Single Day, boom di acquisti in Cina per l'anti-San Valentino: spesi oltre 20 miliardi di dollari

Da festa scherzosa per "cuori solitari", nata negli anni '90 dall'idea di alcuni studenti universitari come risposta a San Valentino, a mega festival del consumismo a moltissimi zeri. Il "single day", che si celebra l'11 novembre - la data fu scelta proprio per la presenza di numerosi "1", sinonimo di solitudine nella cultura e lingua cinese - ha appena battuto ogni record. Nella giornata di oggi (che si sta concludendo in Cina), sono stati spesi oltre 20,6 miliardi di dollari (più di 17 miliardi di euro) in acquisti online, e le previsione allo scoccare della mezzanotte parlano di 24 miliardi di dollari. Il gigante dell'e-commerce Alibaba ha raggiunto la cifra record di 7,3 miliardi di euro incassati in un'ora, mentre il "numero due" del commercio online in Cina, JD.com, ha visto aumentare del 350% rispetto all'anno scorso le vendite di prodotti alimentari, toccando quota 15 miliardi di dollari, sempre nella prima ora di saldi. I numeri di quello che è oggi il più grande evento giornaliero di shopping nel mercato cinese e del mondo parlano di 140mila marchi partecipanti (contro 98mila dell'anno scorso). Dall'apertura delle vendite, alla mezzanotte di venerdì, i 'contatorì hanno cominciato a girare a velocità folle. La cifra totalizzata quest'anno ha superato il record dell'anno scorso, che era stato di 17,8 miliardi di dollari nell'intera giornata, pari al Pil annuale dell'Honduras.

Il "Single Day" come festival dello shopping, in realtà, è stata un'invenzione (o un'appropriazione) di Alibaba, nel 2009, allo scopo di promuovere la sua allora nuova piattaforma B2C «Taobao Mall» (poi rinominata e tuttora nota come «Tmall»), una costola della piattaforma Taobao, già allora di grande successo. Bisognava però convincere i marchi a occupare spazi sulla sua nuova piattaforma, aprendo «negozi ufficiali online», creando così sufficiente massa critica per attirare traffico di utenti e innescare un circolo virtuoso di consumo. Da qui l'idea, sicuramente geniale, di creare una «festa dello shopping online». Da allora i numeri hanno decretato un crescente successo, di anno in anno. Dai 27 marchi con cui collaborò Alibaba nel 2009, con volumi di vendite per 52 milioni di Renminbi (quasi 7 mln di euro), nel 2011 i marchi erano già 2.200 circa, saliti a 27mila nel 2014, per raggiungere i 140mila di quest'anno. I numeri di oggi sono senza pari: basti pensare, come termine di paragone, che durante il Black Friday 2016 e il Cyber Monday 2016, le vendite giornaliere online furono rispettivamente a 3.3 e 3.5 miliardi di dollari, numeri che un qualsiasi «11.11» recente ha totalizzato nel giro di alcune ore.
Sabato 11 Novembre 2017, 17:59 - Ultimo aggiornamento: 12-11-2017 17:14
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