“Napucalisse”, Mimmo Borrelli in scena al Bolivar

«Il napoletano è stato creato a immagine e somiglianza del suo territorio senza memoria»

Mimmo Borrelli in scena
Mimmo Borrelli in scena
di Enrica Buongiorno
Sabato 3 Dicembre 2022, 16:10 - Ultimo agg. 16:36
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Napucalisse, torna a teatro l'opera-manifesto di Mimmo Borrelli.  Al teatro Bolivar (via Bartolomeo Caracciolo, 30), domenica 4 dicembre, alle ore 20, arriva il drammaturgo e attore partenopeo con “Napucalisse” da lui scritto e interpretato su musiche dal vivo di Antonio Della Ragione.

Lo spettacolo, costruito come un’oratoria, vede l’autore e attore “diventare” in scena il Vesuvio, un vulcano dormiente, che quando dorme accumula collera, violenza, indignazione, esplosione di morte e sogna nel pericolo costante ma è destinato periodicamente a svegliarsi.

Il Vesuvio, con la sua dualità, è l’emblema di Napoli. Vita e morte, giustizia e ingiustizia, coraggio e ignavia, camorra e onestà, omertà e denuncia, bene e male si muovono nell’uomo napoletano, innocente nell’inconsapevolezza di essere, di pulsare e amare, come vive e ribolle la propria terra. «Ho attinto dalla leggenda e da nozioni di geologia per raccontare quest’ambivalenza . spiega Borrelli - Il napoletano è stato creato a immagine e somiglianza del suo territorio senza memoria: il Vesuvio non può avere memoria, poiché ogni volta che si sveglia il suo respiro distrugge il bello che ha creato in sonno e dunque, disperato, torna a dormire per immaginarsi un mondo migliore. Ma chi non ha più memoria – continua l’attore - non ha futuro e può essere sconfitto facilmente dall’esterno. L’allegoria diventa chiara: l’uomo vesuviano, messo in condizioni di inferiorità, è un individuo destinato ad esplodere, è una bomba che cammina, distruttiva e autolesionista nell’arrangiarsi sempre. La riflessione si estende a tutto un sud del mondo che da queste innumerevoli storie è ormai squarciato nella speranza di un domani. Ma da queste parti ... il domani è di chi rimane vivo».

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