Istruzione, quel tesoretto da tre miliardi l'anno che il Nord sottrae al Sud

Lunedì 27 Luglio 2020 di Andrea Bassi
Istruzione, quel tesoretto da tre mliardi l'anno che il Nord sottrae al Sud

Si dice che il petrolio del nuovo secolo siano i dati. Chi li possiede e padroneggia dominerà il nuovo mondo, quello digitale. Ma in Italia c’è un altro petrolio, un’altra risorsa che sta diventando sempre più scarsa e che vede da anni una silenziosa guerra per accaparrarsela: le persone, soprattutto quelle più istruite, ossia i giovani laureati. Un petrolio che le più ricche regioni settentrionali stanno estraendo ormai da anni dal Mezzogiorno. Capitale umano indispensabile a sostenere nel futuro l’assetto industriale e produttivo. Una estrazione che rischia di rendere sempre più povero il Meridione. 

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La crisi demografica, il calo delle nascite, non sono ovviamente un problema solo del Sud. In Italia nel 2019, secondo l’Istat, sono nati 1,29 figli per donna. Una cifra che comporta una decrescita netta della popolazione. Nel Mezzogiorno la media è stata di 1,26 figli. Nel Nord 1,34. Non abbastanza, comunque, per non compromettere il potenziale di crescita dovuto all’ingresso nel lavoro delle nuove generazioni. È il motivo per cui il Nord produttivo ha la necessità di attrarre il “capitale umano” meridionale, svuotando il Mezzogiorno dei suoi talenti. Da qui al 2065, secondo le proiezioni Istat, il Sud Italia perderà 5 milioni di abitanti. Il Nord “solo” 1,5 milioni. 

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L’imperativo, insomma, è conquistare le risorse umane più istruite e formate. Il flusso di giovani che dal Mezzogiorno si sposta verso il Nord è costante da anni. In due milioni, negli ultimi 15 anni, sarebbero i cervelli migrati. Come ricorda la Svimez, ormai i ragazzi hanno deciso di anticipare lo spostamento verso le Regioni settentrionali. Se un tempo questo avveniva nel momento della scelta lavorativa, ormai avviene nel momento precedente, quello dell’iscrizione all’Università. Gli studenti meridionali che studiano nelle Univeristà settentrionali, secondo un’elaborazione sempre della Svimez, sono circa 160 mila su 685 mila iscritti. Un giovane meridionale su tre, sceglie di studiare lontano da casa, nel Nord. E questo, spiega la Svimez, comporta costi immediati e costi di lungo periodo per i territori meridionali.

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C’è innanzitutto, spiega uno studio del direttore dello Svimez Luca Bianchi e di Gaetano Vecchione, dell’Università Federico II di Napoli, una «perdita» di spesa pubblica che tra il 2002 al 2018 solo per il Mezzogiorno d’Italia, vale 5 miliardi di euro, con una media di 290 milioni all’anno per l’emigrazione intellettuale verso l’estero. Questa cifra va sommata ai 37 miliardi relativi alla migrazione interna, e fornisce una spesa complessiva persa negli ultimi anni pari 42 miliardi di euro. «Si tratta», dicono gli studiosi, «di spesa pubblica sostenuta dalle amministrazioni pubbliche italiane collocate nel Sud che si disperde al Nord o all’estero per effetto della scelta di emigrare. In altre parole, con le emigrazioni intellettuali il Mezzogiorno disperde ogni anno quasi 3 miliardi di euro di investimenti in capitale umano». Proprio quel capitale umano formato sul quale dovrebbe costruire le sue possibilità di colmare il gap di sviluppo con il resto del Paese. L’emigrazione studentesca causa, dunque, in termini di impatto finanziario una perdita complessiva annua di consumi pubblici e privati di circa 3 miliardi di euro per il Meridione.
 


E adesso, con l’emergenza Covid rischia di piovere sul bagnato. Oltre alla migrazione, il Mezzogiorno rischia di perdere studenti universitari, anche per un altro effetto: l’impoverimento delle famiglie. Il timore è che ci sia una replica di quanto osservato durante la crisi economica precedente, quella iniziata con il collasso della Lehman Brothers e proseguita con la crisi del debito sovrano. Tra il 2008 e il 2013 il tasso di passaggio Scuola-Università nel Mezzogiorno è crollato di 8,3 punti percentuali, quattro volte la diminuzione del Centro-Nord (1,6 punti). Ancora una volta la Svimez ha stimato che la diminuzione degli immatricolati su scala nazionale sarà di 9.500 studenti di cui circa 6.300 nel Mezzogiorno e 3.200 per il Centro Nord. Il pozzo del capitale umano meridionale rischia così di inaridirsi per il Nord e prosciugarsi per il Mezzogiorno.
 

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