Papa Francesco al meeting Ambrosetti a Cernobbio: bisogna cambiare la mentalità economica e pensare green

Venerdì 4 Settembre 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano  - L'obiettivo del Papa è aiutare a formare nuovi economisti, banchieri e finanzieri per ribaltare dall'interno i meccanismi della finanza senza volto che finora hanno portato solo a terribili crisi finanziarie. «Da un lato, si tratta di vivere una conversione ecologica, per poter rallentare un ritmo  disumano di consumo e di produzione, per imparare a comprendere e a contemplare la natura, a riconnetterci con il nostro ambiente reale. Puntare a una riconversione ecologica della nostra economia, senza cedere all’accelerazione del tempo, dei processi umani e tecnologici, ma tornando a relazioni vissute e non consumate. D’altro lato, siamo chiamati a essere creativi, come gli artigiani, forgiando percorsi nuovi e originali per il bene comune».

Nel messaggio inviato stamattina al Forum di “European House – Ambrosetti di Cernobbio entra nel vivo della sua enciclica – la Laudato Si – annunciando che per questa conversione ha organizzato dal 19 al 21 novembre prossimo, nella Assisi del giovane Francesco, l’evento “Economy of Francesco”. Una specie di Davos di matrice cattolica.

Francesco prosegue invitando gli operatyori ad «investire sulle nuove generazioni protagoniste dell’economia di domani, formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità, della cultura dell’incontro. L’economia di oggi, i giovani, i poveri, hanno bisogno prima di tutto della vostra umanità, della vostra fraternità rispettosa e umile, e solo dopo del vostro denaro».

Nel filo del discorso non manca un riferimento alla Europa e al ruolo centrale che deve continuare ad avere. «L’Europa è chiamata ad essere protagonista in questo sforzo creativo per uscire dalle strettoie del paradigma tecnocratico, esteso alla politica e all’economia. Questo sforzo creativo è quello della solidarietà, l’unico antidoto contro il virus dell’egoismo, ben più potente del Covid-19. Se allora si prospettava una solidarietà nella produzione, oggi questa solidarietà va estesa al bene più prezioso: la persona umana. Essa va messa al posto che le spetta, cioè al centro dell’educazione, della sanità, delle politiche sociali ed economiche».

 

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