Gratta e vinci falso a Roma, l'anziana tenta di incassarlo ma viene condannata

Sabato 16 Ottobre 2021 di Francesca De Martino
Gratta e vinci taroccato a Roma, anziana tenta di incassarlo ma viene condannata

Aveva provato a incassare 500mila euro con un Gratta e vinci falso mentre si trovava in vacanza a Roma, quattro anni fa, ma si era beccata una denuncia ed era finita a processo con l'accusa di tentata truffa ai danni dello Stato. Ieri per Giuseppa Santoro, 60 anni, casalinga di origini calabresi ma residente in provincia di Verona, è arrivata a piazzale Clodio la sentenza di condanna: quattro mesi di reclusione con pena sospesa (la donna era incensurata) il pagamento di 120 euro di multa e la concessione delle attenuanti generiche. 

L'imputata dovrà poi risarcire in sede civile Lotterie Nazionali, costituitasi parte civile nel processo per far valere la tutela del gioco lecito. Il pm Andrea Iolis aveva chiesto una pena di un anno e sei mesi. Valentina Romoli, avvocato della Santoro, ha commentato: «Faremo sicuramente ricorso in appello. La signora è una persona perbene ed aveva agito assolutamente in buona fede». 

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I fatti risalgono al 13 maggio 2017. Secondo la versione dell'imputata, qualche giorno prima di arrivare a Roma, aveva trovato nel parcheggio di un centro commerciale di Oppeano, dove vive, un biglietto del Nuovo Miliardario. Era consumato ma, secondo la donna, si leggevano le cifre vincenti e ai suoi occhi quel Gratta e vinci valeva solo 10 euro. Si trovava insieme alla figlia e voleva darlo a lei per restituirle i soldi della benzina, ma la ragazza l'aveva rifiutato e così la signora l'aveva conservato nella sua borsa. Qualche giorno dopo, mentre si trovava in vacanza nella Capitale, ospite da un amico, aveva ritrovato per caso quel biglietto e avrebbe voluto regalarlo all'uomo per ricambiarlo dell'accoglienza. 

 

A guardarlo bene, però, proprio lui si era accorto che quel biglietto valeva 500mila euro e aveva accompagnato la donna alla Lottomatica. Gli operatori avevano avviato tutte le procedure di rito e avevano chiesto un Iban alla signora, per accreditare l'eventuale vincita, ma aveva dato quello della figlia. Dopo poche settimane, necessarie per concludere l'iter di verifica, la Lottomatica si era accorta che quel biglietto era falso e aveva denunciato la signora. La Santoro in aula, aveva ricordato che alla consegna del Gratta e vinci aveva fatto presente agli operatori di non era certa dell'autenticità di quel titolo. Ma ieri è stata ugualmente condannata.

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