«Da sola non ci voglio stare», e l'ospedale di Foggia crea una stanza matrimoniale per i due anziani

Lei 84 anni, lui 91. «Sono il simbolo di un legame supremo e mai avrei permesso a una struttura ospedaliera, di diventare l’unico muro a questo legame» racconta il direttore della struttura di Lastaria

Martedì 19 Ottobre 2021
«Da sola non ci voglio stare», e l'ospedale di Foggia crea una stanza matrimoniale per due anziani

Una storia d'amore che non conosce confini ne barriere. È la commovente storia che vede l'ospedale Lastaria di Lucera, in provincia di Foggia, cornice di quest'opera unica. È nella struttura pugliese infatti che i medici hanno fatto uno strappo alla regola e hanno creato una sorta di stanza matrimoniale per due coniugi, 84 anni la moglie e 91 il marito, che hanno espresso il desiderio di essere ricoverati insieme. La decisione è stata presa da Massimo Zanasi, direttore del polo geriatrico lucerino che ha permesso ai due coniugi foggiani di stare nella stessa camera dopo il ricovero di entrambi, perché tutti e due malati. «È stata una scena molto tenera ed emozionante - racconta Massimo Zanasi, direttore della Struttura complessa di Medicina riabilitativa - è stata proprio la donna a chiedermi di essere ricoverata insieme al marito. Mi ha detto "da sola non ci voglio stare" e non ho potuto che arrendermi. Ecco, è come se mettessimo a disposizione una stanza matrimoniale».

 

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Foggia, un'amore senza confini

L'anziana, ultra ottantenne (84 per la precisione), è sempre stata assistita dal marito di 91 anni. Com potevano dire di no i medici dell'ospedale? I due sono stati sistemati in una stanza sempre interna alla struttura ospedaliera, ma più decentrata, e visto il legame di consanguineità dei due innamoratissimi pazienti non c’è stato alcun problema con le norme di sicurezza sanitaria. Sono una di fronte all’altra così da potersi guardare sempre negli occhi e cercare rifugio uno nell'altro come hanno fatto tutta la vita, e quando lei è stata sistemata nel letto lui le è stato vicino mano nella mano scambiandosi qualche parola di conforto. I due anziani coniugi, entrambi malati, non hanno figli ma solo nipoti - fa sapere l'azienda ospedaliera - e sono stati sistemati in una stanza interna alla struttura ma più decentrata.  «Loro sono il simbolo di un legame supremo e mai avrei permesso a una struttura ospedaliera, dedicata a curare i pazienti, di diventare l’unico muro a questo legame. Mi è sembrato doveroso che questo momento, anche duro, non sia regolato da freddi parametri medici ma scaldato dall’affetto di chi ti ha accolto per tutta la vita, comunque vada a finire». L'ospedale Lastaria ha dimostrato competenza ma anche e soprattutto umanità: l’ospedale non deve essere un automa che guarda solo ai progressi tecnologici e ai risultati, ma le strutture devono essere in grado anche di preservare sempre il cuore e l'umanità di ognuno.«Il nostro dipartimento ha una vocazione geriatrica - conclude Zanasi - ma oltre alla malattia si pensa alla vita, non solo sanitaria, dei pazienti: l'umanizzazione delle cure non può solo essere dichiarata ma perseguita. E noi proviamo a farlo». 

 

Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre, 11:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA