Da 60 anni nella stessa parrocchia, Sorrento in festa per don Antonino

Sabato 26 Settembre 2020 di Massimiliano D'Esposito
Don Antonino Persico
Sessant’anni. Una vita dedicata alla sua gente. Per don Antonio Persico, anzi, monsignor Antonino Persico – il titolo gli spetta – ricorre domani un anniversario che se non è un record assoluto poco ci manca. Da 60 anni cura le anime (e non solo) dei fedeli del Capo di Sorrento. Era il 1960 quando prese in mano le redini della parrocchia del Santissimo Rosario in uno degli angoli più suggestivi della Costiera. Difficile ricordare un connubio più lungo tra un pastore ed il suo gregge. Ancora di più oggi, quando questi legami si spezzano dopo pochi anni. Don Antonino, invece, ha resistito. E resiste. Nonostante l’età che avanza e qualche acciacco celebra ancora messa tutti i giorni insieme a don Mario Cafiero, vicario generale della diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, che negli ultimi anni è stato chiamato dall’arcivescovo Francesco Alfano a gestire la parrocchia. Sebbene sia avvenuto il passaggio di consegne formale don Antonino continua a rappresentare un punto di riferimento inamovibile per i suoi parrocchiani e non solo. Chi c’era quel giorno di sessant’anni fa, ricorda il suo arrivo in punta di piedi, senza clamore. In fondo non veniva da chissà dove. Il borgo di Priora, sua terra di origine, è a pochi passi. Arrivò al Capo di Sorrento passando per Bonea, frazione di Vico Equense, breve parentesi dei primi anni di sacerdozio, per ritagliarsi un posto nella storia di questo angolo della Costiera. Arrivò senza farsi precedere da annunci eclatanti e fuochi d’artificio. Arrivò e fece ciò che gli riesce meglio: si mise al servizio della sua gente. E proprio quel suo modo di fare pacato e tranquillo conquistò subito gli abitanti del Capo di Sorrento. Una popolazione a quei tempi votata all’agricoltura, proprio come la famiglia di Don Antonino, il papà Roberto, la mamma Giuseppina e gran parte dei loro 14 figli. In ottantotto anni di vita, sessantatré di sacerdozio e sessanta di guida pastorale al Capo di Sorrento, ha conosciuto papi, cardinali, ministri della Repubblica, generali. Una folta schiera di personalità nelle quali ha sempre lasciato il ricordo sorridente della sua terra. Lo testimonia la galleria fotografica del suo studio. Ma chi lo ama profondamente, con il cuore, è la sua gente. I tanti che in questi anni hanno apprezzato la sua profonda umanità e l’ampia disponibilità. In tutti ha lasciato un segno. I suoi studenti dell’Istituto tecnico commerciale (oggi diventato polispecialistico San Paolo) lo consideravano severo, ma sapevano che era padre Persico, il vice preside tutto d’un pezzo, quello che durante gli scrutini aiutava tutti. Gli altri sacerdoti dell’arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia hanno sempre trovato in lui un punto di riferimento, soprattutto quando ha ricoperto ruoli di responsabilità nella Curia come nel periodo in cui è stato delegato arcivescovile di monsignor Raffaele Pellecchia o presidente dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Come non ricordare, poi, la grande responsabilità del suo impegno quarantennale come giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale Campano di Appello. Ma la sua impronta l’ha lasciata soprattutto nel realizzare il complesso parrocchiale del Capo di Sorrento. Un’opera grandiosa, unica. Uno dei primi esempi di architettura moderna applicata ad un edificio di culto. Una struttura che in ogni angolo, in ogni anfratto, richiama la genialità di Don Antonino. Il progetto è stato firmato dall’architetto Adolfo De Pertis, ma tutti i passaggi che hanno portato alla sua costruzione ed agli interventi successivi hanno un’unica paternità. La chiesa inaugurata nel 1972 è stata profondamente trasformata, fino a diventare un’opera d’arte a tutti gli effetti. Senza dimenticare l’area giochi per i bambini, le biblioteche e l’auditorium realizzati solo grazie alla grande passione di Don Antonino, che nel suo cammino ha incrociato tante persone generose le quali hanno contribuito con il sostegno morale ed economico a dare vita al complesso ed a quanto racchiude. Per ricordare tutto ciò domani alle 11 è in programma una solenne celebrazione liturgica presieduta dall’arcivescovo Alfano. Purtroppo a causa dell’emergenza Covid non sarà possibile festeggiare come si deve, ma la data non poteva passare sotto silenzio ed al termine della funzione sarà scoperta una targa commemorativa che don Mario ed i parrocchiani del Capo di Sorrento hanno voluto far posizionare sulla facciata principale della chiesa che guarda verso il Golfo di Napoli. © RIPRODUZIONE RISERVATA