Torre Annunziata, droga nell'altarino della Madonna: niente aggravante mafiosa per la sorella del boss

Svolta al processo a carico di Marianeve Chierchia e altri imputati

Torre Annunziata, droga nell'altarino della Madonna: niente aggravante mafiosa per la sorella del boss
di Dario Sautto
Mercoledì 9 Novembre 2022, 20:05 - Ultimo agg. 21:34
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Torre Annunziata. Cade l'aggravante per la sorella del boss: la piazza di spaccio non era del clan. Svolta al processo a carico di Marianeve Chierchia e gli altri imputati, finiti in manette nel corso del blitz anticamorra dello scorso 30 giugno. La sorella del boss Giuseppe Chierchia detto «fransuà» è accusata di aver diretto, organizzato e promosso un’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti a Torre Annunziata, con altri reati di detenzione di armi illegali e da guerra. Ieri, però, la Corte di Cassazione ha accolto la testi dei difensori della «bossa», gli avvocati Antonio Iorio e Giuseppe Annunziata, ed ha deciso di cancellare l'aggravante mafiosa dai reati contestati.

«Indipendentemente dalla sussistenza della gravità indiziaria in ordine ai singoli reati – hanno sostenuto i difensori della Chierchia – non può in alcun modo ritenersi l’aggravante ad effetto speciale dell’ aver agito per agevolare il clan Gionta: ciò in quanto da nessuna intercettazione e da nessun atto di indagine si poteva ritenere nemmeno in termini indiziari il collegamento tra i singoli delitti contestati e l’organizzazione camorristica operante in Torre Annunziata».

Già il Tribunale del Riesame aveva accolto a luglio la tesi difensiva dell’insussistenza di elementi indiziari in ordine all’esistenza di una associazione finalizzata al traffico di droga, confermando però i singoli delitti di detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantità di stupefacenti e confermando anche l'aggravante mafiosa, ora cancellata dalla Cassazione, nonostante Marianeve Chierchia avvia già precedenti condanne per camorra e sia la sorella di un boss tuttora detenuto al regime del 41-bis.

Quattro mesi fa erano stati arrestati nell'ambito dello stesso blitz furono anche Giorgio Scaramella (uno degli imputati per l'omicidio di Maurizio Cerrato) e sua sorella Rosa (già a giudizio per aver aggredito la figlia Maria Adriana), poiché accusati di aver nascosto droga in un altarino della Madonna della Neve e acquistato un kalashnikov per vendicarsi di un pestaggio.

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