CORONAVIRUS

Negozi chiusi per coronavirus, per il giudice l'affitto non si paga: i casi da Venezia a Rimini

Martedì 26 Maggio 2020

Niente affitto da pagare per i negozi che sono rimasti chiusi a causa del lockdown durante la pandemia di coronavirus. Come riporta il Gazzettino, sono già due i provvedimenti sul tema del Tribunale civile di Venezia. Il primo caso riguarda un negozio di abbigliamento in un centro commerciale di Marghera che avrebbe dovuto pagare 50mila euro per tre mesi: per il giudice l'azienda, che si è trovata nell'impossibilità di operare a causa delle chiusure da Covid non è tenuta a versare i canoni di locazione per i mesi di stop. Il blocco, infatti è dovuto a una causa di forza maggiore per la quale l'azienda non ha alcuna responsabilità.
 
Il secondo caso è quello di un negozio di prodotti di pelle a Venezia: il giudice in questo caso ha ordinato di non procedere al versamento delle somme reclamate dalla proprietà dopo che la titolare dell'attività aveva deciso di chiudere a causa dei mancati incassi dovuti al lockdown. La proprietà dell’immobile ha ritenuto che gli fosse comunque dovuta la somma relativa al mancato preavviso semestrale e, di conseguenza, si è attivata per escutere la fidejussione rilasciata a garanzia. 
 


Un caso analogo che riguarda invece un hotel è accaduto a Rimini: l'albergatore, non riuscendo a pagare l'affitto dell'hotel che gestisce, ha chiesto lo sconto al proprietario dei muri che ha rifiutato. Ma il giudice ha dato ragione all'albergatore. La sentenza del Tribunale civile di Rimini, come riporta la stampa locale, è il frutto di un'azione legale chiesta d'urgenza dall'avvocato Massimiliano Angelini, difensore di un riminese che gestisce un importante albergo sul lungomare di Marina Centro. Il contratto di locazione prevede come garanzia assegni bancari postdatati per un totale di 100mila euro, che, secondo l'albergatore dovevano essere scontati del 50% a causa del lockdown e il blocco delle attività. Dopo aver impugnato il rifiuto del proprietario dell'immobile, ha avuto ragione in tribunale: il giudice ha infatti intanto bloccato la possibilità di incasso di tutti gli assegni dati in garanzia e il deposito cauzionale, rimandando al prossimo mese una successiva valutazione. «Il giudice riminese, che ha inteso favorire la ripresa dell'attività economica, interpretando e applicando l'articolo 91 del decreto 'Cura Italià - ha spiegato l'avvocato Angelini -, giustifica il congelamento della situazione di fatto anche con la mancanza di una conciliazione in buona fede tra le parti per una soluzione condivisa».

Ultimo aggiornamento: 18:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA