Deagrado a Napoli, il restyling multimilionario non salva dal degrado piazza Garibaldi

Lunedì 30 Novembre 2020 di Antonio Folle

Non c'è pace per piazza Garibaldi. Questa mattina un extracomunitario, molto probabilmente sotto effetto di alcolici o sostanze stupefacenti, ha divelto parte del corrimano metallico dell'anfiteatro, sfogando poco dopo la sua ira anche contro alcune piantine della vicina area giochi, sradicandole quasi completamente dalla loro sede. L'uomo, dopo pochi minuti di furia selvaggia si è poi allontanato facendo perdere le sue tracce e lasciandosi dietro una scia di distruzione che fa il pari con altre devastazioni messe in atto nelle scorse settimane. Impossibile non ricordare i raid vandalici messi in atto da alcune italianissime baby gang che, armate di sega elettrica, hanno tagliato senza pietà alcuni alberi sotto gli occhi impotenti dei cittadini e della polizia municipale che, nelle ore diurne, sorveglia la zona. 

Piazza Garibaldi è il set a cielo aperto di un film che si potrebbe solo intitolare la grande illusione. Quando, nel dicembre 2019 dopo anni di attesa e di promesse, giunsero a conclusione gli infiniti - e costosissimi - lavori di restyling, molti pensavano all'apertura di una nuova era per una delle piazze più importanti e discusse della città. I numerosi rendering diffusi a quel tempo restituivano una piazza a misura di bambino, dove non mancavano il verde - previsti circa 140 alberi - e gli spazi attrezzati per il gioco. Non doveva mancare la sorveglianza 24 ore su 24 che avrebbe finalmente riportato la sicurezza in una zona dove, specie nelle ore serali e notturne, se ne sente un gran bisogno. Tutto, appunto, una grande illusione.  

La grande agorà, a distanza di oltre un anno dalla sua pomposa inaugurazione, somiglia ad un unico e immenso catino grigio. Il verde fa capolino qui e la, ma si tratta solo di piccole chiazze che non bastano a vincere l'orribile patina di grigiore. Le aree giochi di tanto in tanto vengono scelte come luogo di "riposo" per i senza fissa dimora della zona che sono soliti accamparsi nei paraggi. La sicurezza, inoltre, continua ad essere una chimera.

E in tal senso risuona quasi come una beffa il post scritto su Facebook poche ore fa dal presidente della IV Municipalità Giampiero Perrella. Il numero uno del parlamentino di via Gianturco sottolinea i numerosi passi avanti fatti in questi anni rispetto ad una situazione di estremo degrado, bollando come esagerate le proteste di chi sottolineava il degrado che si respira ancora oggi all'ombra della statua di Garibaldi. 

 

Se non è degrado assoluto, però, poco ci manca. E del resto era illusorio pensare di poter risolvere problemi atavici ed estremamente complessi - che vanno dalla sicurezza al degrado sociale e umano della zona - con una semplice, sia pure costosa, operazione di restyling.

«Quando hanno inaugurato questa piazza - la denuncia di Adelaide Dario del comitato Vasto-Nolana - avevano promesso l'istituzione di un servizio di sorveglianza 24 ore su 24. Ad oggi, se si fa eccezione delle poche pattuglie della polizia municipale che di tanto in tanto fanno il giro, non c'è alcuna sicurezza. I fatti di stamattina, con un uomo che ha dato in escandescenze devastando corrimani e aiuole, purtroppo ci danno tristemente ragione. I residenti e i commercianti della zona si chiedono, a questo punto, se sia il caso di chiuderlo l'anfiteatro, perchè allo stato attuale non è altro che un'area destinato al bivacco degli extracomunitari. Nel giorno dell'inaugurazione - prosegue l'attivista - noi come comitato eravamo sul posto per far sentire il nostro dissenso al sindaco di Napoli, al presidente della IV Municipalità e al ministro De Micheli. Non si poteva pensare di inaugurare una piazza lasciando nell'abbandono le vie a ridosso. Purtroppo - conclude - chi governa questa città, a tutti i livelli, pensa di poter andare avanti negando i problemi, tentando di nasconderli sotto ad un tappeto di bugie, di post che ormai non ingannano più nessuno e dicendo che va tutto bene quando, invece, ci troviamo di fronte ad una morte annunciata». 

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