CORONAVIRUS

Covid, la Cina due anni dopo: mistero sul virus e dati truccati sui morti

Lunedì 15 Novembre 2021 di Erminia Voccia
Covid, la Cina due anni dopo: mistero sul virus e dati truccati sui morti

A quasi due anni esatti dal primo caso accertato di nuovo coronavirus, le origini della pandemia non sono ancora chiare. A gennaio 2020 eravamo alle prese con una probabile guerra tra Stati Uniti e Iran e il nuovo coronavirus sembrava un problema solo dell’Asia. Tutto cambia in poche settimane. Il mondo resta sconvolto dalla storia del medico eroe, il primo a lanciare l’allarme Covid, allontanato dal lavoro per indisciplina e poi reinserito. Dopo essere stato contagiato, il dottore cinese Li Wenliang di Wuhan, muore ad appena 34 anni. Il nuovo coronavirus miete vittime in tutto il mondo e fa a pezzi l’economia globale. A fine 2020, arrivano finalmente i vaccini. A inizio 2021, il team dell’Oms arriva a Wuhan per indagare sulle origini del virus. Ma in data febbraio 2021, è trascorso più di un anno dall’autunno 2019 e, se anche ci fossero stati elementi importanti nella metropoli cinese, è ormai troppo tardi per cercarli, sono svaniti o la Cina li tiene nascosti. La squadra di esperti dell’Oms torna a casa senza avere niente in mano, o quasi niente. Proprio non torna quella questione dell’influenza tra i ricercatori di Wuhan a fine 2020. Al team dell’Oms viene detto che tutto lo staff del laboratorio è risultato negativo al test degli anticorpi e che nessuno dei ricercatori è stato sostituito. Ma, intanto, a febbraio 2021, i test potrebbero non evidenziate anticorpi. Lo scorso maggio il presidente statunitense Joe Biden chiede alle agenzie di intelligence nazionali di investigare sulla natura del virus e sulle sue origini, scontento dalle conclusioni dell’Oms. Biden chiede le cartelle cliniche dei ricercatori di Wuhan, che non vengono mai consegnate. 

L’inchiesta dei servizi segreti va avanti per 90 giorni, ma ad agosto 2021 i risultati ottenuti non sono molto doversi dalle posizioni assunte in precedenza dalla stessa intelligence Usa. Due possibilità ugualmente valide: il virus potrebbe aver avuto origini naturali, potrebbe essere passato dagli animali all’uomo, oppure, potrebbe essere sfuggito da un laboratorio dell’Istituto di virologia di Wuhan per errore. La ragione di questa incertezza si deve alla Cina, colpevole di non aver collaborato e di non aver fornito le informazioni necessarie sui primi casi di infezione, che sarebbero state utili a capire qualcosa in più sulla natura del nuovo coronavirus. Le conclusioni del report dell’intelligence statunitense sono semplici eppure tremendamente gravi, considerato il tempo trascorso. Con un certo grado di sicurezza, l’intelligence esclude che il virus sia stato costruito in laboratorio come arma batteriologica, così come esclude che il governo cinese fosse a conoscenza dell’emergenza sanitaria prima che venissero riscontrati i casi di contagio a Wuhan. 

Sia l’ipotesi dell’incidente di laboratorio sia l’origine naturale del Sars-CoV-2 sono valide, ma le agenzie di intelligence statunitensi e gli analisti non sono concordi su quale delle sue debba essere considerata la più plausibile. Quattro agenzie di intelligence ritengono che l’origine naturale del virus sia da preferire all’altra; Una sola agenzia, il Federal Bureau of Investigation, sostiene invece la teoria dell’incidente di laboratorio. Quest’ultima ipotesi, purtroppo, non sarebbe da ritenersi tanto campata in aria, anzi. Considerato il livello troppo basso di standard di sicurezza richiesti agli istituti come quello di Wuhan, non è difficile che un incidente possa verificarsi, e la storia è piena di esempi. Ma, aspetto ancora più spaventoso, nessuna di queste congetture fornire dai servizi segreti americani si poggia su argomentazioni suffragate da prove attendibili. 

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La comunità scientifica, dal primo momento, sostiene, fino a prova contraria, che il nuovo coronavirus è di origine naturale. Un virus costruito in laboratorio sarebbe diverso dal nuovo coronavirus perché dovrebbe essere un virus già conosciuto e manipolato. Ma neanche su questo punto gli ingegneri genetici sono ora concordi. Alcuni sostengono che ci siano tecniche grazie alle quali si possa rendere un virus geneticamente modificato indistinguibile da uno naturale. La conoscenza in merito ai coronavirus non permette ancora di fare distinzioni, sostengono alcuni scienziati. Non si sa abbastanza, non si conosce abbastanza e forse sarà per sempre così se la Cina non cambia atteggiamento. Eppure, queste informazioni sono vitali per la sopravvivenza del genere umano e per la scienza che ci ha salvato la vita grazie ai vaccini. Solo andando a fondo sull’origine della pandemia potremmo evitare gli stessi errori ed escludere lo scoppio di una pandemia futura. 

Il report finale dell’indagine dell’intelligence Usa termina con la richiesta rivolta al governo cinese di agire e collaborare in maniera trasparente, fornire le informazioni utili a indentificare la specie intermedia che avrebbe permesso il salto del virus dagli animali all’uomo, e rendere finalmente fruibili alla comunità scientifica mondiale i dati raccolti sulle prime infezioni e i risultati del lavoro dei virologi dell’Istituto di Wuhan. 

A metà ottobre 2021, l’Organizzazione mondiale della sanità annuncia l’istituzione di un nuovo gruppo di lavoro. Lo “Scientific Advisory Group for the Origins of Novel Pathogens” (SAGO) è composto da 26 scienziati provenienti da altrettanti Paesi del mondo e avrà il compito di indagare le origini del nuovo coronavirus. In futuro, potrà dedicarsi allo studio di eventuali nuove pandemie. Ma la proposta dell’Oms di condurre una nuova missione a Wuhan, visto il risultato inconcludente della prima, per studiare meglio la validità della fuga accidentale del virus dal laboratorio, a detta della Cina «mostra arroganza verso la scienza». Zeng Yixin, numero due della Commissione sanitaria nazionale cinese, sancisce a chiare lettere che Pechino non accetterà mai «un tale piano di tracciamento delle origini poiché, in alcuni aspetti, ignora il buon senso e sfida la scienza». 

La Cina dichiara poco più di 4.600 vittime di Covid e fino a questo momento quasi 98mila contagi, cifre a cui è difficile credere. Ormai ad autunno 2021 inoltrato, la Cina continua a perseguire la politica “zero Covid”, ma è rimasta l’unica a farlo. Una politica che secondo gli analisti sarebbe insostenibile perché potrebbe aggravare l’ostilità verso il Paese. Insostenibile anche dal punto di vista scientifico, secondo un famoso virologo cinese, Guan Yi, che mostra coraggio e parla finalmente contro il governo, un raro caso di insubordinazione. La crisi energetica di queste settimane mina la crescita economica cinese, arrivando a colpire la produzione industriale. A dispetto del consenso popolare decantato dal Partito comunista cinese, in questi giorni si verificano proteste per l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, per il razionamento della benzina, e per i black out energetici. Tanti lavoratori cinesi si ritrovano ora disoccupati a causa delle multe alle aziende tecnologiche. 

La variante Delta è molto più contagiosa del virus originale e i lockdown si dimostrano sempre meno efficaci nel contenere la diffusione del virus. Sbagliato pensare di poter cancellare del tutto il nuovo coronavirus, continuano a dire gli scienziati. Il virus che ci ha stravolto le vite diventerà endemico, esisterà fino a quando sarà pericoloso quanto la comune influenza, dunque meglio conviverci. 

Ultimo aggiornamento: 07:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA