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Lia Rumma, la collezione donata al museo di Capodimonte: è la più importante dal secondo dopoguerra

Venerdì 22 Luglio 2022 di Valentina Bonavolontà
Lia Rumma, la collezione donata al museo di Capodimonte: è la più importante dal secondo dopoguerra

Chissà cosa si diranno Caravaggio e Jannis Kounellis, Simone Martini e Gino De Dominicis, Pieter Brueghel e Mimmo Jodice, uno di fronte all'altro sulla collina di Capodimonte.

Il dialogo tra l'arte moderna e contemporanea, già presente all'interno del museo, trova nuova linfa con la donazione di più di 70 opere della collezione di Lia Rumma, comprendenti alcuni dei massimi esponenti, e dei lavori più riconoscibili, del movimento dell'arte povera, tra i più influenti del panorama artistico del XX secolo, donati ora allo Stato italiano attraverso il Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli, città nella quale la gallerista aprì la prima sede della sua galleria, nel 1971, nell’elegante palazzo di Parco Margherita, dopo la scomparsa del marito, Marcello Rumma, con il quale già aveva organizzato alcune rassegne d’arte che in prospettiva avrebbero assunto un enorme rilievo, su tutte “Arte Povera + Azioni Povere”, nel 1968, a cura di Gemano Celant

La collezione sarà esposta alla Casina dei Principi, attualmente oggetto di restauro che tra due anni aprirà le porte ai capolavori della collezione Rumma, per diventare tra i principali centri espositivi dell'arte contemporanea italiana. La Casina, con i suoi 4.000 mq circa, è l’edificio più prestigioso e centrale di tutto il complesso di Capodimonte, subito dopo la Reggia. La collezione si aggiunge alle altre eccezionali raccolte del Museo, come quella Farnese, che rendono il Museo di Capodimonte  l’unico in Italia a conservare ed esporre l’arte dal XIII secolo a oggi.

Una collezione impareggiabile, che passa sotto la tutela dello Stato e che rappresenta il centro del lavoro di Lia e Marcello Rumma, che del contemporaneo sono stati non solo collezionisti, ma movimentatori e fautori, grazie alle prime mostre a Salerno e all'Arsenale di Amalfi, tra la fine degli anni 60 e l'inizio dei '70. 

L’annuncio è stato dato nel corso di una conferenza di ieri nel Salone delle Feste del Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli. Presenti, oltre alla collezionista e donante Lia Rumma, il Direttore generale dei Musei Massimo Osanna, il Direttore generale Creatività Contemporanea Onofrio Cutaia, il sindaco Gaetano Manfredi e il Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger.

Il ministro della Cultura Dario Franceschini, assente per la crisi istituzionale in atto, ha inviato un messaggio nel quale, ringraziando Lia Rumma per la donazione, ha dichiarato: «In questo giorno importante, al quale con rammarico non posso partecipare, so che Lia ha al suo fianco tutto il mondo del contemporaneo italiano a festeggiare questo grande gesto di mecenatismo culturale di cui lo Stato italiano non può che ringraziare. Questa donazione è un grande gesto di generosità che ci auguriamo possa segnare  la strada per molti altri. Il ministero della Cultura partecipa con convinzione a questa giornata di festa e investe risorse per dare nuova luce alla sede e al nuovo allestimento che ospiterà queste opere».

«L’annuncio della donazione della Collezione Lia e Marcello Rumma – ha sottolineato il Direttore generale Musei, Massimo Osanna – è un segnale della volontà dei musei di aggiornarsi, di rinnovarsi e di porsi come luoghi di riferimento per la conoscenza e la promozione del patrimonio culturale in tutte le sue manifestazioni, siano esse espressione della più remota antichità o, come in questo caso, del sentire contemporaneo». 

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La donazione comprende dipinti, sculture, fotografie e lavori su carta di circa trenta artisti italiani la cui ricerca ha avuto un riscontro internazionale, e copre un arco temporale che va dal 1965 agli anni Duemila. Un focus è dedicato all’Arte Povera – definizione coniata nel 1967 dal critico Germano Celant – e ad artisti la cui ricerca individuale si è sviluppata accanto ai movimenti radicali di quegli stessi anni. Non a caso, più volte sono arrivate proposte di acquisizione dall’estero, ma l’obiettivo di Lia Rumma è sempre stato quello di tenere viva la memoria e la storia di quegli straordinari anni dell’arte Italiana, lasciando la collezione in Italia.

«Ci sono vite che si costruiscono come avventure, come lotte, come destini - ha affermato Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte - Ci sono vite che sono fatte di passione e di sacrifici, vite consapevoli che non si vince senza intelligenza e visione. Sono questi collezionisti a scrivere la storia, per questo i musei, che sono la memoria della sensibilità e del genio umano, rappresentano la destinazione naturale delle loro raccolte. Con il dono della collezione a Capodimonte Lia e Marcello Rumma entrano nella storia, ma, ancor più, fanno entrare la storia a Capodimonte, una storia di cui sono stati testimoni e attori quando alla fine degli anni Sessanta con l’Arte Povera, l’arte italiana è entrata radicalmente nella contemporaneità». 

Tra gli artisti in collezione: Vincenzo Agnetti, Giovanni Anselmo, Carlo Alfano, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Mario Ceroli, Dadamaino, Gino De Dominicis, Giuseppe Desiato, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Paolo Icaro, Mimmo Jodice, Jannis Kounellis, Maria Lai, Carmine Limatola, Pietro Lista, Francesco Matarrese, Mario Merz, Marisa Merz, Aldo Mondino, Ugo Mulas, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Pino Pascali, Gianni Piacentino, Michelangelo Pistoletto, Gianni Ruffi, Ettore Spalletti, Giulio Turcato, Gilberto Zorio.

«È un gesto di una generosità incredibile» - dice il sindaco Gaetano Manfredi - «Io dico più che allo Stato italiano, alla città di Napoli. A volte siamo prigionieri della nostra dimensione classica, che è incapace di aggiornarsi e comprendere le nuove tendenze culturali della città. Questa è la città che fonde identità e alterità, che fa dialogare le sue radici con la voglia di trasformarsi. Lia è maestra di contaminazione, per questo qui può sentirsi perfettamente a casa».

La raccolta Rumma andrà così a integrare quella della sezione Contemporanea che, a oggi, consta di 175 opere e che già rende il Museo di Capodimonte l’unico in Italia a poter raccontare gli sviluppi e gli eterni ritorni dell’arte dal XIII Secolo, quando si “scopriva” la pittura a olio, a oggi, periodo di grandi sconvolgimenti, anche artistici.

Dunque «cosa direbbero Caravaggio, Masaccio dell’arte contemporanea?» - si è domandata la collezionista Lia Rumma - «Mi viene in mente un verso del Manzoni: "Ai posteri l’ardua sentenza". Noi andiamo avanti, insieme».

Ultimo aggiornamento: 5 Agosto, 00:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA