Ballottaggio, le città al voto con il nodo astensione: urne aperte oggi e domani

Domenica 17 Ottobre 2021 di Francesco Malfetano
Ballottaggio, le città al voto: nodo astensione. Urne aperte oggi e domani

Cinque milioni di elettori per 65 città al voto. Riaprono da questa mattina alle ore 7 (fino alle 23, e poi dalle 7 alle 15 di domani) i seggi elettorali della Penisola. A due settimane dal primo turno infatti, si torna alle urne per la scelta dei sindaci in quei Comuni (con oltre 15 mila abitanti) nei quali nessuno dei candidati ha raccolto più del 50 per cento delle preferenze. Sulla tornata di voto di oggi e domani però, come sempre per i ballottaggi, peseranno gli astenuti. Se già il 3 e il 4 ottobre l’affluenza a livello nazionale è stata in calo di circa il 7 per cento rispetto alla tornata elettorale precedente, oggi e domani alle urne si presenteranno ancora meno cittadini. Un po’ per sfiducia nella classe dirigente, un po’ perché si è perso il proprio candidato al primo turno, un po’ per protesta ma soprattutto (nel 39 per cento dei casi secondo un sondaggio Emg) perché i partiti non avrebbero presentato «candidati all’altezza». Un’incidenza desolante che rischia di far precipitare l’affluenza attorno al 40 per cento in tutti i comuni al voto, anche nei 10 capoluoghi di provincia e Regione coinvolti (Varese, Trieste, Torino, Savona, Roma, Latina, Isernia, Benevento, Caserta e Cosenza).

Inevitabile però che gli occhi siano tutti puntati sulla Capitale, sulla città piemontese, sul capoluogo friulano e sul centro pontino. Attorno a queste 4 città infatti, si sono condensate aspettative e scontri politici destinati a sagomare i rapporti tra centrodestra e centrosinistra - oltre che al loro interno - per i prossimi mesi. La partita chiave è senza dubbio quella che si gioca a Roma, con in campo il tribuno delle radio romane Enrico Michetti per il centrodestra (vincitore al primo turno con il 30,14 per cento delle preferenze) e, per il centrosinistra, l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, staccato di poco più di 3 punti. Un vantaggio risicato su cui nelle ultime due settimane si è allungata l’ombra dei due contendenti scartati, cioè Carlo Calenda e l’ormai ex sindaca 5S Virginia Raggi. I loro - rispettivamente - 19,8 e 19,09 per cento, hanno fatto e fanno gola. Saranno i loro elettori infatti, a fare da ago della bilancia. Lo scontro è piuttosto equilibrato anche se sia Calenda che il capo politico dei 5S Giuseppe Conte hanno annunciato il loro sostegno, a titolo personale, a Gualtieri. C’è da dire che Raggi ha visto Michetti per un caffè, alimentando le voci di una loro vicinanza. Tuttavia non è arrivato alcun endorsement ufficiale e, al netto delle numerose polemiche che hanno travolto il centrodestra nelle ultime settimane, si rischia un risultato in bilico fino all’ultimo. 

I ballottaggi d’altronde hanno una storia sé. A dimostrarlo più di ogni altro esempio, il voto del 2016 a Torino. Piero Fassino staccò di dieci punti la sfidante grillina Appendino, ma ha poi perso di otto punti al secondo turno. Poi sanno tutti com’è andata e la sindaca, dopo 5 anni di mandato costellato da disavventure giudiziarie, si è autoesclusa dalla corsa elettorale, appoggiando la 5S Valentina Sganga e ottenendo risultati risicati (circa il 9 per cento). La sua rimonta del 2016 però, fotografa le speranze di Paolo Damilano, attuale candidato del centrodestra, staccato da Stefano Lo Russo (Pd) di circa 5 punti. Anche qui la sfida è però tutt’altro che chiusa. A pesare, nonostante la «traiettoria» comune nazionale ribadita più volte dai rispettivi leader, la mancanza di un’intesa tra M5S e dem. In particolare tra Lo Russo e Sganga-Appendino - e tutto l’universo 5S torinese da loro rappresentato - non scorre buon sangue dopo alcune denunce avanzate dal candidato ed ex consigliere comunale nei confronti della sindaca uscente. 

La contesa per la fascia tricolore di Trieste invece, vede protagonisti Roberto Dipiazza (centrodestra), primo cittadino uscente, e Francesco Russo (centrosinistra) che alla tornata del 3 e 4 ottobre nessuno avevano preso rispettivamente il 46,9 per cento e il 31,6 per cento dei voti. A Latina due settimane fa Vincenzo Zaccheo per il centrodestra aveva sfiorato la vittoria al primo turno (48,8 per cento), mentre Damiano Coletta (centrosinistra e sindaco uscente) si era fermato al 35,10 per cento. Ora la sfida si ripropone con quest’ultimo però dato in svantaggio, perché il bacino elettorale del M5S da cui potrebbe attingere si è già mostrato poco allettante (3,3 per cento). Match delicato a Varese, non a caso presidiata fortemente da Matteo Salvini in queste settimane. Davide Galimberti, sostenuto da una coalizione Pd, liste civiche e M5s, si è infatti fermato al 48 per cento contro lo sfidante leghista Matteo Bianchi, arrivato al 44 per cento. Più difficile la rimonta a Savona, con Marco Russo del centrosinistra che sfida Angelo Schirru del centrodestra, forte di un 10 per cento in più di preferenze raccolto al primo turno. Meno definita la situazione di Caserta, dove il sindaco uscente del centrosinistra Carlo Marino che ha ricevuto il 35,3 per cento sfida Giampiero Zinzi, fermo al 30. Al contrario a Benevento l’ex ministro, già leader Udeur e sindaco uscente Clemente Mastella punta a migliorare appena quanto fatto il 3 e il 4 ottobre quando si è fermato al 49,3 per cento (contro Luigi Diego Perifano, del centrosinistra al 32 per cento). A Isernia la sfida Melogli-Castrataro (centrodestra e coalizione Pd-M5S) si gioca sul filo del 42 e del 41 per cento delle preferenze già raccolte. Infine a Cosenza la partita più curiosa: Francesco Caruso di Lega-Fdi e Fi (37,4 per cento al primo turno) sfida il dem Francesco Alessandro Caruso (al 23,7), con in ballo il 12 per cento delle preferenze espresse dal M5s. 

 

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