Carcere, blitz M5S a Santa Maria:
solo 5 educatori su 960 detenuti

Carcere, blitz dei Cinque stelle:
solo 5 educatori su 960 detenuti
di Marilù Musto

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Sono entrati dove nessuno entra. A meno che non sia una toga o una divisa. Hanno visitato gli angoli più angusti del carcere che fu costruito con il calcestruzzo della camorra, a un passo dalle aule-bunker dove il clan dei Casalesi ascoltò, in silenzio, la sua fine contenuta in una sentenza. Hanno toccato con mano la realtà di una struttura tanto imponente quanto monca di uno dei servizi essenziali: l’allacciamento alla rete idrica comunale. E hanno anche scoperto che su 960 detenuti ospitati ci sono solo cinque educatori. Gli agenti di polizia, inoltre, sono pochi, troppo pochi per il grado di pericolosità dei reclusi. E il vicino impianto di rifiuti emana odori sgradevoli.

I deputati del Movimento Cinque Stelle, Antonio Del Monaco e Marianna Iorio, ieri, hanno visitato il carcere di Santa Maria Capua Vetere, accolti dalla dirigente Elisabetta Palmieri. Lo hanno fatto dopo la lettera-denuncia di Samuele Ciambriello, il garante dei detenuti, mossi dal grido «fate presto» rivolto al Comune di Santa Maria e al ministero della Giustizia. Le istituzioni, a tre anni dallo stanziamento di due milioni e 190mila euro per i lavori di allacciamento del carcere alla rete, non sono riuscite ancora a sbloccare il procedimento burocratico per la gara d’appalto che porterà alla costruzione della condotta idrica. A 15 giorni di distanza da quell’appello, i deputati a Cinque Stelle hanno deciso di oltrepassare la soglia della struttura per capire, vedere con i proprio occhi la realtà: «Abbiamo incontrato i reclusi e, almeno quest’anno, hanno spiegato di non aver sofferto la carenza dell’acqua come nei periodi precedenti», ha spiegato Del Monaco.

«Ma una novità c’è, perché abbiamo contattato l’ufficio tecnico del comune di Santa Maria Capua Vetere - continua Del Monaco - c’è una data, il 24 settembre, giorno in cui il progetto finale dell’impianto idrico sarà presentato. Da quel momento in poi partirà la gara d’appalto». Da maggio (mese dell’avvio del disegno) a settembre, sono trascorsi quattro mesi: tempi sforati, ma almeno ora c’è la certezza della fine. E gli altri nodi? «Li porteremo all’attenzione della Camera», fanno sapere Del Monaco e Iorio. Una delle emergenze del distretto carcerario di Santa Maria è, di certo, il basso numero di educatori. Questo significa che ci sono poche occasioni di socialità educativa, bassissimi contatti con operatori esterni e, quindi, poche possibilità di rieducazione di coloro che sono carcerati.

Una realtà che fa a pugni con il piano di recupero previsto dalla norma delle persone ristrette e che cozza con altre realtà, come quella del carcere di Paliano, dove le ore di socialità sono numerose e le occasioni di «riemersione» dei detenuti tante. Due anni fa a Paliano venne anche il papa Francesco a far visita ai detenuti. «Ho incontrato un recluso che dice di doversi sottoporre a un’operazione chirurgica al timpano ed è da luglio che attende di essere operato», spiega Del Monaco. Al di là delle storie dei singoli, la casa di reclusione affronta problemi ogni giorno. E accanto ai detenuti ci sono sempre loro, gli agenti di polizia penitenziaria. A volte, capita che un solo agente sia responsabile di due padiglioni. 
Martedì 11 Settembre 2018, 06:50
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