Assisi sede dell'anti-Davos, Papa Francesco il 24 settembre chiude il summit tra economisti, imprenditori e rete civile

Assisi sede dell'anti-Davos, Papa Francesco il 24 settembre chiude il summit tra economisti, imprenditori e rete civile
Assisi sede dell'anti-Davos, Papa Francesco il 24 settembre chiude il summit tra economisti, imprenditori e rete civile
di Franca Giansoldati
Lunedì 5 Settembre 2022, 15:20 - Ultimo agg. 6 Settembre, 15:40
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Città del Vaticano – Il 24 settembre Papa Bergoglio va ad Assisi a chiudere il lavori della Economy of Francesco, un super summit aperto ad economisti, imprenditori, associazioni di tutto il mondo, rafforzato da un network di giovani per studiare una visione capace di sviluppare il liberismo sfrenato e riflettere su come costruire una economia più umana, capace di prevenire le guerre e ridurre le diseguaglianze. In pratica una alternativa al modello finanziario basato sul consumo di risorse privo di tutela per l'umanità e l'ambiente. «Mi raccomando non chiamatela la Davos cattolica, semmai è l'anti Davos, noi ci occupiamo dei poveri e non dei potenti» spiega uno degli organizzatori, l'economista Luigino Bruni che in una intervista al Messaggero entra nel cuore delle domande più urgenti del momento: dall'

L'economy di Francesco riprende dopo la pausa internazionale del covid, in un contesto finalmente pesantessimo, compreso la stagflazione che secondo diversi economisti durerà fino a che saremo dipendenti dal petrolio e da altre fonti minerarie. Parlare anche di questo argomento?

«Certo, se ne parlerà da molte prospettive diverse. Innanzitutto una realtà che si chiama Economia di Francesco, non può non porre i temi dell'ambiente e della transizione ecologica al centro. Poi ci sono le esperienze concrete dei giovani, molti dei quali, per istinto, lavorando al confine tra Economia e Ecologia, e ci sono gli studi dei dottorandi e dei ricercatori. Oggi non è più possibile essere economisti con un'anima e non occuparsi direttamente di ambiente: l'ecologia è il nuovo nome dell'economia». 

L'Economy di Francesco è stata chiamata la Davos cattolica, forse per caratterizzarla dal fatto che trova radici nella dottrina sociale della Chiesa. Che differenze ci sono con la Davos che si tiene in Svizzera visto che anch'essa serve per elaborare un orizzonte comune dal punto di vista economico e finanziario?

«Trovo sia una espressione infelice, per molte ragioni. Davos riguarda i potenti dell’economia, EoF riguarda i giovani, e quindi i non-potenti; Davos non ha alcun riferimento né a San Francesco né al Vangelo, EoF è tutta incentrata su queste due dimensioni; Davos riguarda i ricchi, EoF soprattutto i poveri. E potrei continuare per molto».

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Ad Assisi ci saranno anche economisti e imprenditori e ovviamente si guarderà ad un futuro comune che passa necessariamente dalle impostazioni dei sistemi finanziari mondiali. Cosa proporrete in questo senso, che visione prevale tra gli economisti cattolici?

«Non sono soltanto gli economisti cattolici quelli coinvolti da EoF: ci sono persone di diverse religioni e anche alcuni non credenti, sebbene la maggioranza sia cattolica. Ma i giovani oggi non vanno ingabbiati dentro visioni confessionali, sono liberi, e vanno lasciati tali. Ci saranno riflessioni e messaggi anche ‘macro’, sul sistema economico nel suo insieme, perché sono ormai tre anni che se ne parla in EoF. Vedrete delle belle sorprese. Gli economisti cattolici sono in genere preoccupati dalla poca coscienza della gravità del nostro capitalismo, e quindi continuano a ricordarlo».

Quanto ha pesato il conflitto ucraino sulla situazione economica dell'Europa, dove l'inflazione sembra essere fuori quasi controllo senza l'intervento della Bce?

«Lo sarà anche con l’intervento della BCE, perché l’inflazione è anche da costi (offerta) non solo da domanda (consumatori), e quando l’inflazione dipende dai costi le banche centrali possono poco, questo lo sappiamo da prima di Keynes. Si possono alzare i tassi d'interessi, ma gli interessi sono ulteriori costi di imprese (e famiglie), che alzano a loro modo i prezzi. Il conflitto ucraino è stato gestito in modo pessimo dall’Europa, che non ha saputo, con la Nato, fare nulla di più e di meglio che inviare armi e fare sanzioni che si ritorte contro di noi: un grave fallimento della politica e della civiltà occidentale. Lo capiremo in futuro».

Nell’eurozona lo spettro della stagflazione è ritenuto minaccioso in quanto il recente calo dell’euro (il cui valore quest’estate è sceso al di sotto di quello del dollaro, per la prima volta in vent’anni) implica che l’aumento dei prezzi delle importazioni alimenterà l’inflazione. Ad Assisi si affronterà la questione? 

«È probabile, ma non tanto per l’Euro ma per la grave crisi dei costi dell’energia, che durerà qualche anno, anche perché non possiamo continuare a dipendere così tanto dalle fonti fossili: serve una vera transizione, che non sarà a costo zero né per l'occupazione né per l'inflazione».

Attuare la transizione ecologica è necessario secondo lei, anche se questo comporterà ad una perdita di posti di lavoro in vari settori (una denuncia che è stata fatta a più riprese dalla confindustria)?

«I posti di lavoro si stanno già perdendo, ma non per la transizione ecologica ma per tecnologia e per i cambiamenti delle forme di produzione. Una vera transizione, non cosmetica, il lavoro lo farebbe aumentare, perché molta cura dell'ambiente richiede attività ad alta intensità di lavoro. Il problema - e lo stiamo vedendo col Gas - è che la transizione si annuncia ma non si attua: questa ci ha fatto capire che le parole sull'abbandono delle fonti fossili erano soprattutto chiacchiere. Non è più il tempo per le chiacchiere, la casa brucia da tempo».

Il Papa che messaggio potrebbe veicolare da Assisi?

«Lo scopriremo tutti: lui ama molto la profezia, mi aspetto un testo profetico».

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