CORONAVIRUS

Roma, in volo con i sintomi del Covid: allarme sbarchi per gli infetti

Sabato 31 Ottobre 2020 di Lorenzo De Cicco
Roma, in volo con i sintomi del Covid: allarme sbarchi per gli infetti

Sull’aereo col trolley e con i sintomi del Covid. Il 40% dei passeggeri contagiati intercettati negli aeroporti di Roma si è messo in viaggio con le avvisaglie della Sars-Cov-2: soprattutto tosse e mal di gola. Si sono imbarcati lo stesso, nonostante il rischio d’infettare i compagni di bordo, che sull’aeroplano siedono uno accanto all’altro, senza più distanze o posti di “rispetto”. L’allarme arriva dai medici delle Uscar, le unità speciali della Regione che, da metà agosto, testano a Fiumicino e a Ciampino i passeggeri di rientro dai Paesi considerati a rischio. Fino a settembre, spiega Pier Luigi Bartoletti, il responsabile dell’Uscar, la stragrande maggioranza dei viaggiatori era asintomatica.

LEGGI ANCHE Covid, Roma senza turisti: chiusi 150 negozi 

Soprattutto all’inizio, in estate: chi si imbarcava dopo serate danzanti e tintarelle da Mykonos o Ibiza, oppure dalle spiagge della Gallura, lo faceva senza mostrare alcun segno del coronavirus. E con una carica virale estremamente bassa. Oggi invece un numero sempre crescente di passeggeri, quando arriva davanti a medici e infermieri in servizio per il tampone rapido, ha già i sintomi dell’infezione.

«Molti non sono sorpresi, quando gli diciamo che sono positivi - racconta Fabrizio Rossi, uno dei 3 coordinatori dell’unità in prima linea a Fiumicino - Dopo il referto del test, ammettono di avere la tosse già da qualche giorno, oppure il mal di gola. Sono sintomi spesso lievi, che vengono associati ai malanni di stagione. Ma non vanno trascurati». Anche perché la carica virale dei positivi, oggi, è molto più alta rispetto all’estate: «Prima - riprende Bartoletti - se notavamo un passeggero con 40 o 50 di carica virale, rimanevamo sorpresi, era una rarità. Oggi avviene spessissimo, c’è chi arriva a 100 o 120». E più la carica virale è alta, più si è contagiosi.

Ogni giorno i sanitari delle squadre speciali all’aeroporto di Fiumicino testano tra i 300 e i 450 passeggeri. Di media, continua il dirigente dell’Uscar Rossi, «il 5% dei viaggiatori sottoposti al test è positivo, un dato più basso rispetto al rapporto contagiati/tamponi del Lazio (ieri era all’8,8%), ma attenzione: qui si tratta di persone che, a differenza dei drive in, non sono considerate casi sospetti. Non hanno la prescrizione di un medico, non pensano di avere avuto contatti a rischio». E invece: «Il 40% dei positivi ha i sintomi Covid, il 60% è asintomatico». Un divario che si assottiglia sempre di più. Nelle ultime due settimane, 70 positivi con sintomi sono stati scovati dai contact tracer dell’aeroporto.

Video

La Grecia e Malta non fanno più parte dei paesi a rischio. Da ottobre - e fino al 24 novembre, come recita l’ultima proroga del Ministero della Salute - nella lista degli Stati per cui è obbligatorio sottoporsi al tampone all’arrivo in Italia compaiono Francia, Spagna, Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi e la Repubblica Ceca. Chi atterra può presentare il referto di un tampone realizzato prima della partenza, fino a 72 ore prima del volo, oppure ha l’obbligo di sottoporsi al test in Italia entro due giorni dallo sbarco. Molti, per comodità, scelgono di farlo in aeroporto, anche se non è indispensabile sottoporsi all’esame subito dopo aver lasciato il gate. Per alcuni paesi come la Romania, l’obbligo di tampone non c’è, ma è previsto l’isolamento a casa per 14 giorni. Sempre che sia rispettato.
 

Ultimo aggiornamento: 13:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA