Corradini, 20milioni non ancora spesi: cade a pezzi l'ex industria di San Giovanni

Lunedì 12 Luglio 2021 di Alessandro Bottone
Corradini, 20milioni non ancora spesi: cade a pezzi l'ex industria di San Giovanni

L'ex complesso industriale Corradini di San Giovanni a Teduccio, nella zona orientale di Napoli, resta in completo abbandono. Capannoni e altri edifici sono ridotti a ruderi ancora da bonificare. Esiste un progetto di riqualificazione di venti milioni di euro ancora da spendere. Passeranno anni affinché il bene comunale possa essere recuperato così da restituire ai cittadini un tratto della costa orientale della città.

Si parte dall'amianto dei capannoni dismessi da diversi decenni. Proprio in questi giorni il Comune di Napoli ha individuato 132mila euro per realizzare la bonifica e per altri interventi nel bene storico di Napoli Est: sarà installata una recinzione per separare l’area dei lavori da altri spazi e sarà delimitata la parte dell'ex Corradini sottoposta a sequestro preventivo. Bisogna anche eliminare le sterpaglie così come i detriti prodotti dal crollo di ottobre 2020 negli spazi dell'ex fabbrica pellami De Simone - parte del complesso ex Corradini - per cui si prevede la messa in sicurezza insieme al ripristino della sede stradale.

 

Interventi necessari ma non risolutivi alla riqualificazione degli edifici storici di fronte al mare per i quali esiste un progetto finanziato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ma non ancora avviato: nemmeno un euro risulta speso finora secondo il portale governativo ‘Open Coesione’. I venti milioni di euro del Piano d’azione per la coesione prevedono la rigenerazione di un’area di circa 19mila metri quadrati. Si punta a realizzare un distretto di produzione artistico-culturale con annessi spazi per attività ricettive, tempo libero e servizi. Il progetto preliminare del 2014 prevede il restauro degli immobili di cui sono ancora presenti almeno le murature portanti, la ricostruzione delle aree crollate con analoghe tipologie di intervento strutturale, il consolidamento di parti di muratura di tufo, il recupero e restauro delle capriate in legno e ferro. E ancora: il consolidamento dei solai e delle strutture a volta, la sostituzione degli infissi, eccetera. Impianti idrici, elettrici, riscaldamento, climatizzazione, di sicurezza e opere di sistemazione delle aree esterne.

In particolare, gli spazi delle concerie De Simone dovrebbero ospitare il distretto produttivo-culturale, ovvero le imprese per la produzione di beni o servizi: dagli atelier artistici alle officine di micro-elettronica, dalle botteghe artigianali ai laboratori informatici. Sull’area dei capannoni crollati si crea uno spazio aperto su cui affacciano diverse strutture come la falegnameria e i diversi magazzini: si immagina di ospitare varie iniziative come esposizioni e altri eventi collettivi. Il progetto prevede anche di realizzare una residenza universitaria in un capannone lungo i binari della ferrovia e di realizzare una attrezzatura aperta anche al quartiere: spazio-eventi per convegni, mostre, feste, cerimonie. Un altro capannone dovrebbe essere rigenerato per creare una struttura ricettiva e luoghi d'incontro, come locali per la ristorazione.

Dal 1999 il sito dell'ex Corradini è proprietà del Comune di Napoli. Nel 2003 una parte è stata affidata in concessione alla società ‘Porto Fiorito’ per la realizzazione del porto turistico, mai realizzato. Gli edifici dell'ex Corradini sono in pessime condizioni. L'abbandono ha determinato «un aggravio esponenziale delle condizioni statiche degli immobili con il pericolo che il complesso oltrepassi la soglia di non ritorno dal regime di fatale ruderizzazione», si legge negli atti. Dunque, il “restauro strutturale” appare particolarmente urgente per evitare ulteriori crolli agli edifici che restano esposti alle intemperie e, in particolare, alla pioggia che peggiora l'usura di ciò che resta dell'importante complesso industriale che ha fatto la storia del Mezzogiorno.

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