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Operaio muore al porto di Taranto: Massimo, 45 anni, era padre di due figli

Martedì 22 Marzo 2022
Operaio muore al porto di Taranto: Massimo, 45 anni, era padre di due figli

Incidente mortale sul lavoro questa mattina allo sporgente numero 4-Lato Ponente del porto di Taranto. A perdere la vita Massimo De Vita, 45 anni, un operaio di una ditta d'appalto, con la qualifica di rizzatore (fissa e sblocca container, ndr), che era impegnato, stando a quanto si è appreso, in operazioni di movimentazione di un carico di pale eoliche. Sul posto anche 118, vigili del fuoco, Polizia e carabinieri.

 

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La vittima è un ex dipendente della società Taranto Container Terminal, attualmente in carico alla Compagnia portuale e assegnato in somministrazione a una ditta d'appalto, l'operaio morto questa mattina in un incidente sul lavoro al quarto sporgente-Lato Ponente del porto di Taranto. L'uomo è stato schiacciato e ucciso da un grosso telaio in ferro che si è ribaltato durante le operazioni di movimentazione a terra di un carico di pale eoliche danneggiate sbarcato poco prima dalla nave Bbc Opal. Per il lavoratore non c'è stato scampo.

A quanto si è appreso, le pale eoliche erano state tutte sbarcate e si stava procedendo al posizionamento a terra dei telai in ferro. Per cause in corso di accertamento, uno di questi si è ribaltato travolgendo l'operaio. De Vita, uno degli operai presi in carico dall'Agenzia per il lavoro portuale dopo la messa in liquidazione della Taranto Terminal Container, era stato assegnato alla Compagnia portuale e utilizzato per lavori di movimentazione seguiti da una ditta d'appalto, come operaio specializzato. Acciaierie d'Italia precisa «di non avere alcun coinvolgimento nelle operazioni che hanno condotto a tale incidente, né direttamente né tramite attività svolte da appaltatori per conto di Acciaierie d'Italia». L'azienda comunica inoltre «di non avere in gestione lo sporgente numero 4 -Lato Ponente del porto di Taranto».

 

 

Cgil Taranto: vittima lascia due figli

 

«Si chiama Massimo De Vita, 45 anni, padre di due figli e ex operaio Tct, ora impegnato con articolo 17 all'interno della compagnia portuale Nuova Neptunia, la vittima di un grave incidente sul lavoro accaduto questa mattina intorno alle 8.00 al IV sporgente del Porto di Taranto». Lo scrive Paolo Peluso segretario generale della Cgil jonica a proposito del grave incidente sul lavoro avvenuto nel porto del capoluogo jonico. «Massimo De Vita non c'è più - dice Peluso, - ma c'è una storia, la sua, e quella di Natalino Albano, morto quasi un anno fa a 300 metri dalla tragedia di oggi, e che non vogliamo più declinare al passato. Archiviarla tra le cose accadute e dimenticate».

 

«In questo momento le autorità incaricate delle indagini sull'incidente, stanno verificando le dinamiche, ma a quanto pare Massimo De Vita, operaio esperto anche per la sua decennale esperienza all'interno dell'ex Taranto Container Terminal, aveva appena iniziato il suo turno di lavoro. Oggi- continua - avrebbe dovuto caricare su una nave i castelletti in acciaio che sorreggono nel trasporto le pale eoliche. Non si comprende ancora come uno di questi manufatti in acciaio sia caduto proprio sul corpo di De Vita che purtroppo non avrebbe avuto scampo».

Albano morì il 30 aprile 2021 nelle operazioni di carico su una nave di pale eoliche. Estremo riserbo nella Filt Cgil che con i suoi rappresentanti sindacali sono ora al IV sporgente. «È un nostro iscritto»,  riesce a dire solo Michele De Ponzio che per la Filt segue proprio i lavoratori del porto. «Suoneremo nuovamente quelle tragiche sirene - commenta il segretario della Filt Cgil Francesco Zotti - e speriamo che questa volta riescano a ridestare le coscienze di tutti.Alla famiglia e agli amici di Massimo, tutto il cordoglio della Cgil e della Filt».

Ultimo aggiornamento: 23 Marzo, 17:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA