Caffè al posto della cocaina, nuove piantagioni per sostenere le donne colombiane e i loro bambini

Lunedì 11 Novembre 2019 di Franca Giansoldati

Chicchi di caffè e non foglie di coca. Grazie ad una coppia di imprenditori italiani si fa strada in Colombia un progetto gender equity per convertire gradualmente le immense coltivazioni di coca che fino a poco tempo fa erano nelle mani dei terroristi delle Farc. Adesso su una parte di queste terre ci sono coltivazioni di caffè – il migliore del mondo – destinato al mercato in Europa. Sembrava un sogno fino a poco fa. Il progetto Oasis for peace è nato per rafforzare la parità di genere tra le comunità dei campesinos, aiutare le donne ad avere una loro autonomia e a dare un futuro diverso a quei bambini che erano sfruttati nelle coltivazioni di coca: i maschi venivano poi arruolati come "soldati" nei gruppi armati illegali. Le bambine, invece, erano costrette  alla prostituzione minorile. Un inferno.

Fino a poco tempo fa queste terre erano sotto il totale controllo dei guerriglieri. Un business che serviva per l'acquisto di armi e per finanziare l'esercito parallelo. La conversione in moderne piantagioni di caffè è ormai a buon punto. I primi pacchetti di caffè originati da questo percorso virtuoso sono stati presentati a Roma dalla ambasciatrice della Colombia in Italia, Gloria Isabel Ramirez Rios. Sui pacchetti c'è scritto proprio così, che il caffè ha preso il posto della coca («donde la coca ya non crece»).

«Aiutare le donne significa anche cambiare il modello di produzione e conduzione agricola, arrivare a coltivare un prodotto migliore, tostarlo con le tecniche più innovative fino alla vendita in Europa» ha detto l'ambasciatrice. 

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Sembrava quasi impossibile arrivare ai contadini di quelle aree poverissime che dovevano convertire le produzioni illegali senza avere i necessari supporti di tecnologie o i capitali necessari per acquistare i macchinari per la tostatura. L'idea di avviare un test e partire con un primo progetto è venuta ad un prete colombiano, padre Rito Julio Alvarez che ha trovato supporto in una coppia di imprenditori italiani ormai in pensione a Montecarlo, Alessandro Dalmasso e Sylva Cosulich, entrambi decisi a dare vita ad una associazione e provare a cambiare un po' le cose.

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«I benefici  - spiega Sylva Cosulich - vengono reinvestiti totalmente nelle comunità stesse, attraverso la protezione dei soggetti più vulnerabili, con un occhio al tema della formazione dei lavoratori e delle lavoratrici. In questo modo vogliamo formare persone – uomini e donne, nella uguale percentuale – in modo che in futuro siano in grado di andare avanti con le proprie risorse ed energie, con una visione di insieme. Le donne coinvolte sono la metà esatta. Un modello che garantisce la crescita della comunità e la formazione di una nuova generazione di futuri leader di pace, con una visione tecnologica ed ecologica basata sul rispetto dei diritti umani e sulla tutela dell’ambiente. Il nostro modello di sviluppo integrato si basa sul concetto di “Trade not Aid”, significa che le iniziative concrete vengono prese in collaborazione con le comunità locali, per promuovere attività imprenditoriali in contesti critici, caratterizzati da alti livelli di insicurezza e povertà».

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Ultimo aggiornamento: 10:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA