Meraviglia Napoli: dai fondali del castel dell'Ovo emerge il porto greco

di Marco Perillo

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Un antichissimo porto di epoca greca sui fondali del castel dell'Ovo, attorno a quell'isolotto di Megaride sul quale, secondo il mito, spiaggiò la sirena Partenope. «Il Mattino» ne parlò in anteprima alcuni mesi fa e oggi la scoperta è stata presentata a tutti. Si tratta di quattro tunnel sommersi, di una strada larga tre metri che presenta ancora i solchi scavati dai carri e di una lunga trincea per i soldati che dovevano proteggere l'approdo. Il tutto sott'acqua, proprio come a Baia sommersa.  

La scoperta è stata effettuata sul lato destro del castello - sorto su un luogo che ancor prima ospitò la villa del generale romano Lucullo e poi un monastero basiliano - a sei metri di profondità. Qui gli archeologi sottomarini, finanziati dalla Iulm di Milano, hanno trovato quello che può essere considerato il porto della Napoli di 25 secoli fa. 

 

«È una scoperta che apre un nuovo scenario della ricostruzione della vecchia struttura di Palepolis» ha spiegato Mario Negri, l'archeologo napoletano che ha effettuato la scoperta. A maggio ricominceranno le ricerche sottomarine che aprono anche uno scenario nuovo dal punto di vista turistico. «Si dovrà scavare - ha aggiunto - cercando manufatti, anche se il fondo marino è perturbato perché in una zona antropizzata, speriamo anche di trovare oggetti databili. Ricordiamoci però che siamo ancora nel solco delle ipotesi».

«Possiamo pensare a una valorizzazione 
con un turismo diverso, subacqueo» è la suggestione del soprintendente ai Beni archeologici di Napoli Luciano Garella. «La Campania oggi è felix - ha proseguito il soprintendente - non solo per la terra feconda ma anche per lo straordinario patrimonio culturale a cui si potrà aggiungere un turismo diverso, subacqueo: le persone che vorranno vedere questo sito dovranno organizzarsi per immergersi. Pensare a un'area marina protetta? A ridosso della città è complesso ma ma non è da escludere, bisogna anche convincere i cittadini. Per ora bisogna andare avati in questa ricerca pionieristica». 

Tracce dell’antica Grecia nelle acque di Palepolis, dunque, quella città vecchia che proprio nei dintorni di Megaride, in particolar modo sull'altura di Monte Echia, sorgeva. Un sistema di gallerie, un costone tufaceo per il rimessaggio delle barche e un canale che conduce a un bacino con una strada di collegamento con la collina sovrastante: ecco in cosa si sono imbattuti gli archeologi. 

Una ricerca importantissima per una città, Napoli, che «ha avuto un ruolo straordinario tra i porti nel Mediterraneo», come ha sottolineato Louis Godart, accademico dei Lincei, intervenendo oggi alla presentazione dei risultati delle ricerche sottomarine. Godard ha ricordato come «il Mediterraneo abbia assunto un grande rilievo nella storia e lo ha ancora oggi proprio grazie ai suoi innumerevoli porti e Napoli è tra i più importanti. Le ricerche aprono nuova pagina nella storia millenaria di Napoli».

Godart ha aperto il suo intervento raccontando che alla presentazione delle scoperte archeologiche di oggi avrebbe dovuto partecipare anche Luigi Necco, il giornalista scomparso tre giorni fa, che era anche un grande esperto di archeologia: «Dopo il mio primo incontro con il soprintendente di Napoli Garella e il rettore della Iulm Negri - ricorda lo studioso - parlai di queste ricerche in corso a Luigi Necco. Mi disse che sarebbe venuto sicuramente a questo appuntamento, per questo oggi con rammarico ricordo la figura di Necco che ha creduto in Napoli e nel patrimonio storico del Mediterraneo».

«Abbiamo cominciato la ricerca archeologica nelle acque vicino Castel dell'Ovo autofinanziandoci qualche anno fa, avevamo anche proposto la nostra idea di ricerca agli atenei napoletani ma nessuno ci ha considerato» è il commento dell'archeologo napoletano Filippo Avilia, parlando delle mura e delle strade dell'insediamento a sei metri di profondità nelle acque dell'isolotto che un tempo era una penisola. «Nel 2016 cominciammo la ricerca sottomarina - ha spiegato Avilia - partendo da una comunicazione di tre studiosi cecoslovacchi che si immersero nel 1994 e parlarono della presenza di gallerie sommerse in quell'area. Io stesso già nel 1984 avevo notato alcune strutture sommerse che però approfondiremo nei prossimi studi». Avilia ha ricevuto un anno fa un finanziamento di 10.000 euro dall'università Iulm di Milano e oggi, in occasione della presentazione nella saletta Pompeiana di Palazzo Reale a Napoli, ha mostrato le foto e i video che mostrano un canale e una probabile strada scavate nel banco di tufo, e quattro gallerie scavate in una cresta di tufo. «La scoperta - ha sottolineato l'archeologo sottomarino - apre un nuovo scenario sulla ricostruzione della vecchia struttura portuale di Palepolis. Abbiamo trovato tracce anche di una strada in salita, e un canale lungo 36 metri che è chiaramente una lavorazione antropica, visto il taglio preciso, che potrebbe essere stato un insediamento militare a protezione dell'approdo». Le ricerche sottomarine riprenderanno a maggio con «una verifica lungo tutto isolotto per scoprire resti di altri insediamenti» ha concluso Avilia.

(Ha collaborato Oscar De Simone)
Giovedì 15 Marzo 2018, 16:17 - Ultimo aggiornamento: 15-03-2018 17:22
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2 di 2 commenti presenti
2018-03-19 12:30:55
Mo vuoi vedere che è colpa degli archeologi...che non hanno aguzzato l'ingegno...
2018-03-15 19:03:28
Che c'entra l'IULM di MIlano? A Napoli nessuno disponeva di miseri 10 mila euro per dare inizio a queste interessanti ricerche? Assurdo! E' un affronto per la città. Mi rifiuto di credere che solo Milano abbia risposto alla loro richiesta di finanziamento. Bastava coinvolgere un grande giornalista come Necco, addentro a tutti gli ambienti della città, e i 10 mila euro si sarebbe trovati facendo una sola telefonata.Temo che i bravi archeologi non abbiano aguzzato abbastanza il loro ingegno....

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