Riapre la taverna di Caravaggio: dopo quasi due secoli rinasce il Cerriglio | Video

di Pietro Treccagnoli

Dovete mettervi alle spalle il caos di piazza Bovio e del Rettifilo, sfidare i vicoli che da Sedile di Porto salgono verso i Banchi Nuovi, dentro la Napoli medievale e barocca, popolare e aristocratica, sopravvissuta ai picconi del Risanamento. Qui, a giorni, troverete «La Locanda del Cerriglio». Riaperta, dopo oltre un secolo e mezzo dalla sua mesta fine, proprio nei locali che dal Trecento hanno ospitato, nutrito, divertito e sollazzato sessualmente nobili e plebei, artisti, poeti e soldati pronti al duello.







Nome magico, sopravvissuto come una reliquia per eruditi, ripreso, qualche decennio fa, con il nome di «Taverna del Cerriglio», in un luogo diverso da quello originario, a calata Trinità Maggiore. Ma ora rinasce laddove sono passati Giambattista Della Porta, Giambattista Basile, Giulio Cesare Cortese e, naturalmente Michelangelo Merisi da Caravaggio, il maestro delle «Sette Opere di Misericordia» che, nei secoli, è diventato, grazie anche alla sua vita trasgressiva, un’icona mondiale.







Qui, il ribelle del Siglo de Oro, fu aggredito e sfregiato. Era il 24 ottobre del 1609. Ora gli sfregi, che vanno lentamente scomparendo, li rintracciate sui muri di questo vicolo attorcigliato che vi accoglie con un ponteggio e si inerpica, come una scalinatella caprese o della Costiera Amalfitana. È in corso un recupero, lento ma inesorabile, nel quale si inserisce il restauro gastronomico della Locanda del Cerriglio.



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Mercoledì 5 Novembre 2014, 23:44 - Ultimo aggiornamento: 20 Marzo, 21:12
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2 di 2 commenti presenti
2014-11-06 11:01:00
Complimenti Grande iniziativa. Valorizziamo e facciamo diventare ricchezza la storia di Napoli.
2014-11-06 10:41:00
Notizia appetitosa.... ....e gustosa! Fa piacere vedere giovani con buoni propositi, entusiasmo e palese ottimismo. La domanda che avrei posto ai simpatici Osti: quale target vi proponete? Clientela ricercata o popolare? Prezzi alti o bassi? Qualche consiglio: non puntate verso il basso. Napoli è piena di locali mediocri, poco accoglienti e pessimo cibo, mentre mancano, a mio parere, taverne-trattorie di livello medio, con ottima cucina e prezzi modici, come ve ne sono numerose a Roma. Proponete diversi piatti di ottimo(!) Baccalà e preparati come Dio comanda! Ahimé, a Napoli è un piatto che si è degradato, mentre altrove è un "must". L'ambiente e l'atmosfera sono fondamentali. L'avventore accetta anche una cattiva minestra, se gustata in un ambiente piacevole, con personale educato, solerte e rispettoso. In fondo basta poco: un grazie ed un sorriso mandano giù anche un ragù non "peppiato" a dovere....Un sincero "in bocca al lupo". Felipe

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