Patto politico per il Cilento,
il candidato arrestato resta in corsa

di Petronilla Carillo e Katiuscia Stio

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«Pasquale Mirarchi è, e resterà, candidato alle amministrative di Albanella. Il motivo per il quale è stato arrestato è un reato comune, presto chiarirà la sua posizione. Abbiamo una grande fiducia nella magistratura e dimostreremo l’estraneità a tutte le ipotesi investigative per le quali è stato sottoposto a perquisizione. È una brava persona, un amministratore e imprenditore onesto». L’avvocato Alfonso Amato, difensore di fiducia del candidato sindaco della lista civica ViviAmo Albanella, non ha dubbi. L’udienza di convalida a tutto ieri pomeriggio non era stata ancora fissata ma sulla eleggibilità di Mirarchi è la legge, al momento, a parlare. Anche dalla prefettura non arriva alcun segnale: in caso di vittoria, però, dovrebbe scattare per lui la legge Severino. 

I legami di amicizia di Pasquale Mirarchi, come quelli d’affari della azienda Dervit di Roccadaspide, con Franco Alfieri sono al momento sotto la lente di ingrandimento degli uomini della Dia (agli ordini del colonnello Giulio Pini) e del sostituto procuratore dell’Antimafia Vincenzo Montemurro. Nel fascicolo che riguarda l’ipotesi di voto di scambio alle amministrative di Agropoli, sono proprio le informative su Alfieri quelle più voluminose. Ci sarebbero intercettazioni e atti che farebbero presupporre l’esistenza di un «patto politico» nel triangolo che collega Agropoli con Albanelle a Capaccio. È proprio qui, ricordiamo, che Alfieri è candidato. Gli inquirenti hanno passato a setaccio anche i nomi dei candidati di tutte le liste che sono collegate al consulente di De Luca e li hanno raffrontati con i rapporti personali che Alfieri, sindaco delle «fritture di pesce», avrebbe intessuto nel corso degli ultimi anni. Un nome su tutti sarebbe ora all’attenzione dell’Antimafia, quello di Stefania Nobile, moglie di Roberto Squecco al quale proprio di recente la Cassazione ha riconosciuto un ruolo «organico all’associazione camorristica guidata da Giovanni Marandino». Squecco, ricordiamo, fu coinvolto nell’ operazione Parmenide che alzò il sipario su un giro di usura ed estorsioni che da Capaccio si estendeva al resto della Piana del Sele con l’obiettivo di mettere le mani sulle attività produttive della zona, costringendo i titolari a cederle in tutto o in parte sotto la pressione del pizzo e dei prestiti a strozzo. Si indaga anche sull’assetto societario della Dervit.
Sabato 25 Maggio 2019, 06:25 - Ultimo aggiornamento: 25-05-2019 08:49
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