Scoperto con un cellulare nelle parti intime, detenuto aggredisce agenti

Anche un ispettore colpito con una testata al volto

Il carcere di Carinola
Il carcere di Carinola
Giovedì 6 Luglio 2023, 20:14
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«Nella mattinata di oggi, durante la perquisizione ordinaria, un detenuto ha aggredito con oggetti rudimentali due unità di Polizia Penitenziaria solo perché con scaltrezza i due colleghi erano riusciti a sequestrargli un telefono ben nascosto nelle parti intime. Nel primo pomeriggio, invece, un detenuto ha aggredito per futili motivi un Ispettore con una testata al volto. L'ispettore è stato immediatamente trasportato in ospedale per le cure necessarie». Questo il racconto di Tiziana Guacci, segretario regionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che esprime solidarietà ai due poliziotti contusi nel carcere di Carinola.

L'episodio riporta l'attenzione sulle difficoltà «nella gestione dei detenuti.

Sono continue - continua Guacci - le aggressioni al Personale che si verificano senza che vi sia un intervento da parte degli organi superiori. La gestione e movimentazione dei detenuti protagonisti di aggressioni ci lascia alquanto perplessi, in quanto non sempre vengono applicate repentinamente le normative ministeriale che prevedono il trasferimento immediato del detenuto che si rende protagonista di aggressioni nei confronti del personale».

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A commentare gli episodi anche Donato Capece, segretario generale del Sappe: «Quel che è accaduto è di una violenza inaccettabile. Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari della Campania, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. È necessaria una svolta legislativa, che inasprisca la normativa in atto verso chi aggredisce personale di Polizia: ed è del tutto evidente che in presenza di fenomeni particolarmente aggressivi sul piano criminale, fortemente radicati sul territorio e assai diffusi nelle carceri, la risposta dello Stato non può essere blanda o inefficace, perché queste aggressioni sono anche le conseguenze di una politica penitenziaria che invece di punire, sia sotto il profilo disciplinare che penale, i detenuti violenti, non ha assunto severi ma giusti provvedimenti, necessari anche per scoraggiare pericolosi effetti emulativi».

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