CORONAVIRUS

Nola, il pronto soccorso è al collasso
Pazienti respinti e turni massacranti

Martedì 27 Ottobre 2020 di Carmen Fusco


Chiusi, sbarrati per 24 ore e più. É non è la prima volta. Il pronto soccorso dell'ospedale di Nola ha ripreso a funzionare dopo lo stop deciso domenica sera. Nessun posto nè barella disponibile nel presidio di emergenza che per fare spazio agli ammalati Covid ha traslocato al piano di sotto. Con 20 pazienti alle prese con il virus e 10 nel reparto di urgenza non è stato più possibile assicurare ulteriore assistenza agli utenti di un territorio che conta oltre 500 mila e più abitanti. Ha fatto scalpore il video girato dalla figlia di un ammalato di Pomigliano d'Arco che, in preda ad una crisi respiratoria, era stato portato a Nola da un'ambulanza del 118. Dopo più di mezz'ora di attesa l'uomo, 77 anni, è stato riportato a casa perché non si è trovato un posto da nessun'altra parte.

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Una disfatta per medici ed operatori sanitari che da quando è scoppiata la pandemia cercano in ogni modo di assistere chi ha bisogno di aiuto e di cure. Superato l'ostacolo e riaperto il presidio resta però il nodo della carenza di spazi e soprattutto di medici e personale sanitario. Turni massacranti e per giunta in condizioni di grande stress restano il vero problema che, a sentire i camici bianchi, nessuno sembra voler affrontare nonostante le richieste ed il coro di proteste. Accanto agli ammalati colpiti dal Covid un solo medico che, bardato con tute e visiere, deve prestare attenzione soprattutto ai tanti pazienti per i quali è necessaria la respirazione assistita: avrebbero bisogno di essere ricoverati nei reparto di terapia sub intensiva ma è come cercare un ago in un pagliaio. Orari e turni a prova di lucidità anche nel settore che accoglie i pazienti ordinari dove restano restano solo 2 medici per turno e 4 infermieri. C'è chi lavora anche 18 ore ininterrottamente, quando a fermarlo non è il Covid. Già due, infatti, i medici contagiati e molti di più gli infermieri. Tutti hanno le facce stanche, provate. Non ce la fanno a sostenere ritmi ininterrotti e soprattutto non hanno idea, come tutti tra l'altro, di quando la pandemia finirà. A novembre andranno via altri due camici bianchi e dei 16 in servizio al pronto soccorso ne rimarranno solo 14. Ancora meno, ancora soli a combattere un'emergenza che sconta, a Nola come altrove, i disagi della disorganizzazione. Ne fa le spese il personale ma si sentono in pericolo soprattutto i pazienti. Con il presidio di Nola in panne per ogni emergenza bisognerà recarsi a Sarno oppure ad Avellino.
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