Addio De Crescenzo, l'ultimo saluto al professor Bellavista: tutti in fila alla camera ardente al Campidoglio

Venerdì 19 Luglio 2019

L'amico, l'artista, l'intellettuale, il divulgatore. Per tutti un uomo «buono» era soprattutto Luciano De Crescenzo, scomparso ieri a Roma a 90 anni, oggi a Roma celebrato in cima al colle del Campidoglio. La camera ardente nella sala della Protomoteca apre alle 10 - c'è il vicesindaco Luca Bergamo - e accanto al feretro dello scrittore napoletano viene esposto un suo grande ritratto sorridente, accanto a una statua classica. Che è poi, nel ricordo di chi l'ha amato e conosciuto, il riassunto della sua vita: «Aveva la capacità di raccontare quello che accade a tutti noi, nella chiave della filosofia greca. Un grandissimo divulgatore», lo ricorda Roberto D'Agostino.

Accanto ai parenti stretti di De Crescenzo gli amici di sempre, Andy Luotto, Mara Venier, Michele Mirabella, ma soprattutto Renzo Arbore e Marisa Laurito, i più affranti. «Noi - dicono - siamo di cultura meridionale, stare insieme, mangiare insieme...».
 

 

​Oggi, insieme, sono qui per l'amico che non c'è più. A Laurito si rompe la voce: «Ti sono molto grata, non sei mai stato banale. Non ti dimenticherò mai». «Il sorriso era la sua grandissima arte - aggiunge Arbore - riusciva ad arricchire le persone con il sorriso e il divertimento». Forse qualità di un mondo che sta sparendo: « Luciano era un uomo d'amore, amava il prossimo - aggiunge lo showman - Oggi è un momento di odi, ripicche, meschinerie. Forse ha fatto bene ad andarsene per non vedere un'Italia divisa e cattiva». Che, aggiunge Dago, non lo ha saputo apprezzare abbastanza: «La cultura italiana lo snobbava, se sei un umorista appartieni alla serie B. Non riceveva neanche una recensione da parte della scena culturale italiana. Questo lo addolorava». Il giornalista pensa ad Andrea Camilleri: giuste, certo, le pagine dedicate a lui, «ma per Luciano una paginetta e via... lui è stato qualcosa di più importante. Ha portato un libro in casa di persone che non ne avevano neanche uno».

È anche gente comune, infatti, quella che si fa vedere in Campidoglio, e che sul libro delle presenze lo saluta chiamandolo, con affetto, «prufessò», ricorda le battute dei suoi film, dei suoi libri. È un viavai per salutare «Bellavista», l'indimenticabile protagonista del suo primo romanzo poi portato sul grande schermo.
 


​Si sente tanto accento napoletano sotto al portico della Protomoteca, ma anche romanesco. Domani le esequie saranno nella sua città ma De Crescenzo, ricambiato, amava Roma: «Una delle sue passeggiate preferite era ai Fori - afferma la sindaca Virginia Raggi - Era una persona profondamente umana e compenetrata nella realtà romana, e Roma questo lo sa, si ricorda il suo attaccamento. La sua grandezza? Far capire a tutti anche concetti alti e complessi».

Gli amici ne ricordano oggi, però, soprattutto la naturale amabilità: «Era impossibile litigarci» afferma Arbore, mentre Laurito, per trovare un diverbio, deve ricordare quella volta che «non eravamo d'accordo su chi era la cantante migliore, se la Callas o la Tebaldi». «Il rapporto con lui non finirà qui - conclude l'attrice - Lo voglio reincontrare nella prossima vita a Napoli, assieme a Renzo. Vogliamo ritrovarci tutti insieme»

Ultimo aggiornamento: 20 Luglio, 07:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA