LUIGI DE MAGISTRIS

Elezioni, i bluff di DeMa in 10 anni solo annunci ma mai sceso in campo

Giovedì 14 Gennaio 2021 di Luigi Roano

Quante volte ha detto «mi candido» e poi puntualmente si è tirato indietro? Almeno 4. Stiamo parlando del sindaco Luigi de Magistris - in odore di sbarco in Calabria dove vorrebbe correre per la poltrona di presidente - e delle sue strategie elettorali disseminate di grandi annunci e altrettante clamorose retromarcia nel giro di poche ore. Che talvolta gli sono costate serie rotture politiche e amicali. Prima di approfondire la questione di quelli che sono stati spesso anche autentici bluff, va sottolineato che l'ex pm tre volte si è candidato in prima persona e tre volte ha fatto centro vincendo sempre le elezioni. La prima nel lontano 2009, quando vinse un seggio alle europee con Italia dei Valori, il partito del suo mentore Antonio Di Pietro e della sua compagna di avventura la siciliana Sonia Alfano eroina dell'antimafia anche lei eletta a Bruxelles. Con la quale provò il traghettamento nel nascente M5S. Poi nel 2011, quando lasciò il Parlamento europeo per candidarsi a Napoli contro tutti, sempre sotto la bandiera di Idv, e nel 2016 ancora come sindaco e vincente come nel 2011 al ballottaggio. In mezzo a questi 10 anni però ci sono stati i famosi bluff, le cadute e le mancate 4 sfide che alla fine si sono rivelate solo dei meri annunci.


NO URNE
Ci ha provato il sindaco a sfruttare l'onda lunga della popolarità con la fascia tricolore di Napoli e l'aura legalitari e populista che lo contraddistingue a fare il salto a Roma, in Parlamento. Così, appena 2 anni dopo il suo insediamento a Palazzo San Giacomo, siamo nel 2013 assieme ad Antonino Ingroia fonda «Rivoluzione civile». Candida un paio di assessori, Alberto Lucarelli e Sergio D'Angelo ma lui resta a Napoli, però ci mette la faccia in campagna elettorale. In molti sapevano che la convivenza tra i due ex pubblici ministeri d'assalto, sarebbe stata difficile dato i loro rispettivi caratteri. E infatti i rapporti d'alleanza sono durati il tempo dell'agone politico, da cui la lista è uscita sconfitta, senza raggiungere il quorum né alla Camera né al Senato, anche se conquistando comunque 800mila voti. Volano gli stracci perché de Magistris cinque minuti dopo l'esito del voto con un cinguettio prende le distanze da Ingroia: è la rottura di un'amicizia oltre che di un sodalizio politico. E Ingroia replica con durezza quando de Magistris decreta la morte della lista e attribuisce quasi esclusivamente ad Ingroia e agli esponenti «della vecchia politica», ovvero Di Pietro, Diliberto, Ferrero, lo scarso appeal di quell'offerta». Ingroia dirà secco: «Rivoluzione civile non è morta e non tocca a de Magistris stabilirlo. De Magistris è criticato dai cittadini napoletani e mi rendo conto che voglia proteggersi dall'effetto della sconfitta, anche se ne è corresponsabile». Quelle elezioni le vinse il Pd con Enrico Letta che durò poco come premier poi suonò la campanella Matteo Renzi che diventerà suo nemico giurato politico.

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De Magistris si lecca le ferite, salta le regionali 2015 dove vincerà un altro suo nemico giurato Vincenzo De Luca e prepara il bis al Comune fondando demA, il suo movimento politico. Vince al secondo turno battendo Gianni Lettieri del centrodestra siamo nella primavera del 2016. L'ex pm inizia a guardarsi intorno ora ha lo strumento per competere sulle scene elettorali. Carica a bordo, questa la novità, i Movimenti giovanili e i centri sociali. Mette nel mirino le politiche del 2018 che si riveleranno uno stop mica da ridere per le sue ambizioni. Il movimento demA spinge per la discesa in campo diretta, lui la fa toccare con mano poi quando si tratta di entrare nel vivo si tira indietro. Non riesce a trovare un accordo né con il M5S che alle elezioni toccherà il suo picco massimo e andrà al Governo del Paese né con il Pd: è solo e se ne rende conto e si tira indietro. Gli arancioni non gradiscono. L'ex pm per calmarlo si inventa la discesa in campo alle Europee del 2019. Dopo un lungo lavorio con Diem25 di Varoufakis l'ex ministro greco, e gli spagnoli di Podemos fa saltare il banco. Veniamo all'anno scorso la sfida a De Luca lo intriga, si muove, annuncia ancora una volta in tivvù, in radio e su fb che sfiderà il governatore con il quale i rapporti sono pessimi. Sa che l'impresa è ai limiti dell'impossibile il Covid lo salva e salta la sfida, ma rompe con il suo mondo, cioè con demA.

Ultimo aggiornamento: 09:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA