CORONAVIRUS

Napoli, San Gregorio Armeno deserta
atmosfera spettrale nella strada dei pastori

Domenica 31 Maggio 2020 di Antonio Folle

Un'atmosfera spettrale quella che si registrava stamattina a San Gregorio Armeno, un silenzio interrotto solo da pochi e frettolosi passanti. Le immagini delle fiumane umane di turisti intenti ad acquistare i celebri pastori del presepe napoletano sono ormai solo un lontano ricordo e non è detto che le cose ritornino come prima in breve tempo. Dal prossimo mese di giugno dovrebbe essere possibile ricominciare a spostarsi da una regione all'altra, ma molto presto bisognerà tirare le somme dei danni - sia diretti che indiretti - fatti dal Coronavirus
 

Anche oggi i bottegai hanno deciso di tenere chiuse le loro attività. Una forma di protesta che domani entrerà nella terza settimana. Gli artigiani hanno chiesto alla Regione un incontro urgente con il Governatore Vincenzo De Luca e, allo stesso tempo, l'istituzione di un tavolo tecnico che discuta dei problemi e, soprattutto, delle soluzioni da adottare per salvare la strada dei pastori dal triste destino che si sta delineando. Senza turisti, infatti, le speranze di una ripresa immediata sono ridotte al lumicino e con ogni probabilità solo le grandi realtà riusciranno a sopravvivere, condannando a morte le decine di piccole e piccolissime attività gestite in molti casi dal singolo artigiano. Il "mercato interno" della città di Napoli non può garantire nemmeno la semplice copertura delle spese vive e molti artigiani sono già fortemente indebitati a causa degli altissimi costi di fitti e utenze. 

La scorsa settimana una delegazione di artigiani è stata ricevuta da Corrado Matera e da Antonio Marchiello, rispettivamente assessore al Turismo e alle Attività Produttive della Regione Campania. Una prima interlocuzione che dovrebbe - è la speranza degli animatori della protesta - fare da "apripista" ad un incontro con De Luca che potrebbe aver luogo già questa settimana.

«Ancora oggi San Gregorio Armeno è chiusa - spiega Gabriele Casillo dell'associazione Corpo di Napoli - stiamo ancora aspettando un incontro con De Luca. Noi chiediamo di essere salvati perchè salvare noi significa salvare la tradizione e la cultura popolare napoletana. San Gregorio Armeno è uno dei simboli della napoletanità nel mondo e speriamo che stavolta De Luca decida di ascoltarci personalmente, aiutandoci a trovare una soluzione per questa situazione che rischia di distruggere questo importante pezzo di storia napoletana».

Da ormai diversi anni San Gregorio Armeno è il vero e proprio traino dell'economia del centro storico. Migliaia di persone arrivano ogni anno nella strada dei pastori per ammirare l'arte del presepe napoletano, innescando un circolo virtuoso che, a cascata, ha generato una poderosa spinta economica in tutta la zona. Quando l'emergenza sarà realmente finita e i turisti torneranno in città la politica non potrà esimersi dal porsi seri interrogatori sul futuro e sullo sviluppo del centro storico Unesco. Se è vero che un settore "tradizionale" come quello del presepe napoletano continua a trainare l'economia, è altrettanto vero che per tanti settori altrettanto tradizionali la crisi post-Coronavirus rischia di trasformarsi in un ostacolo insormontabile. 

Da ormai diversi giorni il dibattito cittadino ruota intorno alla polemica tra De Luca e de Magistris sugli orari di chiusura dei "baretti". Una polemica che rischia di trascinarsi ancora a lungo e che rischia di diventare materia di campagna elettorale mentre una gran parte del centro storico della terza città d'Italia chiede a gran voce di non trasformarsi in una grande trattoria a cielo aperto. 

Ultimo aggiornamento: 18:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA