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Cardiopatico morto in carcere,
l'Anm contro il Garante dei detenuti

Lunedì 4 Gennaio 2021 di Mary Liguori

Non si placano le polemiche dopo la morte del detenuto Renato Russo, deceduto nell'infermeria del carcere di Santa Maria Capua Vetere nella notte di Capodanno. Dopo la denuncia del garante Samuele Ciambriello, affidata a Il Mattino e poi ai suoi profili social,  è arrivata la replica della giunta esecutiva dell'Anm a difesa dell'operato dei magistrati che avrebbero respinto le due istanze di scarcerazione presentate da Russo in virtù di una grave cardiopatia. «Russo Renato, napoletano, 54 anni è morto nell'infermeria del carcere di santa Maria Capua Vetere.- scriveva Ciambriello sabato -  Adesso il suo corpo è all'Ospedale di Caserta per l'autopsia. Chiedo giustizia e verità. Per due volte il magistrato competente, pur essendo cardiopatico e malato, gli aveva rifiutato gli arresti domiciliari. Non si può morire in carcere e di carcere.Chi ha sbagliato deve pagare il suo debito non a prezzo della sua vita  La giustizia è in agonia. Ci vorrebbe un picconatore. Ma quando la politica riprenderà in mano i suoi poteri e i suoi doveri? Adesso è cinica e pavida». Nella stessa giornata, il magistrato Marco Puglia, segretario della giunta dell'Anm, replicava su Il Mattino alle dichiarazioni del garante. Oggi, una nuova nota del medesimo organismo che definisce «pericolose» le esternazioni di Ciambriello rilanciate dal garante dei detenuti napoletani, Ioia, e annuncia contromisure. 

«La giunta esecutiva dell'Anm presso la Corte di Appello di Napoli apprende con rammarico che il Garante per la tutela dei diritti delle persone private della libertà personale della regione Campania, Samuele Ciambriello, ha rilasciato nella una dichiarazione al Mattino di Caserta relativa al decesso di un detenuto cardiopatico presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere nella quale è dato leggere: «il magistrato competente, pur essendo Russo cardiopatico, gli ha rifiutato i domiciliari. Non si può morire in carcere e di carcere. Chi ha sbagliato deve pagare, ma non a prezzo della vita. La giustizia è in agonia». «Tale dichiarazione - scrive ancora l'Anm - getta una inaccettabile ombra di iniquità sull'operato dei magistrati  perché essa non è suffragata da alcuna analisi o elemento a sostegno di quanto prospettato e non tiene conto del costante senso di responsabilità che essi adoperano nel tutelare la salute dei detenuti. A ciò si aggiunga che la predetta dichiarazione è stata, altresì, pubblicata su un profilo social del garante Ciambriello e ripresa per intero sul profilo del garante del comune di Napoli, Pietro Ioia, consentendo, al contempo, la pubblicazione di commenti altamente diffamatori da parte di altri utenti nei confronti dei magistrati, del ministro Bonafede, della direzione e del personale del carcere sammaritano, senza alcun tipo di attività di moderazione o censura da parte dei proprietari dell'account. Siffatto comportamento, superficiale e al contempo pericoloso perché capace di nutrire un clima di ingiustificato rancore nei confronti delle pubbliche istituzioni, è assolutamente inaccettabile. E lo è ancor di più se posto in essere da soggetti che, per il loro ruolo istituzionale, dovrebbero avere la capacità di interloquire con la magistratura in maniera misurata e funzionale per il raggiungimento di un obiettivo comune. Lascia, pertanto, estremamente amareggiati la lettura della predetta dichiarazione e la modalità di diffusione e gestione della stessa senza sottacere la preoccupazione per la propria incolumità che, altresi', tali condotte ingenerano in persone che esercitano, nel rispetto della legge, le proprie funzioni. La Giunta, pertanto, si riserva l'utilizzo dei previsti strumenti di tutela nelle opportune sedi».

Poche ore dopo, il garante Ciambriello ha ulteriormente chiarito la sua posizione. «Prendo atto delle dichiarazioni dell'Anm, presso la corte di Appello di Napoli e per il grande rispetto che nutro per le istituzioni e la magistratura e per lo stesso ruolo di garanzia che sono chiamato a ricoprire, non intendo alimentare alcuna polemica in merito a questa vicenda. - ha scritto - Temo che le mie dichiarazioni siano state male interpretate e che non se ne sia colta la sostanza. Sono molto dispiaciuto se qualcuno sui social fa uso strumentale delle mie dichiarazioni o le commenta in modo offensivo.  Per quanto mi riguarda, laddove nelle mie possibilità,
rimuovo sempre i commenti inopportuni - di cui ovviamente non sono responsabile- e attiverò per il futuro
forme di controllo più severe nell’interesse di tutti. Ciò detto vorrei però che restasse in primo piano
l’azione del mio ufficio che ogni giorno lavora, nell’interesse del sistema penitenziario, a tutela
di diritti costituzionalmente garantiti».

Ultimo aggiornamento: 23:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA