regna sovrano dal 26 agosto 2012 al 15 gennaio scorso. Solo con l’Atalanta è rimasto a digiuno sabato. Scusatelo, ma Ciro era e rimane l’uomo di punta del calcio italiano, incarna il prototipo del bomber moderno. E rivendica tutti i suoi record con orgoglio. Le critiche lo feriscono, i dualismi spesso lo frenano. Deve farsi forza da solo, gli manca solo questo step per convincere ogni scettico. Tutto il resto è già scritto in ogni tabellino.  

Silenzio. Immobile ha già detto tutto a Salerno dopo l’ennesima doppietta. Forse, una settimana fa, sapeva già che la polemica avrebbe ripreso quota: «L’Italia un centravanti ce l’ha. Sono campione d’Europa. Ho collezionato 140 reti in Serie A con la Lazio, ho vinto la Scarpa d’oro, tre volte la classifica marcatori. I numeri parlano per me, non ho bisogno di rispondere alle critiche in tv o sui social». Mancini oggi gli riconosce un posto al sole sotto porta, eppure richiama Balotelli come ombra, dopo gli 8 gol realizzati (Okaka ne ha fatti 9...) con l’Adana. E allora c’è qualcosa che non torna, magari verrà spiegato meglio oggi a pranzo in video-conferenza. Per carità, che Ciro non sia il modello d’attaccante ideale per il suo 4-3-3 non è una novità, ma il ct non può e non deve far tremare la terra sotto gli scarpini dell’unico vero attaccante che ha. Alla Nazionale manca pure un vice-Immobile tuttavia: non convincono i vari Belotti, Kean, Raspadori e Scamacca. Va bene allora sfogliare la margherita, ma guai a minare la fiducia dell’unico killer d’area. 

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Forse qualcuno non ricorda o fa finta di non ricordare: ha pesato enormemente l’assenza di Ciro, a novembre contro l’Irlanda del Nord. Immobile non si perdona ancora quel forfait, rimugina. Era dovuto tornare a casa perché il suo polpaccio aveva fatto crack. Eccesso di generosità pagato a caro prezzo, perché Ciro si era fatto male a Marsiglia e aveva comunque voluto rispondere alla convocazione azzurra. C’era il passaggio diretto in Qatar in ballo. Ora chiede rispetto, non si aspetta nessuna riconoscenza, ma è pronto a trascinare di nuovo l’Italia. Non vuole fallire né mancare contro la Macedonia del Nord il 24 marzo e poi eventualmente nella finalissima contro la vincente fra Portogallo e Turchia. Sarà un leader, Ciro, oggi all’apertura di questo stage. Tre giorni di allenamenti ed esperimenti (oggi si vedranno anche Bonucci e Pellegrini, ma solo per il lavoro tattico, e torneranno a casa domani). Però stavolta ci saranno due new entry biancocelesti, Zaccagni e Luiz Felipe, a fargli compagnia. Anche se il centrale ieri è apparso in Paideia per un problema muscolare accusato nel post-gara contro l’Atalanta. Oggi comunque ci sarà, ma vedremo per qauanto. Il centrale aveva rifiutato la convocazione di Di Biagio con l’Under-21, stavolta è uno dei due oriundi richiamati per questa missione delicata. L’altro è Joao Pedro, nativo di Ipatinga, italiano dal 2017 dopo aver sposato la palermitana Alessandra. Anche il 30enne cagliaritano è un esperimento del ct per aggiungere soluzioni in attacco. Quarantanovesimo naturalizzato per una Nazionale - che con Emerson Palmieri e Jorginho arriva a 5 brasiliani - sempre più verdeoro. Immobile, invece, all’anagrafe fa “solo” Ciro da Torre Annunziata. Ma come lui non segna nessuno.

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