Covid e restrizioni, gli estetisti ricorrono al Tar: «Parrucchieri aperti, noi no: il nuovo dpcm è sessista»

Mercoledì 27 Gennaio 2021 di Michela Allegri
Covid e restrizioni, battaglia degli estetisti al Tar: «Parrucchieri aperti, noi no: il nuovo dpcm è sessista»

Parrucchieri e barbieri sì, estetisti no. Gli ultimi Dpcm varati dal governo dispongono la chiusura in zona rossa dei centri estetici, mentre danno la possibilità ai parrucchieri di aprire i loro negozi. E adesso i titolari dei saloni di bellezza hanno deciso di fare ricorso al Tar, perché si sentono discriminati. Doppiamente: prima, con il decreto governativo, poi con la memoria depositata in aula dall'Avvocatura dello Stato. «Viene fatta una distinzione di genere assurda e che deve essere superata», spiega Roberto Papa, presidente di Confestetica. Il riferimento è a un passaggio del documento: «Il trattamento di capelli e barba corrisponde ad un bisogno e ad una esigenza di cura, anche igienica, della persona ben più essenziale e irrinunciabile rispetto al miglioramento dell'aspetto estetico generale, sicché non può ritenersi illogica, irragionevole o discriminatoria la scelta di sospendere temporaneamente i servizi dei centri estetici e non quelli di barbieri e parrucchieri». 

Proprio questo punto viene considerato discriminatorio: «Viene quasi suggerito che solo gli uomini hanno diritto a curare la loro igiene», aggiunge Papa, sottolineando che nei centri estetici vengono eseguiti anche trattamenti importanti per la salute. Ma non è tutto: molti parrucchieri, da tempo, offrono anche servizi di manicure e pedicure. «Perché nelle zone rosse gli stessi trattamenti possono essere seguiti dai parrucchieri e non dagli estetisti?», chiede quindi l'avvocato Maria Camponesi, che assiste Confestetica. Il prossimo appuntamento in aula sarà il 10 febbraio, quando il Tar deciderà sulla richiesta di sospensione cautelare del Dpmc. 

 

Ultimo aggiornamento: 10:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA