Confindustria, l'allarme di Boccia: «Paese senza slancio». E invoca studio e doppio patriottismo

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di Roberta Amoruso

Confindustria chiama il governo. Tra una bacchettata alla politica che si «divide» e l'invito a tenere a bada il debito e ridare slancio al Paese. Lo fa invocando ben 51 volte l'Europa, richiamando il dialogo e l'unità e battendo sul binomio tra infrastrutture e crescita, investimenti e sostenibilità, tra scelte da fare e decisioni da prendere. Tutti ingredienti del «patto» necessario per «costruire l'Italia che ci sarà tra vent'anni». Così all'ultima relazione di Vincenzo Boccia da presidente, quel pezzo di governo presente all'assemblea annuale degli imprenditori accenna anche una risposta. Accolgono l'invito al dialogo, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Premier e vicepremier rispondono anche sull'Europa. Che «non si può mettere in discussione» per Di Maio, ma «va riformata» per il presiedente del Consiglio.

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E ancora c'è spazio per fare propria la proposta del «commissario economico» a Bruxelles nel lungo intervento ad ampio raggio, poco sentito per la verità dalla platea, del vicepremier invitato da ministro dello Sviluppo economico. «Lavoreremo perchè all'Italia spetti un commissario europeo in settori qualificati come l'industria, il commercio, il mercato interno», sottolinea Di Maio nella versione a sconto della proposta fatta poco prima da Boccia per avere un commissario in Europa anche «su Affari economici e concorrenza». Nessun cenno dai due leader del governo alle critiche sui «tatticismi» da lasciare da parte, sulla politica che «non converge», sul «peso di parole che inducono alla sfiducia», alla sfida sull'immigrazione che non si può vincere «chiudendo le frontiere», alla necessità anche di «scelte impopolari» e di «meno leggi».
Invece, la spinta a «riappropriarsi del primato della politica» lanciato dal presidente di Confindustria piace eccome al premier Conte. Perchè si tratta di «riaffermare una politica responsabile che sappia ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini», per il capo del governo convinto che l'Italia «possa farcela» con «un virtuoso dialogo». Quel mix tra «dialogo costante», «contaminazione delle idee», anche con qualche «compromesso» è ben visto anche da Di Maio. Purchè «rigore e crescita» siano sempre «compatibili».

LE DISTANZE
Non è abbastanza però per strappare il calore della platea degli industriali. La misura della distanza tra Confindustria che chiede una «visione di lungo periodo» e lo sguardo corto del governo è tutta in quegli 11 applausi a Boccia e nei pochi secondi di tiepido battito di mani riservato per due volte al premier Conte. Per Di Maio solo un vago accenno, contro gli oltre due minuti con standing ovation riservati al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E dunque convince gli industriali il «sì» di Boccia a «Tav, infrastrutture e crescita». Piace che «aumentare il deficit per la spesa corrente è l'esatto opposto di quello che serve». E ancora di più se Boccia dice che «non siamo nè maggioranza, nè opposizione, nè popolari, o populisti». Ma «italiani, imprenditori, siamo Confindustria». Gli imprenditori si fanno sentire anche sullo stop ai porti chiusi, sulle infrastrutture «precondizione per la crescita», sull'Europa più unita e sulla «ricerca di popolarità con i like» in un Paese che «ha bisogno di costruire». È sentito anche l'invito alla «collaborazione di tutti» per un «atto di generosità da dedicare ai ragazzi che hanno il diritto di lavorare in Italia», e «la certezza del futuro» del bambino di oggi, ben illustrato in un video iniziale, perché «sia grato, da uomo alla nostra generazione». Una chiusa che vale la commozione del presidente e la standing ovation della platea. A un anno dalla scadenza Boccia ha così snocciolato la sua ricetta per il cambiamento.

Non basta il Dl Crescita e Sblocca Cantieri, mosse del Governo «sulla strada giusta». In cima c'è poi «l'urgenza di riaprire i cantieri» e avviare «una grande stagione di investimenti pubblici», ma anche fermare «la fuga all'estero dei giovani». Anche un focus sul taglio del cuneo fiscale e l'occupazione a tempo indeterminato, chiede Boccia, richiamando il «Patto per la fabbrica» con Cgil, Cisl e Uil. Stop al «dumping contrattuale con una legge sulla rappresentanza», oltre che la detassazione e la decontribuzione totale dei premi di risultato stipulati dalla contrattazione aziendale». Gli obiettivi sono chiari: «tassi spagnoli e crescita francese», oltre a un'Europa «più coesa».
 
Giovedì 23 Maggio 2019, 07:38 - Ultimo aggiornamento: 23-05-2019 08:00
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