Coronavirus a Torino, anziani positivi alle Molinette: trasferiti tutti i pazienti ricoverati in Medicina. Procura avvia accertamenti

Coronavirus, positivi alle Molinette: il figlio lavora in zona rossa
​Coronavirus, positivi alle Molinette: il figlio lavora in zona rossa
Venerdì 6 Marzo 2020, 10:10 - Ultimo agg. 20:51
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Coronavirus, a Torino una coppia di ottantenni, da alcuni giorni ricoverata nel reparto di Medicina generale delle Molinette di Torino è risultata positiva. Erano arrivati in ospedale per quella che sembrava influenza, non dichiarando che era venuto a fare loro visita proprio in quei giorni il figlio, che lavora nella 'zona rossa' di Lodi. Lo si apprende da fonti sanitarie regionali. La Direzione aziendale dell'ospedale ha posto in essere i dovuti provvedimenti del caso. Sono state attivate tutte le procedure, compresa l'analisi del percorso dei pazienti dal loro arrivo in ospedale.

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Così 12 tra infermieri e operatori sanitari dell'ospedale Molinette, a Torino, sono stati messi in quarantena precauzionale. Il sindacato Nursing Up chiede «assunzioni immediate e improrogabili» perché «oggi non ci sono più infermieri per coprire turni che stanno diventando impossibili in termini di ore». «Non si può nascondere - dice Claudio Delli Carri, segretario regionale di Nursing Up - che non avere previsto una massiccia tornata di assunzioni, con l'introduzione straordinaria e preventiva di infermieri come avevamo suggerito, abbia creato dei problemi. Si poteva prevedere. Ma c'è ancora tempo per recuperare, purché si agisca in tempi brevi. La Regione deve darci risposte immediate».


Nel più vasto ospedale del Piemonte e uno dei più grandi d'Italia, è stato necessario alzare le barriere: locali chiusi, operatori in quarantena, pazienti trasferiti. La circostanza ha creato ulteriori difficoltà organizzative in un sistema sanitario regionale ormai in trincea: 144 casi (tre i decessi), stop agli interventi chirurgici non urgenti, riconversione di intere strutture. «Alle Molinette abbiamo dovuto isolare del personale che per noi è preziosissimo» dice l'assessore regionale Luigi Icardi. Sulla vicenda ha acceso un faro la procura di Torino, che ha avviato una serie di accertamenti.

Il fascicolo non ha né indagati né ipotesi di reato. A Palazzo di giustizia spiegano che è «un atto dovuto» e che «si ripone la massima fiducia nel personale sanitario che sta operando in questo momento così difficile». Gli inquirenti vogliono capire se ci sono state delle falle nei meccanismi che regolano l'accesso in ospedale e se, nel complesso, le procedure siano adeguate. Qualche che sia la risposta, i primi riscontri portano a pensare che i protocolli sono stati rispettati. I coniugi (entrambi ultrasettantenni) erano ricoverati in Medicina generale, e quando le loro condizioni si sono complicate, hanno fatto emergere una circostanza che per qualche ragione avevano dimenticato di riferire durante il pre-triage: il figlio che per ragioni professionali soggiorna in una zona vicina a quella del focolaio dell'epidemia.

Cosicché è stato fatto il tampone. Ieri sera è arrivato il responso. La moglie è stata portata all'Amedeo di Savoia. Il marito, il cui quadro è definito «più complesso», è rimasto alle Molinette ma è andato in rianimazione. In ospedale, intanto, è arrivata la quarantena per circa 25 infermieri e una mezza dozzina di medici. Medicina generale è stata chiusa. Le tre persone che sono state nelle stanze dei coniugi sono state isolate e messe sotto controllo. «Speriamo in comportamenti responsabili da parte di tutti», commenta Icardi. «I dettagli - osserva il direttore sanitario Giovanni La Valle - sono importanti. Ai pazienti dico di non avere paura, di raccontare le cose, perché le informazioni prima arrivano e meglio è».
 

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