CORONAVIRUS

Padova, Anna uccisa dal virus a 35 anni: «La cosa più bella essere ricordata col sorriso»

Lunedì 20 Aprile 2020 di Lucio Piva
Anna Bonafini, fiaccata dal male e sconfitta dal virus

Due occhi verdi luminosi, in uno sguardo che traduce immediatamente la voglia smisurata di vita. Tutta Castelnuovo ricorda così Anna Bonafini, 35 anni, morta ieri mattina nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale di Schiavonia. Una lotta impari, prima contro il male e poi contro il virus, quella condotta dalla giovane donna, che l’ha vista soccombere all’estremo delle forze. Anna da un paio d’anni stava combattendo contro una grave forma di patologia tumorale. Sul suo quadro clinico già fortemente debilitato il virus non le ha dato scampo. «La sua forza d’animo ed il suo forte attaccamento alla vita sembrava avessero prevalso – ricorda il sindaco, Moreno Valdisolo - ma la sua lotta continuava a causa di una nuova ricaduta alla fine dello scorso inverno. Questo lutto ci rende davvero attoniti». Proprio in ragione della malattia, infatti, Anna aveva dovuto sottoporsi a dei trattamenti di chemioterapia ed era stata in cura nei reparti dell’ospedale di Schiavonia a fine febbraio, qualche giorno prima della chiusura del polo ospedaliero per l’emergenza del contagio.
La notizia della scomparsa di Anna ha in breve fatto il giro dell’intera frazione collinare dove era conosciutissima. Anna per diverso tempo era cresciuta nella zona di Milano, città d’origine della nonna. Poi era ritornata a Teolo dove viveva nella casa di famiglia in via Calti Pendice, nel bel mezzo dei Colli. Da due anni aveva trovato lavoro come commessa alla Coop. Un lavoro che amava particolarmente perché la metteva a contatto con tante persone. A piangerla, oltre alla mamma, Bianca, è anche la sorella minore, Serena.
Negli ultimi giorni, Anna aveva manifestato dalle pagine del suo profilo in facebook, tutta la preoccupazione per l’avanzare inesorabile del contagio in città e in provincia. La preoccupava in particolare il fatto la notizia dell’esistenza di alcuni casi positivi al Covid fra il personale all’interno della struttura dello Iov dove aveva ricevuto le cure. Ma proprio ai medici ed agli operatori del polo sanitario padovano Anna aveva pure espresso solidarietà per essere in prima linea nella lotta contro il contagio.
Nelle pagine social, la trentacinquenne esprimeva anche la sua incredulità per il numero dei decessi in tutta Italia. Raccomandava accoratamente che le persone rimanessero in casa ed osservassero il rigido codice di comportamento. Era impegnata però ad uscire dal tunnel della sua malattia. Per questo riceveva tante parole di affetto ed incoraggiamento. La sua forza d’animo non veniva meno nei momenti più bui di scoramento. «Come cambiano le cose in un anno – scriveva nel suo profilo – non mi riconosco nemmeno, in questa foto. Ma tornerò a sbocciare. Ne sono sicura». La cattiva sorte assegna ad Anna, impegnata a vincere la battaglia contro il “suo” male, il triste primato di vittima più giovane della provincia di Padova.
«Non ho avuto con lei rapporti diretti – ricorda l’assessore alla Sicurezza di Teolo, Valentino Turetta, suo compaesano e vicino di casa – ma mi chiamava puntuale dopo ogni nevicata per essere sicura che le liberassimo la strada per uscire. La ricordo come una ragazza grintosa e solare. Con la sua scomparsa soffriamo un grande vuoto in paese». Nei suoi ultimi post, la sua voglia di vivere non era mai venuto meno: «Il più grande successo che si possa ottenere dalla vita – aveva scritto – è che quando qualcuno pensa a te, sorrida».
 

Ultimo aggiornamento: 19:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA