Bassolino, feeling con Pisapia: lavoriamo insieme

di Pietro Treccagnoli

Sono due ex-sindaci, hanno guidato (in stagioni diverse) due grandi capitali come Napoli e Milano, entrambi al Referendum costituzionale si sono schierati per il sì, da amministratori hanno puntato sulla cultura come forma di sviluppo del Paese, tutt’e due aspirano a costruire una sinistra moderna nella quale si riconoscano gli incerti, i delusi che faticano a stare con Matteo Renzi, ma sanno che i partiti minoritari hanno poco futuro. Antonio Bassolino e Giuliano Pisapia (che sabato ha presentato al Sannazaro il suo Campo Progressista) si sono visti ieri mattina. Un «lungo e cordiale colloquio» l’ha definito Bassolino in un post pubblicato su Facebook. Una chiacchierata tra il politico e il personale, sulla terrazza dell’Excelsior, insieme alla rispettive mogli: Anna Maria Carloni e Cinzia Sasso. «Un incontro tra ex-sindaci» ha poi aggiunto «tutt’e due convinti che bisogna unire e costruire una rinnovata prospettiva politica del centrosinistra». Un campo progressista, appunto. O, per usare una definizione che l’ex-sindaco di Napoli sottoscrive, «una casa comune per i senza tetto del centrosinistra», per tutti coloro che non hanno più una tessera e che, in particolare a Napoli, si astengono. E sono una maggioranza, come s’è visto nella storia recente del Pd all’ombra del Vesuvio, dalle Comunali dell’11 per cento alla balcanizzazione del partito tra generali che faticano a mettere insieme un esercito.

Un asse Nord-Sud a partire dall’esperienza dell’amministrazione di grandi realtà urbane? Un buon punto di partenza. Di sicuro c’è l’idea condivisa che la supponenza di Renzi per un’autosufficienza elettorale del Pd che potrebbe addirittura ottenere il 40 per cento alle prossime politiche è pura illusione, buona per la propaganda e nulla più. Pisapia dopo il primo appuntamento di sabato tornerà a Napoli. Bassolino potrebbe essere insieme a lui per un dialogo pubblico. «Gli do volentieri una mano a ricomporre il campo del centrosinistra, quello che ancora si può ricomporre» aveva già commentato in tempi non sospetti e questa convinzione si è rafforzata dopo la serena chiacchierata domenicale, nel segno di un lavoro da portare avanti in una prospettiva costruttiva, ottimista, positiva. Da qui però a pensare che Bassolino esca dal Pd, dopo che gran parte dei suoi compagni è trasmigrato in Articolo Uno, ce ne vuole. «Si può andare da qualche altra parte o da nessuna parte» lo hanno sentito spesso ripetere i suoi amici. «Si può fare come Romano Prodi che è rimasto nel centrosinistra senza tessere». Ma è un sentimento ancora allo stato embrionale. Quando si insiste a stanarlo, lui prudentemente, e rispettando la sua natura di Sfinge, svicola con un «vedremo. Non si sbilancia, deve capire quali spazi può aprire la proposta del leader milanese, sperando che non sia una meteora. L’ambizione di rimettere in modo il centrosinistra partendo dai sindaci lo attrae, rinnoverebbe una stagione che gli è rimasta nel cuore. Comunque sia, occorre capire, preliminarmente, con quale legge elettorale si andrà alle urne.

Il lavoro da compiere tra Milano e Napoli potrebbe essere, quindi, proprio la costruzione di una casa comune, una coalizione allargata anche a una società civile tornata alla finestra, che avrebbe più chance di imporsi nel Paese rispetto a un Pd illuso da un’irraggiungibile autosufficienza, almeno nell’attuale stato dell’arte. A Bassolino, Renzi sembra troppo sicuro di sé. Se pensa di puntare al 40 per cento delle Europee e del Referendum è fuori strada. «Quel risultato è irripetibile, sono elezioni molto particolari» ha ripetuto nei suoi ragionamenti tra social e amici. «Il 40 per cento del Referendum non era solo del Pd e, per di più, ha segnato una secca sconfitta». Mentre Bassolino ha ritrovato in Pisapia il comune interesse a lavorare per mettere insieme quanto più centrosinistra possibile, puntando sulla pluralità, com’era nello smarrito codice genetico del Pd.
Lunedì 15 Maggio 2017, 12:53
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